From: elisabetta

Sent: Friday, July 22, 2011 4:47 PM

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Subject: amore e matrimonio

Matrimonio sì, matrimonio no

 

Ciao Marzia,
ti ho già scritto in passato e continuo a leggere la tua rubrica; sei sempre molto equilibrata e saggia.
Vorrei confrontarmi con te su un argomento: amore e matrimonio. Quando è giusto fare il grande passo e con quali basi.

Provo a riassumerti il mio rapporto.
Sono fidanzata da due anni con un uomo più grande di me di 14 anni; io ne ho 29.
Attualmente viviamo un periodo molto sereno, siamo appena usciti da una crisetta, non dovuta affatto allaver messo in discussione il nostro amore, piuttosto causata da tante piccole insicurezze reciproche (superate) e da una visione/gestione del tempo libero un attimo diversa. Superato il momentaccio quindi, ed dopo esserci parlati con franchezza, stiamo vivendo la nostra storia con serenità e gioia; stiamo bene assieme pur rimanendo un po diversi: io dinamica, sportiva, adoro stare in movimento cosa che aiuta a scaricarmi anche quando sono nervosa o tesa; lui un po più statico, comodo, come lo prendo in giro io piuttosto che pantofolaio nel senso pieno, anche se per onestà devo ammettere che a volte tende ad accontentarmi come io faccio con lui, insomma ci veniamo in contro. Egoisticamente, pensando tra me e me, mi farebbe piacere vederlo più proattivo, vorrei riuscire a coinvolgerlo di più nelle mie attività: poi riflettendo meglio, penso che tutto sommato riusciamo spesso a bilanciarci, ci lasciamo liberi di fare senza laltro al seguito, cosa che non mi sembra un problema considerando che trascorriamo tanto tempo assieme.
Cè dialogo, ci confidiamo e supportiamo a vicenda, ognuno utilizza mezzi diversi per sostenere laltro, ma alla fine io bado molto alla sostanza piuttosto che alla forma e sono persuasa che tutto sommato se avessi difficoltà importanti lui sarebbe in grado di aiutarmi e me lo ritroverei (spero!!).
Cè ancora una bella attrazione fisica, anche se non siamo degli stacanovisti in camera da letto, non lo siamo mai stati, diciamo che non stiamo con la calcolatrice in mano a contare le volte, ergo la quantità non ci preoccupa considerando anche gli orari di lavoro reciproci, la stanchezza di una intera giornata sulle spalle, la gestione della casa (non conviviamo in senso pieno, ma spesso dormo da lui che vive da solo e lo aiuto nelle faccende domestiche). Insomma siamo una coppia normale che si ama, tra alti e bassi, qualche lite (per fortuna molto di rado) ed un sentimento (parlo per me) che a volte è fortissimo e si agita nel petto, altre sopisce ma non è mai messo in discussione, sono consapevole che cè e sono serena (insomma, non si può andare sempre a mille!) tutto questo per dirti: ci sono coppie anche neo sposate (qualche anno) che sono in crisi, che non reggono il cambiamento di vita del e nel matrimonio e si sfasciano, litigano, non riescono ad equilibrarsi, si tradiscono ed offendono io ed il mio compagno stiamo accennando la questione sposarsi, e mi nasce quasi spontaneo il pensiero (o se vogliamo la paura) che le cose potrebbero rovinarsi anche tra noi, vuoi la routine, le inclinazioni caratteriali differenti (mi riferisco al mio dinamismo ed al suo sopire); il punto è: temo che quelle che ora reputo piccole divergenze del tutto banali e superabili, tipo il dinamismo che mi porta ad essere intraprendente, ad affrontare di petto le situazioni, anche pratiche, si possa trasformare in un fardello, che mi vedrà costretta ad affrontare tutte le cose da sola. Ti faccio un esempio. Cè da rassettare: lui gironzola per le stanze, si lamenta del casino, si siede sul divano, poi si alza, piega qualche maglietta, fa qualcosa qui e lì, poi si stufa e lascia perdere rimandando allindomani o peggio al week end, momento in cui io vorrei fare tutto fuorchè stirare e rassettare, insomma io credo che tirare la cinghia e raggruppare i doveri tra il lunedì ed il venerdì significa lasciarsi e godersi libero il fine settimana; lui invece si sente stanco dopo una giornata di lavoro (anche io lo sono per carità!) e rimanda tutto al week end E come se non riuscisse, da solo, a prendere il principio delle cose, lincipit per dare luogo ad una qualunque attività e aspettasse sempre di essere incoraggiato; Io mi attivo subito invece, e tanto la smetto quando ho finito tutto. Lui rimanda, io taglio corto.

