----- Original Message -----

From: Maurizio

To: confid@confidenzialmente.com

Sent: Friday, March 13, 2009 6:54 PM

Subject: chiedo aiuto a te

Maledetta, benedetta timidezza 

Ciao marzia,
sono un ragazzo di 22 anni. Mi sono innamorato di una ragazza ma ho paura… paura di essere rifiutato ed è per quello che non mi faccio avanti. Ho paura che un rifiuto possa essere micidiale per me e sia in grado di affondarmi negli abissi… ho paura di fare il primo passo, sono timido ma questa paura mi blocca tantissimo.
Ora a prescindere che questa cosa non sia molto normale, cosa dovrei fare? datemi dei consigli utili e costruttivi… cosa fare con questa benedetta ragazza? e con questa bruttissima paura? cosa posso fare così non posso piu continuare a vivere. mi sto "mangiando" tutte le cose belle di questa vita. grazie

Caro Maurizio,

un'ammissione di timidezza, oggi, è cosa rara e la considero un pregio più che un difetto. Anzi ti dirò che la timidezza in un ragazzo (o una ragazza) può essere molto seducente, in un mondo in cui la sfrontatezza e la spavalderia sono dominanti. Tuttavia, anche se meno frequente, il tuo caso non è unico. Molti nascondono la timidezza con l'aggressività fino a reazioni deprecabili, in una sorta di rivalsa o di vendetta nei confronti di chi li mette in difficoltà. Per fortuna non è il caso tuo.

La tua timidezza va a braccetto con l'insicurezza, con la paura di sbagliare perfino nella scelta delle parole, o nel dirigere uno sguardo. L'insicurezza, d'altra parte, è mancanza di fiducia in se stessi e probabilmente nasce da esperienze dell'infanzia, quando mancano riferimenti essenziali, forse anche a causa di confronti ingiusti fra fratelli.  Per quanto riguarda il tuo caso, aggiungi l'orgoglio, quello che t'impedisce di superare un eventuale rifiuto, come se fosse un oltraggio insormontabile.

Tieni invece conto, mio caro ragazzo, che anche i tuoi conoscenti più spavaldi hanno incassato qualche rifiuto. D'altra parte, se non affronti questa eventualità, ti privi anche di un possibile consenso e, come tu scrivi, "mangiandoti" i momenti belli della vita.

Intanto, ti dico che le ragazze, quando sono interessate, mandano segnali, oggi più che nel passato. Ci sono sguardi, a volte timidi quanto i tuoi. Magari, se tu cammini poco distante, seguendo chi ti piace, potresti notare che lei gira la testa e lancia un'occhiata, come fosse per caso, ma per verificare se ci sei. Poi ci sono i sorrisi subito nascosti. Questo nell'eventualità che la ragazza sia timida quanto te. Se, a differenza tua, non lo è, potrebbe prendere l'iniziativa. Se non lo fa, forse non è così interessata. E questo già previene un'eventuale delusione, rendendoti prudente.

Io credo che tu non debba affrontarla subito, dichiarandoti, ammucchiando parole tutto d'un fiato. Non mi dici se vi frequentate. Se vi trovate nella stessa compagnia, le occasioni, senza esporti troppo, sono infinite. Dalla più banale. Un complimento buttato là, commenti su un film in programmazione per chiederle di andare al cinema insieme. Insomma, come si fa fra amici. Da cosa nasce cosa.

La cura della timidezza è affrontarla, nel senso che puoi addirittura configurarla nella mente, come fosse un essere odioso, una sorta di grande insetto, lo fissi  e non distogli lo sguardo, lo vedi divenire sempre più piccolo, lo schiacci sotto la scarpa. Una suggestione niente male, magari... prima di addormentarti la sera.

A parte certe tecniche suggestive, domandati cosa ti manca per piacere ad una ragazza. Hai difetti? Hai un aspetto sgradevole? Ti manca l'intelligenza? Sei balbuziente? Immagino che le risposte saranno tutte negative. In ogni caso, l'attrazione nasce da tanti fattori che non sono solo fisici. Soprattutto, ricorda che un rifiuto non è un insuccesso o una catastrofe insormontabile, è soltanto un sasso che distrattamente ti ha fatto inciampare per strada, ma non ti ha fatto cadere. Se non rischi, non potrai mai sapere se, oltre alla strada sassosa, si apre una distesa verde in piena fioritura. In caso contrario, puoi sempre tornare indietro e dare un calcio al sasso che prima ti ha fatto inciampare. Tu resti lo stesso. Magari più forte per aver vinto la battaglia con te stesso.

Ti abbraccio, Marzia

 

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