----- Original Message -----

From: Maura

To: confid@confidenzialmente.com

Sent: Monday, October 02, 2006 5:44 PM

Subject: un consiglio

Chiediti se...


Gentile Marzia,
in occasione della redazione della mia tesi di laurea in storia (una laurea presa per amore della materia), due anni fa ho conosciuto uno studioso di storia locale che mi ha aiutato nelle ricerche, mi ha offerto pubblicazioni, mi ha dato consigli, come tanti altri sulla strada dello studio. Ma con lui è stata attrazione e comprensione reciproca. Mi ha chiesto di ascoltarlo. L'ho conosciuto e, poco alla volta, amato. Mi dice che: odia sua madre, i suoi genitori hanno abbandonato emotivamente lui e suo fratello troppo presto, è separato da tre anni (anche il fratello che però si è ricostruito una storia), si sente un bambino (ha 46 anni, io 38), non riesce a parlare di sé, ricorda particolari "traumatici" della sua vita scolastica con precisione, da piccolo era aggressivo con gli altri bambini, non sente il desiderio di paternità. Mi ha esortato a non avere fretta, poi ha cercato di allontanarsi. Dice di non avere bisogno di una crocerossina. Cosa che non desidero fare. Dice che mi fa solo del male. In realtà, attraverso lui ho scoperto molto di me. Mi ha aiutata a crescere.
Lo vedo star male. Porta la barba incolta come simbolo del suo disagio. Ho provato a farlo parlare. Difficile. Dice che non parlerà di sé più con nessuno. Ho provato a dirgli di farsi aiutare. Niente. Dice che si sente sospeso. A volte eccede con l'alcool. Mangia dolciumi e si sente in sovrappeso. Si chiude. Dice di avere il cuore essiccato. Di non avere niente da offrire. Di vivere in un altro mondo. Nelle vacanze, passa periodi in casa isolato. Scrive libri ossessivamente, dice che lo anestetizzano. Come posso fare per essere una presenza utile e non un'ulteriore fonte di disagio per lui? Ho provato ad allontanarmi per lasciarlo libero, ma niente è migliorato. Anzi. Non voglio forzarlo ma vorrei vederlo iniziare a vivere. In questi casi, volere bene significa lasciare andare o stare accanto, per quel tanto o quel poco che è concesso?
Grazie e cordiali saluti.

 

Cara Maura,

prima ti faccio notare una tua contraddizione: dici, alle prime righe, che lui ti ha chiesto di ascoltarlo, infatti si confida e, in seguito, che non riesce a parlare di sé. In realtà, ti ha raccontato molto, fino al punto che puoi dire di conoscere gran parte del suo passato. E’ riuscito perfino a risalire, nel confidarsi, alla propria infanzia.

Tema molto difficile da trattare. 

C’è un uomo in depressione che sembra essersi accentuata al momento delle confidenze. Invece che essersi liberato, parlandone, dei traumi infantili, sembra averli esasperati, ricordando. O, forse, non ha trovato quell’intesa, o risposta che avrebbe voluto.

E inoltre infierisce su se stesso, in una sorta di autodistruzione, come se, paradossalmente, provasse anche dei sensi di colpa. Per non aver saputo proteggersi abbastanza, o difendersi, o rivalersi su chi gli ha negato quell’amore che gli sarebbe spettato di diritto. Ha, in qualche modo, perso la stima di sé.  E adesso si pente forse di essersi confidato, quindi mostrato debole: di conseguenza la tua presenza lo mette a disagio, in qualche modo lo umilia.

La mancanza di amore (o presunta tale) da parte dei genitori procura sofferenza indicibile nei bambini. Si pensa che siano piccoli per capire, che non sappiano cogliere il senso dei discorsi adulti e della realtà intorno a loro. E’ l’errore più grave. Capiscono, eccome, e registrano, anzi incidono a fuoco, nella profondità dell'anima. Recepiscono e fanno propri i malesseri degli adulti, fin dal grembo materno.

Nell'età adulta, l'affermazione e i successi a livello professionale  dovrebbero aiutare  e gratificare, sollecitando  l’autostima e la consapevolezza di sé, tanto da non dover dipendere dagli altri, soprattutto affettivamente, nel timore di venirne delusi. Ma, nel caso in questione, sembra che l'autostima sia caduta a picco o che ci sia stata una regressione. 

E infatti, fai notare come, lui si getti a capofitto nel lavoro, scrivendo libri ossessivamente, perché in essi si annulla, dimentica se stesso o si stordisce. Come volesse fuggire da se stesso.

Tuttavia sembra essere entrato maggiormente in crisi al momento di assumersi qualche responsabilità nei tuoi confronti. Forse perché troppo sollecitato da te, dalle tue aspettative che lo spaventano. Già ha alle spalle un matrimonio fallito (è di questo che si sente in colpa?), di certo non intende ripetere l’errore. Non vuole figli perché sa quanto un bambino possa sentirsi infelice. Teme di essere un genitore inadeguato e far soffrire un eventuale figlio.

Le mie sono solo ipotesi, nate da un'esperienza diretta e indiretta, quindi dai ad esse il valore personale che possono avere.

Mi chiedi che fare.

Intanto, domandati se lui ti vuole veramente. Chiarito questo, resta il fatto che l’essersi mostrato fragile e insicuro lo ha messo in difficoltà nei tuoi confronti, infatti si pente di essersi confidato. Forse avrebbe bisogno di una presenza sorridente e solare accanto, in sintesi, una presenza positiva, che non lo compatisca, che non stia sempre a ricordargli, magari involontariamente, le sue carenze.

E’ logico che un buon analista potrebbe aiutarlo, ma se lui è andato in crisi per essersi confidato con te… non è un suggerimento facile quella di consultare un estraneo, sia pure professionalmente preparato. E, di conseguenza, per lui, accettare ancora una volta di confidarsi e fidarsi, mostrandosi debole e vulnerabile, ancora una volta, dipendente.

Ti domandi se restargli accanto o lasciarlo perdere? Chiediti prima quanto tu lo ami, se lo ami. e quanto ti sentiresti di vivere accanto ad un uomo con tante problematiche che graverebbero pesantemente su di te. Chiediti anche come era lui nei primi tempi della vostra conoscenza, quando ti aiutava nei tuoi studi e ricerche, e quanto sia cambiato da allora.

Forse l’impegno nei tuoi confronti lo gratificava. Forse, non conoscendo tu i suoi precedenti, gli davi un’immagine di te diversa, più fresca e più stimolante. Si sentiva stimato e molto considerato, interessante ed attraente, tanto da farti innamorare. 

Ma poi ti ha rivelato le sue fragilità... Adesso ti precisa che  non vuole una crocerossina accanto: ad una donna chiede di sentirsi vivo e importante e anche utile. Ora tu non hai più il fascino del nuovo che lo risveglia, ma sei depositaria della sua antica debolezza, quella del bambino infelice che permane in lui. E ogni tuo gesto d’amore (sentimento di cui è famelico), viene scambiato per compassione.

A seconda della risposta che ti sarai data, allora deciderai.

Non posso che augurarti una scelta saggia e molto meditata. 

Ti abbraccio, Marzia


Marzia risponde