----- Original Message -----
From: Cosimo
To: <confid@confidenzialmente.com>
Sent: Friday, October 13, 2006
7:48 PM
Subject: aiuto
L’antidoto migliore
Cara Marzia, del tutto
casualmente sono andato sul tuo sito e, francamente,
non poteva andare meglio. Ti racconto la mia storia.
Ho 32 anni e dopo 7 anni di fidanzamento mi sono lasciato con la mia ragazza che
per me nutriva una venerazione. Mi adorava ed io non avevo nulla per dubitare né
di lei né del suo amore. Una ragazza dedita a me ed al lavoro il cui unico
pensiero era fare una famiglia con me. Ero il suo re! Certo, la passione si era
un poco spenta, sentivo che non c’era più sentimento, almeno da parte mia
e,per farla breve, meditavo di lasciarla da un po’ ma non ne avevo il
coraggio.
Questo mi è stato dato dall’incontro con Lei, una bellissima ragazza, 28
anni, ex ballerina, ora psicologa, che mi ha letteralmente stregato (in tutti i
sensi). Una donna splendida molto matura ed intelligente (dimostra molti più
anni di quelli che ha). Ti premetto che lei usciva da una convivenza di 5 anni
con l’uomo con cui si sarebbe dovuta sposare.
Peccato che in 5 anni lo abbia tradito tante di quelle volte
che non ci si crede. E ti parlo di vere e proprie storie parallele durate anni,
non di passeggeri momenti di debolezza. Ma si può amare anche tradendo diceva
lei. E di uomini (anche maturi, ultracinquantenni) ne ha avuti a iosa (è molto
carina ed affascinante). Te lo assicuro. E non mancava occasione per
ricordarmelo.
Ci siamo messi insieme a fine febbraio e dopo un mese io mi sono praticamente
trasferito a casa sua in una sorta di semiconvivenza.
Per qualche mese io sono stato il grande amore della sua vita (o almeno così
diceva). Lei per me è stato tutto: la mia vita, la mia mente, i miei occhi, la
mia anima. Mi sono votato completamente a lei. Lei mi ha aperto un mondo, mi ha
fatto vedere cose che non avevo mai visto, mi ha fatto provare emozioni
incredibili. Ha rivoluzionato i miei schemi, i miei riferimenti. Ha tirato fuori
parti di me che nemmeno sapevo di avere. Marzia, avevo trovato LA DONNA.
Certo, ogni tanto c’era qualche problema, dovuto alle differenti abitudini,
stili di vita (io abito con mia madre, lei vive da sola da 11 anni).
Questo ci ha portato più volte a discutere ed ecco allora i riferimenti ai suoi
ex (che non sai quanto mi facevano star male, specie quando il discorso cadeva
sul sesso) ed alla mia ex (tu dovevi stare con lei, lei era la donna per te). E
dire che non ho rimpianti per averla lasciata. Semmai ne ho per non averlo fatto
prima.
E poi: “tu non sai cosa voglia dire la coppia; tu non sai cos’è l’amore;
tu non 6 innamorato ma solo infatuato; tu non ce la fai a stare appresso ad una
come me, a te ci vuole una tranquilla donna di casa passiva come la tua ex; tu
non puoi essere il mio sostegno se tu hai bisogno del mio”.
E poi: “tu sei un ragazzino, un immaturo, un pupo di zucchero a cui tutto è
dovuto”. Uno stillicidio continuo. Ogni mio gesto, mia parola, mio pensiero
veniva tagliuzzato, psicanalizzato puntigliosamente e rimandato a me,
naturalmente con una critica negativa.
Ed io zitto, lì, a subire, a dire che non era così. Marzia?. ero un ameba ai
suoi piedi con continue allucinanti crisi di paura e pianto e costretto alle
cure di antidepressivi e, alla fine, di uno psicologo (cose che lei non sa).
Per oltre un mese non mi ha dato nemmeno un bacio, una carezza od una parola di
affetto e non sai quanto ne avessi bisogno.
Una volta poi siamo andati al mare per due giorni, il primo giorno mi dice che
forse è il caso di lasciar perdere, che non siamo fatti per stare insieme ed il
pomeriggio,andiamo a letto insieme.
