----- Original Message -----
From:
AnnaTo:
confid@confidenzialmente.comSent: Sunday, March 23, 2008 12:26 PM
Subject: compagna o amante?
La sindrome del sultano
Cara Marzia
M chiamo Anna, ho 42 anni, mi sono separata da mio marito 7 anni fa dopo aver conosciuto un uomo ed essermene innamorata. La mia separazione non è stata ne facile né immediata, ho vissuto terribili momenti di sofferenza dovuti a diversi motivi che mi sono trascinata nel tempo con me: - il forte legame affettivo che continuavo a sentire per mio marito accanto alla presenza di due figli che avrei voluto veder crescere insieme a lui, - un matrimonio di 13 anni che non potevo definire in "crisi", ma il mio "innamoramento" corrisposto per un altro uomo, mi aveva portato ad uno stato talmente confusionale che facevo fatica a vivere… Questo nuovo sentimento, non mi ha dato gioia ma inquietudine, incertezze, sofferenza, e non solo a me, anche a mio marito e ai miei figli.
L’uomo che avevo conosciuto, con convivente (non si è mai sposato) e figlia, è partito in quarta, innamoratissimo di me, una corte serrata, il convincimento che nella vita un amore così sentito doveva essere vissuto, era un vulcano di parole, tutte rivolte a me, ai miei dubbi, alle mie paure… mi diceva "io ti stringo forte", "ci sono io", proponeva i modi in cui la nostra unione sarebbe stata possibile: la mia separazione da mio marito, trovare due appartamenti accanto (non insieme per la presenza dei rispettivi figli) e tanto altro...
[…]
Mio marito esce di casa. Sono separata ma triste: ora siamo io e i miei figli.
L’uomo, che dice di amarmi, conduce la sua separazione in modo ben diverso: dichiara alla sua convivente (15 anni di convivenza) di non essere più innamorato di lei, acquista un appartamento che comincia a sistemare ma dove non andrà mai ad abitare perché prima di portarci sua figlia (oggi 10 anni) ritiene che debba essere completamente a posto.
I nostri incontri avvenivano nei fine settimana in cui i miei figli erano dal padre (non ha mai voluto entrare in contatto con loro), durante le vacanze e quando era possibile. Parlo con lui diverse volte della mia difficoltà a saperlo con la sua compagna nella stessa casa, nello stesso letto e nel quotidiano insieme anche se lui ha sempre affermato: "siamo solo conoscenti e condividiamo solo uno spazio insieme". Un altro motivo x cui stava ancora nella stessa casa con lei erano le difficoltà economiche nel dover comprare i restanti mobili x la casa acquistata. Spesso, nel corso di questa nostra storia, sollevavo questo aspetto, intanto trascorrono sei anni. Lui arriva a dirmi che se anche un giorno fosse andato ad abitare nella sua casa, non sarebbe cambiato il nostro modo di stare insieme per via della presenza dei figli e che io non volevo capire! Accanto a fatti e parole di estrema vicinanza, amore e affetto, non mancavano momenti in cui dichiarava il contrario con parole mirate a sottolineare a gran voce la sua estraneità ad ogni responsabilità, sia morale o di impegno… con me.
[…]
…. lui tornava anche piangendo, dichiarandosi innamorato dicendo che gli mancavo, facendo discorsi che manipolavano ciò che aveva detto ma risultavano spiegazioni a ciò che io avevo "male inteso" … è stato tutto un po’ così: un’alternanza di dichiarazioni, mantenendo ferma quella di essere separato in casa e che la sua convivente "aveva la testa".
[…]
Schivava progetti, quelli che invece aveva premura di realizzare i primi anni in cui ci siamo conosciuti.
Il suo telefono veniva spento quando era con me e allo stesso modo quando era a casa.
Era capace e bravo a mentire, è uscito più volte con una donna che conoscevo anch’io… […]
quando ne sono venuta a conoscenza e mi sono allontanata da lui, mi ha cercata quasi disperato, innamorato… mi ha detto che era una "conoscenza", il risultato dell’innocua conoscenza è che non sono più usciti insieme e che lei ha assunto un atteggiamento di distacco secco con lui!
Lui mi ha lasciata un anno fa, a seguito di una telefonata che ho fatto a casa sua, sapendolo solo (come altre volte facevo), invece ha risposto la convivente. Non è accaduto niente xchè io ho chiuso, ma la sua reazione, quando gliel’ho detto, è stata aggressiva, crudele… mi sono sentita umiliata come un’amante. Dopo mesi lo chiamo e mi concede un incontro nel quale mi dice che con me non è stato bene, che stare con un uomo che sai essere separato in casa e conoscendone i motivi, non è impossibile da accettare e che lui ora non stava con nessuno ed era tranquillo.
Io non credo sia proprio vero che non è stato bene, amarezza e rabbia a parte, ho trascorso dei bei momenti e che, se, potenzialmente, non ci fossero stati ostacoli e inquietudini, poteva essere una storia riuscita.
Quello che vorrei è un’opinione per aiutarmi a riflettere su quanto ho vissuto e su quella che è oggi un po’ il mio tormento. Ho pensato diverse volte e, ancora a volte ci penso, di parlare con la convivente ma desisto non sapendo chi mi troverei di fronte anche se, pensando a tutto il mio vissuto, qualche piccolo diritto morale ce l’ho e forse parlare, servirebbe ad entrambe.
