From: Fabio

Sent: Monday, March 22, 2010 8:01 PM

To: confid@confidenzialmente.com

Subject: Aiuto urgentissimo.. ho bisogno del tuo parere marzia

La timidezza non paga

Marzia chiedo un tuo aiuto urgentissimo su ciò che mi sta capitando in questi giorni. Ho dentro una rabbia mista confusione mista ancora delusione. Ho gli occhi lucidi, non so se per le cose che ti ho detto prima, o se per le mie "proiezioni mentali". Partiamo dall’inizio. Mi chiamo Daniele e ho quasi 23 anni (a luglio). Mi piace una compagna di università del secondo anno (io sono del primo). Prende il pullman tutte le mattine con me. Non so perché, non so come, ma questa ragazza mi piace un sacco. Fino all’altra mattina c'erano degli sguardi neanche tanto particolari, forse normali da parte sua anche se io personalmente cercavo un suo sguardo. Poi una mattina di settimana scorsa dopo diverso tempo sono riuscito a tentare una specie di primo approccio. Si è seduta sul pullman dietro di me, mi sono girato e con una battuta, tra l'altro pessima, sono riuscito ad attaccare il bottone, facendola pure ridere (miracolo!!!). Da una cosa e l'altra abbiamo parlato un po' del tirocinio. Sorrideva... è una ragazza carinissima, proprio quelle che piacciono a me. Sensibilissima, con un sorriso stupendo. È una ragazza timidissima, si vede e me lo ha anche confermato lei stessa. Scesi dal pullman abbiamo fatto la strada insieme dalla fermata all'università (cosa mai fatta prima). Abbiamo parlato un pochino sul generale, sul vago. Piccolo particolare: lei sapeva già il mio nome. Sono rimasto di stucco… le ho chiesto: come fai a saperlo? E lei è rimasta un po' in silenzio. Sapeva anche le materie che avrei avuto quel giorno.
Quando ci vediamo magari durante le pause tra una lezione e l'altra scatta il sorriso. Il mio sorriso nasconde un mondo tutto complicato, magari il suo è solo di "risposta".
Ora io sto un po' così. Anche se a volte posso sembrare spigliato, quando si tratta di ragazze sono più timido di lei, ho il terrore dei due di picche o dei no, solo che stare qui con le mani in mano senza fare nulla, come è già successo in passato, non mi va. Vorrei fare qualcosa ma la paura di un rifiuto è tantissima. È timida questo sì , quindi non so se quegli sguardi, anche seppur brevi, vogliono dire qualcosa per lei.
[…]

La mattina seguente le ho chiesto se accettava un passaggio fino a casa finite le lezioni al pomeriggio. Senza pensarci troppo mi h risposto di sì.  Le ho chiesto se fosse davvero sicura, e mi ha risposto sì. Il pomeriggio. dopo le lezioni, l’ho accompagnata a casa. Era chiusa all’inizio poi in macchina abbiamo parlato del più e del meno e si è aperta un pochino, essendo riuscito a strapparle un sorriso. Alcune frasi che mi lanciava le coglievo nel modo positivo (mi ha detto che è una ragazza impegnata e io le ho chiesto in quale senso fosse impegnata. E lei mi ha risposto: non ti preoccupare che non sono fidanzata).  Oppure lei mi ha elencato una serie di suoi difetti o particolarità del suo carattere e io mi sono aggrappato al discorso dicendo "le ragazze timide sono le più interessanti", oppure lei mi ha detto che quando è in macchina non mette mai le frecce e io: "le ragazze che non mettono mai le frecce sono interessanti" un modo forse originale per farle capire che davvero mi interessava. Poi però usciva con delle frasi che tutto ad un tratto cancellavano quelle mini ma proprio mini certezze che avevo. Le ho chiesto se una domenica sarebbe venuta a trovarmi al volontariato pensando le facesse piacere e la sua risposta è stata: " se non ho niente da fare si".

Quelle risposte mi lasciavano l’amaro in bocca, pensavo che comunque se una ragazza è davvero interessata o vuole conoscere una persona fa di tutto per volerlo fare.

