----- Original Message -----
From:
DomitillaTo:
confid@confidenzialmente.comSent: Friday, February 15, 2008 5:36 AM
Subject: Non capisco
Confusione
Cara Marzia,
sono una ragazza di quasi 22 anni, quindi capirai che il mio "dilemma amoroso" non avrà la gravità e l'importanza di quelli che ho avuto modo di leggere nelle altre mail. Al di là di come mi sento ora a livello emotivo, sono cosciente che comunque vada la mia storia attuale, col tempo io starò bene, ma dato che il problema é proprio che per adesso non sta andando da nessuna parte ti scrivo per un parere.
Quando vivo una storia importante o mi perdo dietro a ragazzi "impossibili", i classici fascinosi che fanno soffrire, o mi innamoro di dolci e teneri uomini coi quali però sono pervasa da continui dubbi, come se la storia mi stesse stretta e scalciassi per liberarmi di tanto in tanto. Una delle storie-con-impossibile mi ha forse segnata più delle altre e mi viene il dubbio che abbia un po' condizionato il mio carattere: due anni di dolore dopo la fine della storia, dai 17 ai 19 anni Da allora il mio comportamento con gli uomini ha assunto caratteri autolesionisti (mi buttavo via). Spesso affrontavo il dolore con l'alcool (molto poetico, davvero, ma anche estremamente stupido) e simili. Tolta la "pausa" di un anno, in cui ho avuto una storia abbastanza felice ma finita maluccio, ancora una volta superato il "Grande Impossibile" il mio comportamento sentimentale ha mantenuto sfumature simili a quelle sopraelencate, ho anche avuto qualche episodio di bulimia. Solo l'anno scorso ho finalmente realizzato che tutte queste cose erano collegate e dovute alle pietose condizioni del mio amore per me stessa, probabilmente dovute al mio carattere insicuro, ai rifiuti subiti, a un allora pessimo rapporto con mio padre (ho ipotizzato... incapace di dimostrazioni di affetto e fonte di delusioni grandi per me che lo ammiravo molto, quali un quasi-tradimento di mia madre, credo in fondo di essermi sentita rifiutata anche da lui) e chissà a cos'altro. L'ho realizzato nel momento in cui ho tradito per la prima (e spero ultima) volta nella mia vita, rendendomi conto di essere caduta davvero in basso. Da lì ho iniziato a risolvere, niente più attacchi bulimici, poco alcool, niente più "buttarsi via", anche perché avevo/ho un ragazzo. Il tradimento è avvenuto nei confronti del mio diciamo attuale ragazzo, col quale allora stavo da tre mesi. Qui finalmente inizio a parlare del dilemma preannunciato dal titolo.
Questo ragazzo (A), col quale "sto" ormai da un anno, é meraviglioso, dolce, comprensivo ed innamoratissimo di me, come si può dedurre dal fatto che mi ha perdonato il tradimento. Un po' é stato comprensivo perché stavamo insieme da poco, io ancora faticavo a considerarmi la sua ragazza, le cose sono andate per me molto in fretta spinte dagli amici di lui (che per inciso ora sono anche i miei); un po' perché, come gli ho spiegato, io non amo sentirmi legata a doppio filo a qualcuno, specie all'inizio; mi fa sentire intrappolata, soffocata, ed é così che mi sentivo con lui. Pur piacendomi, non ero ancora pronta allo stare insieme e il tradimento è stata una reazione estrema, stupida ed immatura, a questo stato d'animo, in stile "prima della cura di autostima". Sono la sua prima ragazza, il suo primo bacio, la sua prima volta, il ché ha accresciuto il mio senso di responsabilità ed il conseguente senso di soffocamento, anche perché l'ho saputo da lui dopo che ci frequentavamo da un po' e non dall'inizio. Comunque ho capito che era importante per me e ho chiesto perdono, e siamo stati insieme DAVVERO a partire da quel momento. Il problema si affaccia a questo punto: ci siamo conosciuti perché mi ero "buttata via" con uno dei suoi amici (B), sempre nel periodo buio. E' stata una storia brevissima e stupida, neanche una storia, lui non si è disturbato a farsi conoscere ed io ho rinunciato immediatamente. Poi ho finito per fare amicizia con tutto il gruppo, mi sono messa con A ed ho iniziato ad uscire con loro. Uscendoci ho conosciuto meglio B e ci siamo trovati bene, anche se lui é molto bambino (d'altra parte ha 19 anni) ci sono cose di lui che me lo fanno adorare. E' praticamente lo specchio di quella parte di me alla quale sto rinunciando, un po' autodistruttiva ma ribelle, divertente, sregolata, che non guarda in faccia a nessuno. Anche A é divertentissimo, non mi annoio con lui, ma non può incarnare tutto questo perché é solare, dolce, positivo, incoraggiante, ed é questo che tira fuori da me, la sicurezza, l'allegria, la serenità. Insomma é la solita storia, Apollo e Dioniso, Notte e Giorno, etc. Il problema é chiaro, ho un sentimento per entrambi. Ho avuto qualche crisi con A in cui l'ho lasciato sempre per quel senso di soffocamento e non capisco se siano portate da questo sentimento per B o se questo salti fuori in quei momenti perché la crisi indebolisce il mio sentimento per A. Le ho sempre superate accorgendomi immediatamente che il mio vero interesse era per A ed ero felice ed innamoratissima fino alla crisi successiva. In tutto sono state tre. Devo premettere che ho avuto un'altra storia simile dai 14 ai 16 anni nella quale mi comportavo esattamente allo stesso modo, solo che non c'era nessun "B", quindi questo tipo di comportamento potrebbe essere caratteristico mio, ma non capisco perché, non avevo nemmeno passato tutto quel periodo buio di cui sopra, quindi devo essere proprio insensata per mia natura.
