----- Original Message -----
From: Giordano
To: <confid@confidenzialmente.com>
Sent: Wednesday, July 05, 2006 2:23 PM
Subject: Bilanci e sofferenze

Amare è anche saper rischiare


Cara Marzia,

ho 33 anni, sono ricercatore e insegnante di matematica. Divido la mia vita tra ****, dove lavoro, e una cittadina adriatica, dove sono nato e ho amici. Cerco di venire subito al nocciolo del mio problema, anche se non e' semplice per me selezionare e ordinare gli aspetti della mia vita rilevanti per questo caso, per non parlare del disagio che mi provoca scriverne e parlarne esplicitamente.

Partirò da quello più doloroso e lontano nel tempo: io non ho mai avuto una ragazza. E' vero che nell'arco della mia vita,dall'adolescenza al presente, passando per il periodo universitario, ho provato attrazione e un vero e proprio sentimento di amore per un
numero limitato di ragazze, ma e' anche vero che in alcuni casi non mi sono dichiarato e nei restati ho ricevuto un rifiuto. Va da se che nelle situazioni in cui non mi sono dichiarato l'ho fatto anche per timore di un ulteriore no.

Ho sempre avuto in me la sensazione di essere in qualche modo destinato a quella che io chiamo "esclusione dai giochi", ho sempre intimamente percepito che nel mio destino mancassero le parole amore,affetto, condivisione di vita. Me lo sento dentro e sto male.

In tutti questi anni ho passato molto tempo a riflettere sui perché.
Io non mi piaccio, fisicamente e caratterialmente, mi sento brutto e a volte non interessante, e credo che queste siano le stesse considerazioni che la maggior parte delle donne fa su di me. Non tutte ovviamente. Ho avuto anche segnali nell'altra direzione, ma da ragazze per le quali io non provavo nessun coinvolgimento emotivo e delle quali non ho mai voluto approfittare.

La sensazione e la paura che nulla potrà mai veramente cambiare nella mia vita mi stringono  la gola, come un cappio che mi sta spegnendo. A volte penso che sarebbe meglio se non ci fossi più.

Vengo ora al motivo concreto per cui Le sto scrivendo. Negli ultimi due anni ho avuto modo di conoscere e frequentare una bella e dolce ragazza di 19 anni. Le impartisco ripetizioni. Avrà già capito che me ne sono innamorato, ma mi faccia spiegare. In tutto questo tempo ho avuto modo di verificare come lei sia decisamente più matura dell'eta'che ha e Le assicuro che sono capace di distinguere chi e'caratterialmente adulto da chi finge di esserlo.

Nel tempo tra questa ragazza e me si e' creata una complicità e un rapporto decisamente affettuoso, che ha avuto ed ha alti e bassi. In alcuni momenti ho percepito nettamente un notevole affetto e attrazione da parte sua.  Io mi sento molto legato a lei, ma sono devastato da incertezze, dubbi e paure, vecchie e nuove. Da una parte sento la necessita' forte di metterla a conoscenza di questi miei
sentimenti perché ho *bisogno* di parlargliene, ma dall'altra ho paura. Paura di un rifiuto? Si, perché non farebbe altro che confermare il mio destino di esclusione. Lei inoltre ha un ragazzo di cui non parla e con cui si vede e si sente pochissimo (secondo i miei standard). In due anni vi ha fatto cenno solo una volta confidando che si sentiva un po' oppressa e non compresa.

Proprio ieri pomeriggio ci siamo incontrati per preparare il suo esame. Mi ero deciso a dirle che avevo un problema, e che il problema era che lei mi piaceva, che temevo che l' affetto che provavo nei sui confronti non fosse amicale e fraterno, ma vero e proprio amore. Ma non ce l'ho fatta. I buoni propositi svaniscono di fronte ai sui occhi
verdi. Non ho avuto il coraggio e questa mancanza di coraggio mi ha fatto ancora più male. Ero nervoso e lei mi ha chiesto cosa avessi,avrei potuto approfittare di questa domanda, ma non l'ho fatto. Sono stato brusco e le ho detto che era tutto a posto e che non ero nervoso.