Non capivo più niente, mi sentivo annullato. Ma che gioco era?
Poi la fine. A fine luglio lei ha un periodo di depressione ed invece di me,
come conforto, cerca le sue amiche. “Io da te non sento partecipazione ai miei
dolori, nulla!!” Io mi incavolo. Non è così. Sto male per lei, la amo e lei
non lo capisce. Sparisco per un giorno, cellulare spento ed arriva l’accusa:
“eccolo lì, il solito ragazzino che batte i piedi, non capisce il momento e
vuole essere sempre al centro dell’attenzione”. Lei parte da sola e va dai
genitori al suo paese d’origine. (è calabrese trapiantata a Roma).
Io, agosto a Roma,da solo. Ma ci sentiamo tutti i giorni, più volte al giorno.
Quando torna la chiamo per vederci ma lei mi dice che non vuole, che sta male,
che io mi sono dimostrato diverso da come mi credeva che fossi e sparisce.
Io ho una sorta di collasso.
Nell’arco di un mese e mezzo mi chiama 3 - 4 volte (chiama sempre lei)
per sapere come sto. Io non la cerco (la psicologa che mi segue mi ha diffidato
dal farlo). Ma sembrano più sedute di psicanalisi telefoniche. Qualche sera fa,
ad una cena con amici, la incontro per caso, è venuta sola, parliamo, sembra
felice e le chiedo se le serva un passaggio ma lei...va via con uno con il quale
era già d’accordo (con il quale comunque so per certo che non c’è nulla).
In un attimo mi è crollato il mondo e tutto il lavoro psicologico fatto sin
lì. Speravo che quelle telefonate fossero un modo per riallacciare un tipo di
rapporto. Chissà quale poi. E speravo che cogliesse l’occasione per stare un
pochino da sola con me e parlare a quattr’occhi. Niente. Non ci sono riuscito.
E dire che ci siamo praticamente lasciati per telefono e non ci vedevamo da
oltre due mesi e mezzo. Che squallore!
Tornando a casa ho avuto una crisi di pianto come nei momenti peggiori. Per
un attimo ho pensato anche di farla finita.
E dire che nel mio lavoro (sono laureato ed ho una discreta posizione) e tra i
miei amici sono (o meglio ero) conosciuto come una specie di uomo tutto d’un
pezzo a cui tutto scivolava addosso.
Sto male Marzia, ma seriamente. So che non è normale la mia reazione. Ma
non so che farci.
Lei mi cerca e non so il motivo per cui lo faccia e poi mi dà certe pugnalate.
Ho un tappo dentro di me che mi impedisce di esprimere ciò che provo quando la
sento. Ma se il tappo salta non so cosa ne vien fuori.
La amo come un pazzo ed allo stesso tempo la odio all’inverosimile. Non so
più che fare.
Lei è un pericolo per gli uomini. Dice che forse il suo destino è stare da
sola perché lei agli uomini con cui sta lascia sempre qualcosa ma non ha mai
trovato nessuno che riesca a dare qualcosa a lei.
A me ha aperto un mondo, mi ha regalato consapevolezza di tante cose nuove.
Io a lei non ho regalato nulla. “Uno come te non può dare nulla ad una come
me”. Queste sono le sue parole. Lei, soprattutto, è un pericolo per me, per
la mia mente.
Lei è il mio cancro alla testa. Aiutami ad estirparlo prima che mi uccida.

Caro Cosimo,
mi dispiace leggere in
ritardo lettere come la tua, infatti sarebbe stata giusta una risposta più
sollecita.
Sono qui adesso e spero
di poter trovare parole giuste per aiutarti a leggere i fatti con più
obiettività.
Lei è una psicologa,
ma se davvero lo è, ha usato maldestramente la sua conoscenza solo per farti
del male. Non c’è dubbio che te ne
abbia fatto.
Sinceramente
mi chiedo come una persona di scarsa sensibilità sappia applicare
terapie psicoanalitiche e aiutare pazienti, a meno che, fra essi non cerchi, e
trovi, occasione di altro tipo di terapia.