Passa il week-end. Io che penso a lei per tutto il week-end con la speranza che anche lei avesse fatto la stessa cosa con me. Stamattina inizia la nuova settimana, al posto del sangue avevo l’adrenalina che scorreva. Ma non importava, la mia agitazione era dovuta al fatto che ero contento di ritrovarla e rivederla dopo un lungo week-end trascorso a pensarla e forse a sopravvalutare quei mini e dico mini piccoli segnali positivi. Eccola alla fermata del pullman, mi saluta soltanto con un semplice "ciao" freddo senza alcun sorriso. Ecco la prima scarica.. ma non importa vado avanti. Cerco di trovare un argomento (pensando di aver ormai oltrepassato quella famosa linea di rottura del ghiaccio dopo il passaggio a casa sua). Parla comunque in modo freddo, sono più gli spazi di silenzi che di conversazione. Mi dice che non sta bene. Ha mal di stomaco. Penso tra me e me "tranquillo", penso sia fisiologico, quando una persona non sta molto bene è da mettere in conto un cambiamento di carattere".

[…]

Arriva il pullman, saliamo e facciamo quasi tutto il viaggio in silenzio. Penso tra me e me" non sta bene magari non vuole essere disturbata". Arriviamo in università… ancora silenzio.. fino a quando non le dico "ma oggi sei proprio spenta… oggi pomeriggio riuscirò a vederti col sorriso? Avrò una speranza? (intesa nel farmi avanti)." E lei sorridendo: "Oggi che ho mal di stomaco forse mezza". E anche li, altro imput positivo. Pensando tra me e me "ormai penso che avrà capito che un pochino mi piace, se mi parla di speranza forse ha capito tutto". E il mattino finisce lì.

[…]

Arriva il pullman che ci porta alla stazione. Viaggio in silenzio, io da una parte e lei seduta da un’altra. Arriviamo alla stazione, scendiamo dal pullman, sempre silenzio. Arriviamo al sottopasso della stazione e mi dice: "io vado di qua" in modo freddo. Le chiedo dove dovessi andare per fare sto benedetto biglietto e mi indica la direzione. La lascio al binario e mi dirigo da solo alla biglietteria. Pensavo tra me e me "che se ne torni a casa da sola, io aspetterò l’altro treno". Fatto sta che la biglietteria era chiusa e l’unico modo per fare il biglietto era farlo sul treno. Quindi ritorno da lei al binario. Arrivo. Sempre più fredda che mai. Mi chiede del biglietto. Le dico che devo farlo sul treno.. bisbiglia qualche cosa.  Poi mi dice: "ti conviene farlo direttamente alla mattina e prendere il settimanale". Io deluso più che mai le ho risposto "in realtà io prendo il treno per fare compagnia a te" e lei risponde con un "ah". Poi ancora silenzio. Arriva il treno… saliamo sulla carrozza. Il treno riparte e ancora silenzio. Ad un certo punto i nostri sguardi si incontrano e mi chiede come fosse andata oggi. Io le dico "una giornata di m…" e lei mi chiede il motivo, se fosse stato per le materie poco interessanti. In realtà il motivo era proprio lei.

Arriva alla sua fermata. Scende.. mi saluta con un "ciao ci vediamo domani". Io sprofondo nello sconforto più totale. Il treno riparte… la fermata successiva è la mia. Scendo dal treno e mi incammino… e penso tra me e me: ma cosa diavolo sta succedendo? Sono io che mi sono perso qualcosa… o forse mi sono fatto delle proiezioni mentali cosi in fretta? Prima mi dice che è contenta che io prenda il treno con lei. La aspetto per un ora… non vedo l’ora di vederla e mi dice che prende il treno prima perché è a piedi (e io che ti ho aspettato un’ora che mi allungo la strada e che devo camminare dalla stazione a casa mia per quasi 45 minuti solo per vederti, solo per parlare con te, solo per farti capire quanto mi interessi………..) e tu mi tratti cosi?? Quando fino al venerdì prima mi lanciavo qualche spiraglio positivo? Boh… ora mi trovo qua, mezzo disperato, non sapendo cosa fare e come fare. Cosa devo fare?

