From: Michela

Sent: Friday, January 07, 2011 11:45 AM

To: confid@confidenzialmente.com

Subject: recuperare una storia

La colpa che non c’è

Ciao Marzia,
da un anno e 4 mesi sono fidanzata con Luca, divorziato con 1 figlia di 9 anni. Io 29 anni lui 13 più di me.
All'inizio un uomo dolcissimo, affettuoso, forse un po’ insicuro quando in maniera velata cominciava a domandarmi se lo amassi veramente... faceva progetti e me ne chiedeva conto... poi le sue richieste sul "mi ami" sempre più frequenti, poi piccole "accuse" che ora pesano, del tipo "sei fredda con me", "non mi curi", "non ci tieni", "tu sempre per gli amici, quello che riservi a loro non è lo stesso che dai a me" e la lista sarebbe ancora lunga.
Avrai capito già quale circolo vizioso si sia instaurato: io che ho cercato di impegnarmi di più, di essere più affettuosa, più dolce, rinunciando a qualche serata con gli amici (da cui Luca in genere non è mai stato escluso!) e lui che in maniera inversamente proporzionale si è chiuso, si nega: niente più messaggi affettuosi, parole d'amore, carezze, baci, abbracci.
Ora io elemosino un contatto fisico, provo a parlare, a fargli capire che sta sbagliando a comportarsi così, che presto o tardi le cose si rovineranno irreparabilmente, che dobbiamo tenderci una mano e provare ad impegnarci per superare questo momentaccio... gli domando cosa devo fare per rimediare, ma parlo al vento, sembra che più provi a interloquire più  faccia peggio... è ovvio che non vuole parole ma si aspetta da me fatti: il punto è che è cieco, non vede (o non vuol vedere?), o forse sbaglio in buona fede nei gesti che gli dedico.
Io ne soffro, moltissimo, non è quello l'uomo che ho conosciuto, che mi ha fatto innamorare... a volte temo che lui abbia paura di non essere "indispensabile" (ma non è vero!! Io voglio stare con lui!)... è come se credesse di non essere amato da me, considerato importante, capito, apprezzato, stimato e si chiude e smette di amarmi, come se volesse vendicarsi di ciò che non riesco a fargli "arrivare"... ma di amore ce n'è da parte mia ma non riesco a persuaderlo... dov'è che sbaglio? Dove l'errore di comunicazione? Quando provo a parlagli lui rivolta la frittata, sposta l'attenzione su di me, per la serie "parli di me? No, parliamo di te!" e così ragionarci diventa difficile e parliamo con rabbia e alla fine nulla è cambiato.
Io non ne posso più, mi sento svuotata,frustrata, ho una tristezza nel cuore, vorrei mollare tutto perché vederci così è un colpo feroce: un tempo eravamo felici... 
Lui viene da una situazione difficile, forse è per questo che pretende, ma la sua cecità mi addolora e svuota allo stesso tempo: divorziato, una guerra legale con l'ex moglie che per 4 anni gli ha impedito di vedere la figlia... figlia che ho conosciuto, cui voglio bene e che mi ricambia, siamo due buone "amiche", giochiamo tanto assieme e andiamo d'accordo... a volte penso che se stiamo ancora assieme è perché lui non vuole dare un dolore alla bimba (qualche volta si è lasciato sfuggire una frase del tipo: "ho lasciato ragazze per molto meno..."). Io non voglio stare a guardare la fine della mia storia: c'è un modo per recuperarla? Cosa mi consigli di fare in pratica?
Ti ringrazio, sono sicura che un parere esterno sarà più lucido e illuminante...

Mia cara Michela,

è evidente che lui non si fida di te, o almeno diffida della differenza d'età, fatto strano per un uomo. Non è più così convinto che una ventinovenne sia abbastanza matura, per condividere la vita con lui. O forse pretende che la proposta di convivenza parta da te per confermargli che tu tieni a lui. Questa è la versione positiva.

L’altra ipotesi è che l’inaffidabile sia lui che ha perduto l’entusiasmo e non si sente più così motivato a stare con te. In fondo, un anno, anche se breve, è un tempo sufficiente a rendersi conto dell’effettiva consistenza e serietà di un sentimento.

Se questi sono i prodromi di una gelosia patologica, è bene che tu rifletta, prima di un impegno definito, più con te stessa che con lui.

Non so quale sia stata la ragione del suo divorzio, ma non vorrei che lui abbia dato, ad un certo punto, il tormento anche alla moglie, inducendola a chiudere il rapporto coniugale. Se lei, dopo la separazione, gli impediva di vedere la figlia, significa che provava rancore nei suoi confronti. E i reali motivi della separazione? Forse lui si sentiva trascurato, poco considerato, quindi poco convinto dell’amore di lei?

Spero di sbagliarmi e che la situazione non si stia riproponendo con te, portandoti all’esasperazione. Sarebbe quindi consigliabile non cadere nella rete che sta, inconsapevolmente, tendendoti nell'attesa che tu ci caschi.

Sarebbe meglio evitare le discussioni, le contestazioni, le domande ripetitive, se non le sue, almeno le tue. Non adirarti ai suoi commenti, piuttosto sorridi e trova un gesto affettuoso che lo tranquillizzi. Ha bisogno di essere rassicurato? Può darsi che tu ci riesca senza ribattere alle sue provocazioni. Oserei dire, sdrammatizzando la questione. Per esempio: "tu vuoi soltanto provocarmi ma lo sai bene che io ti amo, altrimenti come potrei riuscire a sopportare i tuoi dubbi ricorrenti? Amo te e la tua bambina e se ne dubiti potrei anche offendermi, ma non mi offendo perché non voglio perderti e non voglio litigare". Qualcosa di simile, senza esprimerti come se ti sentissi colpevole e volessi giustificarti.

Un’altra versione dei fatti, più negativa, potrebbe essere che lui abbia la mente altrove e tenti di scaricare la colpa su di te e anche la responsabilità di un’eventuale rottura. Non ho la sfera di cristallo ed è soltanto un’ipotesi, così come le altre.

Ora dipende dalla tua capacità di resistenza e di sopportazione e dall’intensità del tuo amore per lui.

Però mi scrivi: non è quello l'uomo che ho conosciuto, che mi ha fatto innamorare. È una constatazione che deve farti riflettere. Se non è più l’uomo che ti ha fatto innamorare perché seguiti ad amarlo?

Non farti sopraffare dal peso della responsabilità nei confronti di sua figlia, infatti, sei tu, e non lui, a preoccuparti che la bambina possa soffrire. Lui non se n’è preoccupato nemmeno quando la figlia era molto più piccola. Quanti anni di separazione occorrono prima della richiesta di un divorzio? Quanto tempo prevede la legge? Quanti anni aveva allora, la bambina? Doveva essere ben piccola quando i genitori hanno deciso di separarsi. E quante discussioni e litigi, prima, in sua presenza? A nessuno dei genitori è venuto in mente che la piccola potesse soffrire, che già, ai primi mesi d’età, percepisse il malessere di un disaccordo. Né hanno tentato di salvare il salvabile per il bene della bambina. Nemmeno dopo, contendendosela a suon di carte bollate e di ripicche.

Non è quindi quella la ragione per cui lui resta ancora con te, non per il bene della figlia. Forse è soltanto un modo d’amare malato, logorato dalla diffidenza e dai sospetti che vanno a cercare colpe dove non ci sono. Riflettici.

Ti abbraccio, Marzia

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