----- Original Message -----

From: Romina

To: confid@confidenzialmente.com

Sent: Wednesday, September 26, 2007 10:30 PM

 

per caso ho aperto questa pagina. Sono sposata dal 1998 non abbiamo figli abbiamo avuto dei problemi, ho abortito la prima volta a 8 settimane e mezzo, poi sono rimasta subito incinta, ma a quasi 7 mesi la mia bimba è morta in pancia e da allora ho avuto degli sbalzi di ciclo tanto da crearmi una menopausa precoce. Quindi pastiglie su pastiglie e il ciclo ha ripreso il suo giro normale. Ora ho 45 anni e mio marito 42 e poco tempo fa mi ha detto che non mi ama più e che non è innamorato più di me. Mi sento impazzire anche perché io lo amo ancora tanto, lui è tutto per me, siamo ancora qui insieme, ma lo sento tanto tanto distante. Io mi sento come un bimbo che ha perso la strada, prendo gli antidepressivi e mi chiudo in bagno per non farmi vedere a piangere. Ho bisogno di un consiglio, io non lo lascerò mai.

Cara Romina,

breve e molto doloroso il contenuto della tua mail, così come lo è la tua storia. Certamente, dei tuoi problemi di salute e difficoltà di procreare, non hai colpa. Le interruzioni di gravidanza ripetute, oltre a tutto quello che consegue in ordine medico, sono motivo di frustrazione per ogni donna, privata del diritto sacrosanto alla maternità. Se poi subentra, come nel caso tuo, una menopausa precoce (adesso risolta), si ritiene (a torto) penalizzata nella propria femminilità. Ha, quindi, maggiormente bisogno di una persona accanto che le voglia bene e la sostenga, per restituirle la fiducia in se stessa e la convinzione che la vita ha tanto di altro e di bello da offrirle. Questa persona dovrebbe essere tuo marito, altrettanto deluso per la mancata paternità, ma non tanto quanto possa esserlo la tua maternità mancata. Viceversa, tuo marito infierisce e colpisce là dove già ci sono ferite da rimarginare, dimostrando poca comprensione e poco amore. Infatti, brutalmente, dichiara di non amarti più. Molto crudele. Le difficoltà dovrebbero mettere alla prova i sentimenti che, se reali, uniscono la coppia piuttosto che dividerla. Tuo marito dimostra di averti amato poco anche prima, altrimenti non troverebbe il coraggio di agire come sta agendo. Per dargli qualche attenuante, si potrebbe riconoscere che, la mancata realizzazione di certe sue aspettative, abbia minato un sentimento già, di per se stesso, debole, in un uomo che forte non è.

Considerando tutto questo, davvero tu preferisci tenerti accanto quest’uomo che, invece di aiutarti, ti deprime ancora di più? Non pensi che, giorno per giorno, la sua presenza rinnovi la conferma del suo disamore verso di te?

Io mi auguro che lui ti abbia scagliato contro quelle parole per scuoterti dal torpore in cui sei caduta. Ti disperi e piangi, prendi antidepressivi. Non sei la donna che lui ha conosciuto nel passato, quella che forse potrebbe amare ancora se tornasse ad essere così com’era. Può sembrare una pretesa egoistica? A volte l’egoismo, se aiuta a volersi bene, può diventare ragione di salute fisica e mentale.

I matrimoni e il rapporto di coppia non necessariamente finiscono se non vengono figli. La famiglia nasce prima dalla coppia e si consolida, dopo, con i figli, se ci sono. Spesso questi, in caso opposto, non riescono a salvare un matrimonio e rendono più grave una crisi già in atto. Qualcuno afferma che siano causa di allontanamento dei coniugi, perché li distolgono dal rapporto a due, guastano l’intimità, spengono il desiderio. In effetti, i bambini richiedono attenzione, cure e amore continuo e, sia pure legittimamente, hanno la priorità su tutto.

Non si deve dimenticare, inoltre, che, oltre ai figli naturali, ci sono anche quelli adottivi. L’adozione è complicata, in Italia, ma se si accolgono bimbi non piccolissimi (7-8 anni) la pratica diventa più semplice e veloce. Mi dicono che il Tribunale di Firenze sia più coscienzioso e sollecito nella procedura dovuta.

Lo so, sono suggerimenti tardivi che lasciano il tempo che trovano. Vero che state ancora insieme, ma lui è distante. Diversamente non potrebbe essere, visto che così esplicitamente, ha dichiarato di non amarti più. Prendi atto di questa realtà e, invece che chiuderti in bagno a piangere, cerca di reagire e riprendere un vita normale. Piangere non ti aiuta e non lo commuove o impietosisce. Terribile, se ti restasse accanto per pietà. Almeno tenta di recuperare la donna che eri e sei, provaci. Se ti trascuri e ti lasci andare perdi ogni attrattiva. Peggio se ti riveli vittima incompresa. Lui rifiuta i sensi di colpa (che ci sono), si convince di non avere alcuna responsabilità e, dal suo punto di vista, qualche ragione, per quanto crudele, c’è. In ogni caso, lui di fa forte di quell’egoismo che aiuta a difendersi. Gli uomini, in generale (ma anche le donne, intendiamoci!) purtroppo, s’infastidiscono alla vista di sguardi tristi, occhi arrossati e rimproveri palesi o muti. Per tuo marito, è evidente, che sia più facile trovare una scappatoia: le conseguenze fisiche non le ha subite lui e gli è stato più facile distrarsi e guardare altrove, non ha potuto, né può, del tutto rendersi conto, di quanto, più di lui, tu abbia subito e sofferto. O, viceversa, il carico della tua sofferenza, anche per lui, è diventato insostenibile.

Io ti suggerisco, di conquistarti la tua parte minima di sano egoismo, di pensare a te stessa, più che a lui, di aver cura della tua salute fisica e mentale e di ritrovare il rispetto che ti devi: rispettati, se vuoi essere rispettata.

Può darsi che un tuo nuovo risveglio, riesca a ridestare l’interesse di tuo marito. Ma non affidarti a questa lontana possibilità, non devi dipendere da lui, come fosse una fonte vitale e unica. Renditi, se puoi, autonoma, anche economicamente. Del resto, in caso peggiore, sappi che la legge ti protegge. Rivolgiti a persone competenti nel diritto matrimoniale.

Lo so che queste precisazioni ti disturbano. Non vuoi un consiglio, hai già deciso.Non senti ragione, vuoi tenerlo stretto a tutti i costi, sempre che lui te lo permetta. Allora preparati a giorni molti difficili, ma ti prego, non abbandonarti alla disperazione, non farti del male come già ti stai facendo, tu, prima ancora di quanto te ne faccia lui. Se vuoi lottare, devi essere forte.

Scrivimi ancora, se ne senti il bisogno. 

Ti abbraccio, Marzia

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