Avrei voluto chiederle oggi il suo numero di telefono per vedere anche la sua reazione.. ma visto l’andare delle cose ci ho ripensato un po’ su… help.

Caro Fabio

ho ricevuto qualche tempo fa una lettera simile, una specie di fotocopia. Stessa problematica: la timidezza quasi patologica. Voglio sperare che non sia tua anche quella e che ora non mi riproponga lo stesso tema. In ogni caso, può essere un argomento che riguarda anche altri, quindi rispondo di nuovo.

Non posso fare a meno di segnalarti un mio racconto pubblicato sulla rivista Silarus, qualche mese fa e inserito nel sito (vedi rubrica di narrativa e saggistica), se hai voglia e qualche minuto di tempo, vai a leggerlo. Il protagonista vive di supposizioni e speranze e si ritrova con ben poco. Titolo, appunto: "Timidezza".

Ma veniamo a te.

A me pare che la ragazza, i segnali, te li abbia dati, ma che tu non abbia saputo coglierli. Per esempio, già conosceva il tuo nome, segno che aveva chiesto di te in precedenza.Ti rammento il passaggio che le hai dato in auto e la fiducia che ti ha dimostrato, probabilmente con qualche aspettativa che tu hai deluso. Mi fa sorridere quel tuo commento ripetuto per la seconda volta: "… Le ragazze che non mettono mai le frecce sono interessanti". Vada per il riferimento alla sua timidezza, ma non è appropriato per le frecce che quando guida non mette! Sarebbe stato logico rimproverarla sia pure scherzosamente: "Allora, più che timida, sei un’incosciente, ma mi piaci così tanto che cercherò di perdonarti. Però stacci attenta, non vorrei ti capitasse qualcosa, ci tengo troppo a te…" Insomma qualcosa di simile, una frase più disinvolta e non troppo compromettente, ma nello stesso tempo esplicita.

Io penso che, all’inizio, tu le sia piaciuto, ma poi, per il tuo atteggiamento, ti abbia giudicato una sorta "d’imbranato". Lo conferma l’episodio del treno e della biglietteria chiusa. Tant’è che ha sussurrato qualcosa fra sé, prima di consigliarti di fare il biglietto settimanale. Cosa mai si sarà detto? Potevi chiederglielo, no?

Anche in quel frangente, la tua frase: "In realtà io prendo il treno per far compagnia a te", non è stata molto felice. Quasi fosse un favore a lei, piuttosto che un piacere per te. Sarebbe stato più carino spiegarle che prendi il treno perché ti piace stare in sua compagnia e sono gli unici momenti che ti permettono di scambiare due parole e starle vicino.

Lei cerca di attivare un dialogo, dandoti un appiglio e tu cosa rispondi? È stata una giornata di… ". E lei fraintende la vera ragione. Perché non spiegarle con sincerità: "Sarebbe andata meglio se fossi riuscito a farti capire quanto m’interessi. Tu sei timida, io di più e non riesco ad esprimermi come vorrei".

Certe tue risposte fanno intendere tutt’altro. Vengono fraintese e diventano irritanti.

Hai paura di un rifiuto, ma non mi sembra che, con la tua esitazione e prudenza, tu abbia ottenuto qualcosa di meglio o di diverso.

Ricorda che se in amore non metti in conto qualche rischio non fai nessun passo avanti. Meglio perdere rischiando che perdere senza aver mai azzardato. Se non rischi, non saprai mai come sarebbe potuto essere se lo avessi fatto.

Sei ancora in tempo? Forse. Se riesci ad essere più spontaneo e sincero, piuttosto che fingerti quello che non sei e risultare inappropriato. Se dovesse andarti male (perché ormai hai bruciato le occasioni), sarai più adeguato per una prossima ragazza. Non demoralizzarti.

Ti abbraccio, Marzia

Marzia risponde