Ora non so cosa fare. Razionalmente mi dico che non ha senso che io le parli, anche perché dentro di me sento che non ho richieste da avanzare. Non posso e ne voglio chiederle di approfondire la nostra conoscenza, ne tanto meno di iniziare una relazione. Ho timore della differenza di eta' (e se fosse lei a mostrarsi sorpresa e perplessa del mio gesto proprio in relazione alla differenza di eta' mi farebbe
ancora più male). Io pero' sono sicuro di una cosa, come non sono mai stato in nessuna altra occasione: io la amo.

Si può amare una persona ed avere paura del suo no, ma anche del suo (forse improbabile) si? Oppure, c'è qualcosa che non va in me? Sono una persona pavida e immatura, che merita la sorte che ha?

Mi sento in una situazione di stallo. Uno stallo emotivo che sta letteralmente sbriciolando la mia vita, ad una eta' in cui invece bisognerebbe darsi da fare per costruirsela concretamente, in tutti i sensi.
Ogni volta penso che Pavese avesse ragione nell'affermare che l'amore,
ogni amore ci rivela nella nostra nudità, infermità, nulla.

Non so davvero cosa fare e non voglio arrendermi all'idea di rinunciare ad amare ed essere amato, perché se cosi' fosse non avrei esitazione a rinunciare alla mia vita.

Saluti affettuosi.

 

Caro Giordano,

sfatiamo subito  che la differenza di età sia tale da costituire un ostacolo, tantomeno grave. Trentatre anni, un uomo giovane, con l'inesperienza forse maggiore di quella dell'allieva diciannovenne che tu dici matura. A diciannove anni si può essere donna in senso completo. La differenza di età è solo un dato anagrafico, biologicamente sempre molto relativo e soggettivo. Poi sono quattordici anni di differenza, nemmeno si può banalmente dire che potrebbe essere tua figlia, come in certe relazioni accade.
Non è la vera difficoltà. Viceversa lo è la paura del rifiuto e, di conseguenza, anche della sua caduta di stima verso di te e, di seguito, del suo allontanamento: quindi la paura di perderla.
Soltanto che la perderai ugualmente, tacendo. Oltretutto resteresti col dubbio (come ti sarà accaduto in passato con altre) che forse, parlando, avresti, in qualche caso, potuto scoprire di poter essere ricambiato.
Non ti piaci esteticamente, però tu stesso ti sei accorto di aver suscitato a volte interesse, in donne che non ti hanno attratto fisicamente. Come vedi, anche tu fai un certo tipo di selezione. Deduco quindi che tu ritenga determinante l'aspetto fisico e tenga in minor conto altri fattori molto importanti  come l'intelligenza, la sensibilità e... la capacità di amare... che a te non mancano di certo. Ti consideri brutto e poco interessante, anche caratterialmente. A volte accade che proprio i difetti o certi atteggiamenti, la scontrosità, la timidezza o simile, inteneriscano, incuriosiscano e attraggano.

E non dimenticare che anche i cosiddetti belli possono venire respinti, o lasciati dopo mesi, o anni di relazione e soffrono esattamente come gli altri. Uomini e donne, s'intende.
Amare è donarsi, è volere la felicità dell'altro prima che la propria e, nello stesso tempo, è comunione d'intenti, comprensione e scambio. E' un dono raro che non tutti hanno. Questo dovresti chiederti della tua bell'allieva dagli occhi verdi: hai percepito in lei la capacità di amare e vedere oltre la superficie? Sarebbe davvero indice di maturità da parte sua, se fosse capace di tanto.

