----- Original Message -----
From: Francesco
To: confid@confidenzialmente.com
Sent: Monday, August 21, 2006 2:37 PM
Subject: dipendenza affettiva?
Infelicità
Cara Marzia,
leggo con piacere questa tua attività volta all'aiuto verso il prossimo, e colgo l'occasione per esporti ciò che mi frulla per la testa da molto tempo... ringraziandoti anticipatamente
Ho 28 anni e sto con una ragazza poco più grande di me, da quasi 3 anni. Il nostro rapporto è sempre stato molto conflittuale, una guerra aperta per molte cose. Sin dall'inizio, abbiamo avuto difficoltà ad amarci e a comunicarci il rispettivo amore. Lei era reduce da una storia passata, finita poco prima di incominciare il nuovo rapporto con me, dove un tradimento l'ha fatta diventare molto possessiva e insicura verso tutto il genere maschile. Io, fin dall'inizio, ho cercato di mostrare ciò che un uomo di cuore può dare, per farle perdere questa brutta visione del mondo maschile. Non è stato facile, credimi. Lei si era innamorata di me da subito, infatti, da quando ci siamo conosciuti, portava avanti il vecchio rapporto pensando a me. Io, ne ero molto attratto fisicamente e mi rendevo conto che mi attraeva qualcosa di lei dentro... anche se molte cose di lei non riuscivo ad accettarle, come la sua innata aggressività (né allora, né ora..)
Insomma, tutto inizia così, un tira e molla continuo. Lei, è sempre stata una ragazza molto romantica, ha sempre pensato al suo principe azzurro, che l'avrebbe salvata dalla vita ingiusta, e portata con sé nel suo castello... Inizialmente questo ruolo romantico mi piaceva, e ho cercato di farla felice per quanto potessi ... ma, con il passare del tempo, con tutte le nostre litigate, le nostre diversità infinite di famiglia e carattere, ci siamo spesso scannati, senza dimostrare, o saper dimostrare amore vero. Tutto questo per 3 anni. Ci saremo lasciati 4, 5 volte (sempre io ho sentito l'esigenza di lasciarla, e lei, cercava sempre di far di tutto per tornare indietro, davvero di tutto).
Dopo vari tira e molla, (non me li ricordo più sinceramente) e periodi davvero duri, specialmente per lei ... siamo arrivati fino a qui, trascinando la nostra storia (dico trascinando perché è il termine che più rispecchia il mio punto di vista.. il suo, sarà stato simile, ma, lei è sempre stata più legata a me, più innamorata e più combattiva, anche se non è mai stata una persona che si sia messa facilmente in discussione per i propri errori) .
Ora, oggi, in questo momento, ci si trova di fronte ad un bivio, un bivio che abbiamo percorso non so quante volte, davvero: lei sogna un matrimonio, un futuro, una vita a due insieme, e vorrebbe sentire da me che è così... io, non so. Non lo voglio, non lo voglio con lei, perché ho paura che le cose tra noi non possano funzionare, perché ho paura e non credo molto nel matrimonio, perché non credo di amarla più (non so come l'abbia amata in questi anni, sono sicuro di averlo fatto, ma non so come, perché passavo spesso da fasi di grande slancio emotivo, a chiusura totale, ripudio, distacco, arrabbiature)
Lei ora mi dice che è infelice, che non si sente apprezzata come donna nel totale, e, anch'io non sono felice. Non lo sono proprio. Sento di aver perso molto dentro di me in questi anni, di aver perso le romanticherie che lei pretenderebbe, di aver perso i miei slanci emotivi, anche la libertà di fare ( lei è molto gelosa, e lo sono diventato anch'io per commisurare e dare un senso a quell'amore), insomma, per dirla in breve, mi sento solo (nonostante ci sia lei), un po’ sperduto e ho paura. Abbiamo entrambi preso un circolo vizioso, se non c'è l'altro, non si esce, (anche perché ci mancano amici, e non c'è molta voglia di conoscerne di nuovi, forse per paura, gelosia da parte di entrambi) insomma, ci si trincera in casa e basta. Io non ero così una volta, ero molto più felice, spensierato, stavo bene, e conoscevo molte persone. Con il passare del tempo mi sono troppo chiuso, e non ho avuto un amore che mi ha soddisfatto appieno. Dopo tutto questo, mi chiedo: che cos'è, cos'è stata la mia, dipendenza affettiva? E per cosa poi? tanta sofferenza, impegno da parte di entrambi per cosa?
Grazie di cuore per il tempo che vorrai dedicarmi.
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Caro Francesco,
Mi salta agli occhi la tua frase : Lei si era innamorata di me da subito, infatti, da quando ci siamo conosciuti portava avanti il vecchio rapporto, pensando a me.
Però pare che il vostro rapporto sia iniziato dopo la sua separazione definitiva dal marito che l’aveva tradita. Questo particolare, ti toglierebbe una sorta di responsabilità, per la conclusione della sua vicenda coniugale. Tuttavia… il marito l’aveva tradita, ma lei nel frattempo si era innamorata di te e pensava a te mentre stava ancora col marito. E’ una dimostrazione di come siamo pronti a giudicare gli altri e molto meno noi stessi.
Questi precedenti l’hanno messa nella posizione di voler sempre dubitare, o sospettare, coinvolgendoti fino al punto di isolarvi dalle eventuali amicizie e ogni altro interesse esterno al vostro rapporto.
Ce n’è d’avanzo per esasperare una storia e renderla invivibile. Inoltre, appiattisce e logora l’eventuale intesa che può esserci stata, ma, da come dici, sembra non esserci mai stata.
La tua mail è quasi un appello disperato a trovare la forza di uscirne. Ci stai male, ti senti soffocare, hai il terrore di una vita insieme a lei, ti senti svuotato e annullato: non sei più tu.
La chiami dipendenza affettiva. Certo le vuoi bene, anche se passione e amore sono ben altro ma, più che per dipendenza affettiva, ti senti soffocare dai sensi di colpa e dal timore di una qualche sua reazione che di nuovo t’imponga un ripensamento temporaneo. L’hai lasciata più volte, però poi hai ceduto alle sue insistenze. Per debolezza e in ragione di quell’affetto e senso di responsabilità che senti nei confronti di lei, senza considerare che la responsabilità è reciproca, sempre e in ogni caso.
Ma non basta il senso del dovere (sarebbe più forte e giustificato se arrivassero dei figli) per condurre una vita intera insieme, per formare una famiglia, per firmare una sorta di condanna all’infelicità.
Inoltre non le faresti del bene, restandole accanto, sentendoti infelice e rendendola infelice. Lei, per prima, dovrebbe capirlo ed evitarlo, visto che si sente incompresa, non considerata, non apprezzata come donna in senso totale, quindi non desiderata. Come potrebbe accettare di legarsi a vita, riflettendo che andando avanti, sarà sempre peggio? A parte il fatto che sarebbe più difficile e doloroso arrivare alla rottura definitiva fra qualche anno, specialmente se sposati e con figli piccoli. Quanto sarebbe più pesante l’infelicità e più motivati i sensi di colpa!
Mio caro Francesco, occorre onestà e rispetto, verso di lei e soprattutto verso te stesso. Hai ventotto anni, non puoi firmare un contratto d'infelicità.
Ti auguro ogni bene, Marzia