----- Original Message -----
From:
AuroraTo:
confid@confidenzialmente.comSent: Tuesday, December 16, 2008 7:55 PM
Subject: Paura di perderlo
Contraddizioni e… G maiuscola
Cara Marzia,
ne ho parlato con diverse persone ma… a nessuno riesco ad ammettere davvero il mio problema, forse nemmeno a me stessa. Sono capitata per caso in questo sito e credo che tu sia proprio la persona di cui ho bisogno adesso. Sono 4 o 5 giorni che vivo di ansie, dubbi, preoccupazioni. Mi autoconvinco che si tratti solo di una fase, ma non so se ciò corrisponda a verità oppure no. La mia situazione è questa:
Io ho solo 17 anni, so di essere forse un po' troppo piccola per parlare di "amore" ma sto da 5 mesi con un ragazzo di **** (io sono di *****) la distanza non è mai stata un grosso problema, riusciamo a vederci ogni weekend anche per 2 o 3 giorni.
Fino a poco fa, fino a soli 6 o 7 giorni fa, ero davvero presa. Quando non mi chiamava stavo male, quando non c'era mi mancava da morire, ogni volta che lo pensavo (circa 11 ore al giorno) sentivo un vuoto allo stomaco, non riuscivo a non mandargli almeno 10 messaggi per dirgli quanto lo amavo, ogni settimana era una grande lunghissima attesa. Vivevo la nostra storia con una felicità, una gioia e una serenità mai provate prima. Lo vedevo davvero come il ragazzo perfetto per me, l'unico che mi capisse veramente, l'unico che volevo al mio fianco nei momenti di tristezza. Ero gelosa in maniera forse sconsiderata, ma anche il pensiero che parlasse con qualcun altra e la reputasse vagamente carina e simpatica mi infastidiva (spesso ci soffrivo addirittura). Amavo sapere che, agli occhi del mondo, io e lui eravamo una coppia, una cosa sola. Era amore o passione?
Nei miei 17 anni ammetto e mi rendo conto di non essere ancora giunta ad una maturità tale da poter iniziare un rapporto davvero STABILE con una persona; per di più lui ha una situazione familiare piuttosto difficile e stava spesso male per questo. Io, forse sbagliando, ho fatto davvero DI TUTTO perché lui potesse vedere in me un sostegno, una consolazione, una presenza costante su cui lui potesse contare in ogni momento. Sono arrivata ad essere non solo una fidanzata, ma un'amica, una sorella, a tratti anche una mamma. Mi sono comportata così perché vederlo soffrire senza poter intervenire in nessun modo (dato che il problema non ero io) era un dolore lancinante. Ma adesso mi sorge il dubbio che la motivazione più vera (assolutamente inconscia e mai consapevole) sia che, probabilmente, nella mia insicurezza, renderlo dipendente da me mi desse una sorta di <<garanzia>>. Mi sono presa una responsabilità troppo grande considerando che sono un'adolescente ancora in cerca della mia identità?
Adesso... non aspetto più come prima la telefonata serale e, quando arriva, spesso non avverto più l'entusiasmo di una volta. Non ho più farfalle svolazzanti nello stomaco quando lo penso e non capisco davvero se questo sabato io lo stia aspettando oppure no. Quando mi dice che mi ama non riesco quasi a rispondergli e quando mi parla dei nostri progetti (avevo considerato l'idea di frequentare l'università a ****) mi sale una tristezza incredibile. Tuttavia so che lui c'è e voglio che ci sia sempre, è la mia certezza, mi va di sentirlo spesso e l'idea di perderlo mi atterrisce. Il mio problema vero, quello per cui ti sto scrivendo, è che non riesco proprio a capire se tutto ciò che sto provando in questi giorni sia dovuto alla PAURA che ho di non stare più con lui o a un affievolimento reale del sentimento.
Io stavo bene, io ero davvero felice, sono stati i 5 mesi più belli della mia vita e l'idea di porre fine a questo mi mette angoscia. Non voglio farlo soffrire, non voglio soffrire (perché lasciandolo soffrirei da morire) , io con lui sto bene, mi diverto, rido, mi confido, condivido le mie idee acerbe sul mondo, mi confronto su quasi tutto, nutro per lui un affetto incondizionato. Perché bisogna smettere di stare con qualcuno con cui si sta così bene?? Io non voglio...
In sintesi, cara Marzia, le mie domande, a cui io ti prego di rispondere sono queste:
è possibile che io mi senta in questo stato solo perché mi sto autosuggestionando?
Forse mi ha solo spaventata l'idea di diventare il suo "tutto"?
Tu credi sia possibile che un piccolo dubbio che mi è sorto per caso che la nostra storia potesse finire, mi abbia terrorizzata a tal punto da credere che ciò stia diventando realtà?
Spero davvero di essere stata chiara (anche se non ne sono troppo sicura). Ho davvero bisogno di risposte.
