----- Original Message -----
From: Carolina
To:
confid@confidenzialmente.comSent: Monday, June 04, 2007 11:05 PM
Subject: il mio papa'
Il dolore
Cara Marzia sarò sincera con te: ho trovato questo sito per caso e sinceramente non so nemmeno io cosa cerco.
Sicuramente cerco risposte a domande che non possono trovare risposta.
Mi chiamo Carolina, ho 25 anni e una settimana fa è mancato il mio papà, aveva solo 54 anni e, indovina un po', se lo è portato via un tumore.
Ho visto il pilastro della mia vita sgretolarsi mese dopo mese fino ad abbandonarmi completamente, con una responsabilità che a volte credo sia troppo grande per me.
Ho un fratello con problemi di ritardo mentale e una madre anche lei non in perfetta salute.
Sento una mancanza incolmabile dentro di me, darei qualsiasi cosa per poter abbracciare mio padre e dirgli che gli voglio bene e sentire la sua voce. Vederlo morire e stato terribile, non lo dimenticherò mai. Non so se sarò in grado di, diciamo, mantenere la mia famiglia senza deludere nessuno. Ho mille domande, mille dubbi e mille paure; guardo la foto di mio padre e ancora non ci credo, spero sempre rientri dalla porta e ci saluti come se nulla fosse...
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Mia cara Carolina,
mi dispiace aver letto in ritardo la tua mail che merita invece una risposta immediata.
Ci sono dolori per i quali trovare parole adeguate è difficile, quasi impossibile. Per tale motivo, a volte, rispondendo a chi mi confida sofferenze sentimentali, mi trovo a considerare: c'è ben altro di molto più doloroso nella vita che non la rottura di un fidanzamento. La perdita di una persona cara fa parte di tale "altro" e diventa ancora più drammatico quando si perde un figlio.
Qui si tratta di un padre di soli 54 anni che se n'è andato per sempre, a causa di quella malattia terribile, diventata così comune e frequente. E c'è una figlia che lo ha visto spegnersi, giorno dopo giorno, fino alla fine.
Capisco la tua disperazione e l'istinto altro non suggerisce che un abbraccio senza parole che, per quanto ben scelte, saranno sempre insufficienti.
Tuo padre se n'è andato e forse, vista la situazione familiare, andarsene, per lui, è stato sollievo e liberazione. Ma certo non avrebbe voluto lasciarti un'eredità così pesante, una responsabilità enorme sulle tue spalle di venticinquenne: l'età in cui ci si lascia coinvolgere da altri interessi.
Nei casi analoghi al tuo, chi ha fede è molto avvantaggiato, perfino aiutato. E' una consolazione superiore che rende più forti e capaci di affrontare le difficoltà. Parole sterili?
Di certo io penso che, se siamo fatti di energia, essa rimane a lungo accanto a chi ci è caro, anche quando ce ne siamo andati. Così è possibile che tu senta la presenza di tuo padre vicina, a suggerirti soluzioni e perfino consolarti. Lui ora è libero, che tu creda o non creda. Di questo devi sentirti consolata. Per quanto rimane di così complicato e faticoso nella tua famiglia, la forza viene, perché siamo più forti di quanto noi stessi pensiamo. E il dolore, sembra impossibile, si supera. Col passare dei giorni si affievolisce, si... anestetizza, diventa ricordo di momenti passati e migliori. Accade alle madri che perdono un figlio (il più atroce dei dolori), accade ad un figlio che ha perso un genitore amato.
Se credi o non credi, penso che tuo padre sarà sempre accanto a te. E, mentalmente, potrai ancora comunicare con lui che fa parte di te, essendo, tu, sua figlia, con il suo stesso sangue che ti scorre nelle vene.
Ti abbraccio forte, Marzia