Mi chiedo: perché la gente si tradisce? Cosa succede ad un certo punto nel rapporto? Si smette di dialogare, si litiga male, non ci si ama più, cala la passione eppure la coppia in crisi era proprio la stessa che si era scelta, era stata fidanzata, conosciuta nel tempo, giurato di amarsi e rispettarsi”… dove è finito limpegno, la tolleranza, il venirsi in contro? Perché ad un certo punto le cose peggiorano piuttosto che migliorare?
La mia paura è di finire come quelle coppie che dopo qualche anno di matrimonio non hanno più niente da dirsi, sono stanche dei doveri e si struggono per la passività e strafottenza del compagno, magari sognano di esplorare altri lidi e spostano le loro attenzioni altrove piuttosto che provare a salvarsi.
Ora io ed il mio ragazzo siamo in uno stato di equilibrio ed ammetto che, sì! ho un po paura se guardo a qualche coppia non troppo felice, e mi chiedo se tutto quello che siamo ora basterà anche domani.
Ci amiamo e proviamo a venirci incontro in quelle che sono le reciproche esigenze, non ci opprimiamo, ci
rispettiamo, stiamo insieme eppure ci sentiamo liberi, insomma tu che sicuramente sei sposata ed hai molta più esperienza di coppia, cosa mi rispondi?

So bene che non esiste una formula magica, che la riuscita di un buon matrimonio dipende da tanti ingredienti, proprio come una pietanza dal buon sapore: è linsieme di tante cose che delizia il palato o lo disgusta!
Si può essere felici anche tra 20 o 30 anni insieme? Io lo sono adesso! Faremo la cosa giusta sposandoci? Scusa lingenuità delle domande, ma credo che condividere la vita con qualcuno, proprio alla luce degli sfaceli che vedo, sia una scelta da prendere con estrema consapevolezza e cognizione, prima di soffrire e far soffrire, magari un giorno anche i nostri figli.

Grazie per la risposta che mi darai.

 

Cara Elisabetta,

i matrimoni di oggi hanno vita breve perché si elude il loro vero significato. Se per la Chiesa, è un sacramento indissolubile, anche per lo Stato (Municipio) è un contratto legale che, a sua volta, vincola all’impegno di fedeltà, di sostegno e protezione reciproci. Prima di una scelta così importante, dovrebbero esserci gli elementi fondamentali: amore, fiducia, comprensione, consapevolezza e convinzione reciproca del passo che si va a compiere.

Ora, se dalla stipula di un contratto di compravendita (per esempio di una casa) presso un notaio, una volta che si è firmato e registrato, non si può tornare indietro, dal contratto matrimoniale, guarda caso, sì. Come se la persona fosse meno importante di un oggetto di consumo. Separazione consensuale o legale e divorzio. E non dimentichiamo che, anche il matrimonio cattolico, è annullabile dalla Sacra Rota. Spesso per ragioni del tutto opinabili. Tanto ci sarebbe da dire sul tema.

È tuttavia umano che un amore finisca (un piccolo amore), o che, nonostante sia vero amore, nascano a volte motivi tanto gravi da rendere impossibile la convivenza. Da qui, la decisione e possibilità di rompere un legame, che non rispetti certe aspettative, è del tutto legittima. Niente da obiettare, se non riflettere che forse sarebbe stato meglio pensarci bene prima.

Dispiace affermare, che oggi, ci si sposa con superficialità. Per non dire immaturità, spesso perenne. È l’infatuazione di una cerimonia suggestiva, euforia di una giornata unica e irripetibile (economicamente considerevole) che si ritiene fondamentale, quasi di buon auspicio. Gratifica sentirsi al centro dell’attenzione e ammirazione di amici e parenti intorno, spesso presenti soltanto per formalità. Gli sposi ignorano quanto siano annoiati… Abito, fiori, musica, auto importanti spesso noleggiate, fotografie… E tanti regali. L’amore è altro. L’amore è non desiderare altro che… l’altro, finalmente uniti in un vincolo così importate.

Se poi, fin da prima, sussistono dubbi e insicurezze, forse sarebbe meglio soffermarsi a riflettere.