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Cara Domitilla,
tu sei confusa, ma la tua lettera lo è ancora di più, tanto che, ad un certo punto della lettura, ci si perde. Ho tagliato l’ultima parte, per evitare che il lettore, appunto, si smarrisca. Infatti, si parte da una storia importante che ti ha condizionato negativamente dai 17 ai 19 anni, ma poi, nella parte finale della mail, risali ai 14 anni. Ed è lì che ci si disorienta.
Cercherò di sintetizzare. A 14 anni hai avuto i tuoi primi incontri sentimentali, quelli che a volte cito, che si fanno tanto per (se leggi la mia risposta precedente a Martino, ritrovi questo concetto), per la smania di prime esperienze, per non essere da meno di altre. Non ti hanno coinvolta più di tanto, sono state brevi e si sono chiuse per scelta tua. A diciassette anni, la storia importante, col ragazzo "impossibile", che ti ha conquistata, ti ha fatto dannare e soffrire, portandoti all’autolesionismo, come per volerti punire di una scelta sbagliata, oltre che per dimenticarlo. Sei arrivata fino a "buttarti via": avventurette facili, alcol (non così poetico), bulimia. E’ incredibile con quanta leggerezza tu esponga i fatti. Ma ne esci, spero indenne, e questo è un merito che ti va riconosciuto. Vuol dire che, nonostante tutto, sei una ragazza forte.
Hai, ad una certo punto, incontrato A. Finalmente un bravo ragazzo (forse) che non ha avuto, in precedenza, altre esperienze, sei la sua prima ragazza. Ti capita mai di riconoscerti in lui, al tempo della tua prima esperienza sentimentale e fisica?
C’è un "ma". Hai avuto un breve episodio (non so come definirlo) con B. un suo amico, non so se ho capito bene, che è anche quello del tuo tradimento, perdonato da A. Questa correlazione fra i due, mi convince poco, anzi mi fa nascere dubbi e mi disturba.
Torniamo a te. Fra i due, sei combattuta, ti piacciono entrambi, per ragioni diverse. Identifichi B. come la canaglia di turno, però lo giustifichi (e fai bene) per la sua giovane età, quella dei giochi amorosi e nessun senso di responsabilità, tipici di chi pensa solo a divertirsi. Un po’ ti somiglia e, del resto, lo ammetti. Anche tu non ti assumi responsabilità, non sai prendere decisioni, ancora non metti radici. Eppure hai tre anni più di lui. Inoltre, da che mondo è mondo, l’uomo (come la donna) più sembra sfuggente e mascalzone, più attrae. Una sorta di sfida che spinge a tentare di possederlo.
Da parte, resta A. che non vuoi deludere o tradire di nuovo, col quale stai bene, che ritieni sincero eppure… ti capita di pensare anche all’altro, di sentirti tentata, nonostante tu riconosca che A. sia il migliore. Non mi dici la sua età, diciannove anni pure lui?
Alla fine, colpevolizzi te stessa, ti domandi se la tua natura sia instabile, se tu sia fatta male, incapace di sentimenti costanti, così come lo eri a quattordici anni. Solo che , da allora, sono passati otto anni!
Dietro questa grande confusione, mia cara Domitilla, io leggo un grande bisogno di amore, di protezione, di sicurezza e il terrore della solitudine, quella che ti impedisce di prenderti un periodo di rigenerazione, lontana dai cattivi o bravi ragazzi, perché davvero non sono così indispensabili: non sanno aiutarti a sentirti migliore, né ti danno quell’affidamento di cui hai bisogno. Soprattutto se sono più giovani di te come A. e B. Un periodo di sana riflessione e disintossicazione mentale, ti farebbe bene. Anche tu sei giovane, quanto basta a prenderti il tempo giusto, per pensare a te stessa, dandoti il dovuto rispetto, prima di intraprendere strade più sicure che, per il momento, nemmeno sapresti riconoscere.
In ogni caso, non sentirti colpevole di colpe non tue. La tua infelicità risale a molto tempo fa, quando non ti è stata data sicurezza da chi invece avrebbe dovuto dartela. Se mancano i riferimenti sicuri è facile perdere l'orientamento.
La tua incostanza e immaturità di adesso (è la stessa dei quattordici anni), nasce dal fatto che mai ti domandi se valga la pena di sprecarti per quel niente che puoi ricavarne. Tu vai e ti butti, segui l’istinto, dimenticando che, per fortuna, siamo qualcosa di più che solo istinto. Così le idee si confondono e rischi di non saper più identificare, se dovesse capitarti, il vero amore, quello che sa pacificarti con te stessa e ti completa.
Il fatto stesso che tu ti ponga domande e rifletta è già un buon segno.
Un abbraccio, Marzia