Mi chiedo se fosse una storia parallela con tante bugie o un vero amore che è finito forse anche a causa della mia incapacità di comprendere lui. Vorrei poter pensare che tutto ciò che mi ha detto sulla sua separazione in casa sia vero e che lui sia una persona onesta e capace di modificare un rapporto per amore di un figlio. Mi chiedo se è possibile questo. Mi piacerebbe aver avuto una storia importante con una persona che non mi abbia ingannato ma so che il contrario sarebbe più benefico x potermi dire che non ho perso nulla.
Sarei felice di ricevere una tua risposta
![]()
Cara Anna,
pubblico, in gran parte, la tua lunghissima lettera, perché penso possa essere esemplare per molte donne (o uomini) che si lasciano incantare dalle troppe parole di chi sa farne uso e consumo a suo piacimento.
Non ho dubbi che quell’uomo sia stato attratto da te finché la storia è durata. Però, dall’inizio, c’è stata malafede. Addirittura ti ha talmente confuso le idee fino a portarti alla separazione coniugale, lasciandoti intendere un progetto futuro che subito però ha ridimensionato e, poco dopo, smentito.
La storia dei due appartamenti vicini è abbastanza surreale. Fin da subito, lui sapeva bene di avere una figlia e che tu avevi dei figli. Se davvero avesse voluto salvaguardarli, non ti avrebbe indotta a dividere la tua famiglia a scapito dei figli che sempre ne risentono molto più di quanto si possa credere.
Penso anche alla sofferenza e mortificazione di tuo marito, uscito di casa, da quella che era anche la sua casa. Per fortuna riconosci che hai sofferto non soltanto tu, ma anche tuo marito e i tuoi figli. Anzi, loro, quella sofferenza, non se la sono cercata, mentre tu l’hai scelta.
Trovo grottesche, oltre che offensive, le motivazioni economiche, addotte da quell’individuo, per giustificare la presunta forzata convivenza con la sua compagna: offensive per quest’ultima, che, probabilmente, ignora la seconda vita del compagno, o finge di ignorarla ( e soffre) e seguita a dividere, oltre al tetto, anche il letto con lui. Un insulto anche per la tua intelligenza. Ma si sa, amore e intelligenza spesso non vanno sottobraccio.
Evidentemente, mantenere la serenità familiare (per il bene della figlia e il proprio) e, nello stesso tempo, avere l’altra donna (tu) a disposizione, lo ha gratificato fino a che non si è lasciato tentare da una terza donna.
Ha preso al volo il pretesto della tua telefonata, alla quale ha risposto la convivente (che per me vale come moglie), mostrando una reazione eccessiva, come se fosse spaventato all’idea che lei potesse sospettare. Ma lei non ne aveva fatto alcun cenno. Se tu avessi taciuto, lui ne sarebbe rimasto all’oscuro. Avrebbe dovuto cercare qualche altro espediente per arrivare alla rottura. Mi sa che già fosse apparsa all’orizzonte la nuova preda femminile, quella che pensi si sia defilata.
Ci sono uomini che non riescono a condurre una vita sentimentale normale. La conquista li esalta. Hanno la sindrome del sultano. Avere due donne contemporaneamente li rende paradossalmente più stimolati da, e per, l’una e l’altra, quindi portati a far credere, a ciascuna, di essere l’unica o la… preferita, meglio dire "la favorita".
Dovrei convincerti che non hai perso niente. Invece hai perso quella bella famiglia che avevi prima di incontrarlo. Quella famiglia che invece lui, per sé, ha mantenuto, sotto la l’apparenza dei separati in casa, perché quella rimane la sua certezza, il riferimento stabile.
Ti sconsiglio di cercare di parlare con la sua convivente. Lei potrebbe ignorare del tutto le libere vicende del compagno, come fingere di ignorarle. Poco cambia. È evidente che, a lui, così com’è, tiene. E lui la stima proprio per quella sua capacità di non indagare o interferire. È un modo anche quello di tenersi un uomo. Del resto, lui ti ha detto: lei ha la testa. Segno che l’apprezza.
Parlarle, (a questo punto a che pro? per vendetta?) equivale a procurarti altre umiliazioni, peggio ancora, anche ai tuoi figli. Lui ti aggredirebbe, accusandoti, precisandoti ancora una volta che non è stato responsabile delle tue scelte, che tu non hai diritto di interferire nella sua vita. Affermerebbe, come ha già fatto, di non avere alcuna responsabilità, di non aver preso impegni con te.
È un individuo per il quale non vale la pena di versare lacrime. Ma già lo sai. Ci saranno stati momenti di passione esaltanti: quelli, nel ricordo, restano, se possono consolarti. Il seguito, però, è del tutto da cancellare. E i sensi di colpa, ammesso che tu li abbia, è meglio metterli da parte: adesso sarebbero inutili. Devi dimenticare.
Tieni cari i tuoi figli ed amali. Dai loro una madre che li metta al primo posto e non faccia pesare su di loro le proprie delusioni sentimentali. Dai loro la possibilità di crescere sereni.
Ti abbraccio, Marzia