Che preferisca non parlare del fidanzato, può avere una qualche recondita ragione?  Teme forse di metterti in difficoltà, perché un po' ha capito il tuo interesse per lei? Esiste davvero questo fidanzato? E come mai si sente oppressa se oltretutto si vedono poco? Ha voluto lanciarti un’indicazione che non hai colto?
A te stesso dovresti chiedere, invece, quanto sia più doloroso il silenzio col dubbio/rimpianto che si porta dietro, di quanto potrebbe esserlo un rifiuto, dopo aver parlato, manifestando i tuoi sentimenti.
Tu sei sicuro di amarla. Da dove viene questa tua certezza? Dal desiderio che ti ha risvegliato? Dalla sua giovane età che ti mette meno in soggezione rispetto a donne tue coetanee? O dal bisogno di amore che pensi di riconoscere per esserle stato vicino, nelle ore di lezione privata (più vicino che ad ogni altra), nutrendoti dei tuoi pensieri mai manifestati? O senti affine, alla sua, la tua inesperienza?
Da come racconti, sembra che ci sia fra voi abbastanza confidenza, tanta da farle notare il tuo nervosismo e chiedertene la ragione.

Sì, avresti dovuto dirle quello che hai dentro. Hai forse perso un'occasione. Forse si ripresenterà o forse no. Se dovesse ripersi l'opportunità, non fartela sfuggire. Se riceverai un rifiuto, ne soffrirai, ma non  più di quanto tu stia soffrendo ora. Probabilmente sarà una sorta di doccia fredda che placherà gli ardori, ma ci fosse solo una probabilità su mille di un consenso, vale la pena di tentare.
Immagino che, in ogni caso, una diciannovenne si sentirebbe lusingata per aver fatto innamorare un uomo di trentatre anni, convinta possa aiutarla a crescere e ad affrancarsi dall’autorità dei genitori. Già questo potrebbe spingerla ad assecondarti. Non avere paura di un suo sì, improbabile che sia e nemmeno delle ragioni che lo suggeriscono. Non crearti difficoltà là dove non ci sono. Segui il cuore ma anche l’stinto, a volte ottimo alleato.

Credo che, comunque vada questa tua storia, tu debba soprattutto affrontare te stesso e osservarti con la giusta lente dell'ottimismo. Non ti piaci. Come vorresti essere per piacerti? Alto 1,90, biondo, occhi azzurri? Scusa, se cerco di sdrammatizzare. La bellezza maschile (anche quella femminile) è fatta di personalità che diventa fascino, non di giorni passati in palestra ( o beauty farm) per ore di esercizi fisici e massaggi.
Per farti un esempio, io trovo molto affascinante Luca Zingaretti, l'attore che ha interpretato Perlasca e, più banalmente, Il commissario Montalbano: basso, tarchiato, senza capelli e con le gambe storte.

Anche quando ero giovanissima, molti anni fa, mai stata attratta dai cosiddetti belli, pur essendo, come dicevano, bella. Oltretutto detestavo di essere considerata tale, come se fosse stato un difetto, più che un pregio.

 Per tornare all'attualità, conosco diversi uomini, secondo i canoni vigenti per niente belli, che hanno belle mogli e matrimoni sereni. E so di uomini bellissimi con matrimoni falliti alle spalle.
Non esiste una regola, mio caro amico. Se non quella di avere fiducia in se stessi, di stimarsi e apprezzarsi, se si vuole che lo facciano gli altri.
E non citarmi Pavese, autore che ha condizionato generazioni di giovani che in lui hanno creduto di riconoscere i propri malesseri. Ebbe anche un’influenza nefasta. Vedi il giornalista e suo amico Lajolo che scrisse di lui e l’attore Vannucchi che lo interpretò in teatro. Seguirono il suo esempio, suicidandosi.

Pavese era un uomo fragile psicologicamente, non consapevole del proprio talento, oppure timoroso di averlo perduto, probabilmente non così intelligente, visto che ritenne il suicidio unico rimedio ai suoi disagi esistenziali,facendo un grave torto a chi gli voleva bene e lo stimava. Molte volte il suicidio è un atto di egoismo, oltre che di follia.
Se me lo hai citato, per qualche vaga affinità, non farti influenzare, usa la tua capacità di amare e rivolgila a te stesso. A volte gli scrittori disperdono parole per il solo gusto di farsi (e fare) del male, o per trovare attenuanti alla loro inadeguatezza di vivere. L'amore ci rivela nulla, quando lo pretendiamo ma non sappiamo chiederlo né darlo.


Ti abbraccio, Marzia

Marzia risponde