Grazie1000 in anticipo.
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Cara Aurora,
la tua mail è ricca di contraddizioni, del resto tipiche della tua giovane età, così come lo sono certe espressioni enfatiche un po’ ridondanti sparse nella tua mail.
Diciassette anni sono pochi ma nemmeno così pochi. L’innamoramento non ha un’età precisa, ci si innamora perfino alla scuola elementare in modo innocentissimo, senza rendersene conto, ma a volte anche soffrendo nel vedersi poco considerati. Ci si innamora pure nella terza età ed è un segno di giovinezza mentale e capacità di sentimenti rimasti intatti nell’arco di una vita.
Il sentimento che tu descrivi è quella forma d’innamoramento che ancora non è amore, non ha la maturità per esserlo, è più simile all’infatuazione, nata da un’attrazione fisica, così come spesso nascono gl’innamoramenti che io, a ragione o torto, distinguo dal sentimento profondo dell’amore. Ci si può innamorare infinite volte, ma amare, nel vero senso della parola, capita molto più di rado ed è un’intesa molto profonda che si protrae nel tempo e sa mettere radici.
Può capitare (è raro) anche a diciassette anni di incontrare il vero amore, o crederlo tale e il più delle volte non è quello di tutta la vita. È molto più facile che si sia innamorati dell’idea dell’amore e si creda di riconoscerlo anche quando non c’è.
Oggi ci si sposa e dopo un paio d’anni ci si lascia, proprio perché di vero amore non si era trattato, nonostante la relazione, precedente al matrimonio, durata anni. Viene quindi da chiedersi perché mai ci si sposi a sentimento inesistente. Figurati, quindi, se non può finire un innamoramento quasi adolescenziale, come il tuo, nato appena cinque mesi fa.
Ora tu mi dici di non provare più le emozioni del primi momenti, l’ansia di una telefonata che non arriva, l’esigenza di innumerevoli sms, il pensiero fisso e costante durante la giornata, segni tipici dell’innamoramento. Per di più, quanto il tuo ragazzo fa progetti per il futuro, ti irrigidisci, ti senti a disagio, ti rattristi.
Poche righe più avanti affermi invece l'opposto. L’idea di perderlo ti atterrisce e, lasciandolo, soffriresti da morire. E, subito dopo:… io con lui sto bene, mi diverto, rido, mi confido, condivido le mie idee acerbe sul mondo, mi confronto su quasi tutto, nutro per lui un affetto incondizionato. Perché bisogna smettere di stare con qualcuno con cui si sta così bene?? Io non voglio...
Confusione tipica di chi non sa riconoscere la veridicità dei propri sentimenti.
Sono le incertezze e i dubbi cosiddetti tipici della tua età. Ma sappiamo bene che si ritrovano anche in individui più che datati, come dimostrano le numerose confidenze che ricevo.
I dubbi sono il contrario delle certezze: è lapalissiano. Non sei sicura di essere innamorata, eppure con lui stai bene, probabilmente se lo lasciassi ti mancherebbe, però non ti emoziona più e ti spaventa il peso delle responsabilità che, all’inizio, ti lusingavano facendoti sentire grande e importante.
Ora io mi chiedo che ragioni hai di tormentarti? Lascia che l’acqua del fiume scorra e vada al mare. Se con lui stai bene, se l’idea di perderlo di fa star male, lascia che il tempo scorra e ti porti consiglio. Tutt’al più potresti confidargli le tue perplessità che, magari, sono anche le sue e non le manifesta, così come fai tu, nel timore di soffrire o farti soffrire.
Non sbagli quando sospetti che, paradossalmente, la paura di perderlo ti abbia messa sulla difensiva, nel senso che, per un ipotetica sofferenza futura, tu preferisca precluderti la serenità e l’intesa di adesso. Come a dire: soffro prima per non soffrire dopo. Niente di più assurdo. Così facendo, ammesso che sia così, per paura del domani, ti priveresti delle sia pur breve felicità e spensieratezza dell’oggi.
Non porti troppe domande. Le risposte, purtroppo, sono più pronte e vicine di quanto tu non creda. Quando, per esempio, rifiuterai di iscriverti all’Università nella città in cui lui vive. Già l’idea ti spaventa perché senti che si creerebbero degli obblighi quantomeno morali, temi che lui faccia troppo conto su di te, caricandoti di responsabilità che, fin da adesso, rifiuti. Passata l’euforia del primo momento, non ti sembra più così gratificante essere per lui un riferimento importante. Un consiglio? Rimanda ogni decisione al dopo maturità. Considera che i genitori, in certe circostanze, possono essere di grande aiuto e sanno prendersi, loro, la responsabilità di certe scelte che una figlia non ha il coraggio di dichiarare. Se sono genitori con la G maiuscola sapranno darti il giusto sostegno.
Ti abbraccio, Marzia