A proposito di
specializzazione, se non ricordo male (ma forse la legge è cambiata, almeno
spero) la psicoanalisi può essere praticata anche senza una laurea nel settore
specifico (psicologia, o medicina
con indirizzo psichiatrico). Basta, per esempio, un laurea in lettere con alcuni
esami supplementari facoltativi e, se si è stati 5 anni in analisi
(certificandoli), è concesso esercitare la professione di psicologo. Conosco
personalmente un paio di casi. Ripeto, non so
bene se tale legge ancora sussista: consente che si possa venire curati
da chi, di per se stesso, ha avuto bisogno di cure per propri disordini
psicologici. Le terapie psicoanalitiche ricevute (rapportate al singolo)
gli danno facoltà di…curare altri.
Non è detto sia il
caso della donna che ti ha fa perdere il sonno e la salute, ma, anche se avesse
tutte le credenziali possibili, tu mi hai descritto un comportamento che non
coincide con un atteggiamento di riguardo all’altro. Si può smettere di
amare, le storie nascono e si chiudono, ma c’è modo e modo di chiuderle,
cercando di non ferire troppo la sensibilità di chi ne soffre.
Nemmeno, però, capisco
come tu riesca a parlarne con ammirazione e come ti sia innamorato di lei,
conoscendo i suoi precedenti. Tradiva abitualmente l’uomo che avrebbe dovuto
sposare, portando avanti più relazioni parallele con partner anche molto più
anziani di lei, forte della teoria che si può amare anche tradendo. Però
poi…il fidanzato lo ha lasciato, o è stata lasciata.
Mi fa sorridere che tu
la ritenga una donna matura perché
dimostra più dei suoi anni… Sono anni che dichiara lei o hai verificato un
suo documento? In ogni caso la maturità non va certo di pari passo con
l’aspetto fisico e spesso nemmeno con l’età.
Lungi da me criticare
scelte di vita altrui, ma la spregiudicatezza e l’assenza di moralità può
non essere criticabile finché non fa del male gratuito, con una crudeltà che
rasenta il sadismo.
Mi sorprende che tu
elenchi, a ragione, le qualità della tua ex, che hai lasciato per l’altra e,
nello stesso tempo, apprezzi, come fosse un pregio, il comportamento di una
donna che ha più storie in contemporanea e probabilmente basate sul sesso e
niente di più.
Nel breve periodo
passato insieme, prima che lei si stancasse di te, quale altra storia parallela
portava avanti? Visto che sapeva amare anche tradendo…
Lei probabilmente non
ti vuole più proprio perché la infastidisce il tuo innamoramento, quello per
cui ti ritiene un bambino che non dà affidamento.
Mi sembra una specie di
vedova nera che divora il maschio, dopo l’atto sessuale. E’ probabile che,
prima o poi, possa perdere la testa per un uomo che le sia affine, che la usi
solo come oggetto sessuale, dividendola con altre.
E’ evidente che mi baso su quanto descrivi e conosco solo la tua
versione. Forse tu scambi per amore una violenta attrazione sessuale di quelle
che intossicano e creano dipendenza così come potrebbe una droga, o l’eccesso
di alcol. Tu lo identifichi come un cancro che
uccide. Se fosse amore, non lo paragoneresti ad un cancro, perché quel
sentimento, anche quando fa soffrire, è un sentimento positivo e puro.
Di certo, “covare”
la malattia, col gusto pernicioso di alimentarla, non aiuta a guarire. E’ come
sapere che bevendo la cicuta si muore avvelenati e tuttavia sorbirne un sorso
tutti i giorni come se fosse ambrosia.
La cura migliore è
l’intelligenza, quella che ci fa capire che nessuno può permettersi di
ridurci in uno stato di dipendenza totale: quindi, intelligenza, forza di volontà
e rispetto di sé sono l’antidoto migliore.
Fatti forza e
allontanati da quella donna, evita ogni possibilità d’incontro, estirpa il
cancro, usa il bisturi della ragione.
Spero di ricevere un
giorno tue notizie più serene..
Ti abbraccio,
Marzia
Marzia
risponde