Mi chiedi come mai oggi i matrimoni si sciolgono così velocemente. Perché mancano l’adattamento, la comprensione reciproca, e subentra l’egoismo: si vorrebbe, da sposati, mantenere la vita precedente, senza alcuna rinuncia. Ed ecco la scappatoia o… l’alternativa.

Sono le deprimenti ragioni per le quali un matrimonio odierno perde l’importanza del proprio valore che dovrebbe costituire un impegno fondamentale e reciproco. Ed ecco c’è già la soluzione. A volte fin da primi anni, fin dai primi mesi.

A parte quanto ho espresso sopra, mi chiedi perché oggi sia così comune l’infedeltà, spesso consumata nel tempo, ignorata dal partner che si fida. Non c’è differenza fra uomo e donna. Spesso la doppia vita prosegue nel tempo, senza apparente danno o rimorso, un legame che si è "adagiato" nel quieto vivere.

<< Calma piatta>> mi confidano i molti che mi scrivono. << Poca o nessuna intesa sessuale. Poco dialogo >> ed ecco che si sentono legittimati a tradire: matrimoni basati sul "niente". 

Una donna sposata ha spesso sulle spalle più di un carico: il lavoro fuori, l’impegno della casa, la cura dei bambini, le corse frenetiche per tutta la giornata. Arriva, quindi all’esasperazione. Spesso tradisce per non sentirsi vittima, una sorta di gratificazione personale o di rivalsa, o per sentirsi femmina, oltre che donna atta a "tutti servizi". L’uomo, invece, spesso tradisce perché essere maschio, secondo un concetto maschilista, gli dà "licenza di tradire".

<<Amo mia moglie anche se la tradisco, infatti non le faccio mancare niente >>. Una frase ascoltata troppo spesso.

E la moglie ignara è contenta e beata, convinta di avere un marito innamorato e perfetto. Soprattutto fedele.

A titolo di curiosità, più o meno statistico, ci sono altre ragioni di discordia, molto più banali ma anche molto fastidiose: sono legate all’igiene personale. Un’amica avvocato le pone addirittura in testa alla classifica delle cause di separazione. Pare che gli uomini, spesso, si avvicinino alla moglie senza tener molto conto di un particolare che ritengono minimo ed è fondamentale. Più difficile che questa trascuratezza avvenga in campo femminile.

Purtroppo, mia cara, la convivenza, se non è sostenuta da sentimenti e ragioni solide e importanti, diventa inevitabilmente, dopo un certo tempo, routine e, alla prima difficoltà, già si pensa alla scappatoia. Basta un motivo banalissimo come quelli che tu citi: il marito non aiuta in casa, o ciascuno pretende la propria libertà individuale, chessò… uscire la sera con gli amici, fare vacanze separate, oppure, nel caso tuo, è quel tipo di pantofolaio che non vorremmo avere accanto. E così via. Sono già sintomi di fragilità nell’unione.

Fin da ora, fai presente le vostre divergenze caratteriali, perfino nella suddivisione dei compiti domestici e altro, una partenza che fa riflettere.

Nello stesso tempo, però, riconosci tutti gli aspetti positivi del vostro rapporto: "Cè dialogo, ci confidiamo e supportiamo a vicenda, ognuno utilizza mezzi diversi per sostenere laltro…” Sono parole tue.

Non dimentichiamo che ci sono invece ragioni molto più gravi. E non sono, per fortuna, nel tuo caso. Per esempio, la violenza fisica e mentale. In quelle circostanze, ritengo sana, anzi obbligatoria, una separazione seguita dal divorzio. E, considera, che tristezza, spesso sono le moglie maltrattate quelle più refrattarie alla separazione.

Posso solo aggiungere, poiché me lo chiedi, che io sono sposata da molti anni e con lo stesso uomo. Sono moglie e madre. Non vorrei, però, in questa sede aggiungere di più.

Alla tua ultima domanda: "Si può essere felici anche tra 20 o 30 anni insieme? Io lo sono adesso! Faremo la cosa giusta sposandoci?…"

Ti rispondo che basta sostituire il termine o concetto di felicità con serenità. E, credimi, è davvero un ottimo risultato. Inoltre, come più volte ho ribadito, in amore è previsto il rischio. Amare vuol anche dire accettare quel rischio, se davvero si ama.

Ti abbraccio, Marzia

Marzia risponde