From: Elsa

Sent: Wednesday, June 01, 2011 3:25 PM

To: <confid@confidenzialmente.com>

Subject: l'insondabilità dei sentimenti

 

Meglio non rimandare

Cara Marzia,

ultimamente mi sono ritrovata a leggere la tua rubrica con particolare interesse e oggi ti scrivo direttamente per cercare un consiglio. Mi trovo a un punto di svolta nella mia vita affettiva del quale avevo avuto avvisaglie in passato. Ora mi rendo conto però che in me è maturata una nuova consapevolezza.

Cercherò di raccontarti la mia relazione nella maniera più semplice e breve possibile, anche se non sarà facile. Ho 29 anni e sto insieme al mio ragazzo da 6. Mi rendo conto che, sin dall'inizio, lui è più coinvolto di me fisicamente, ma per me ciò ha un'importanza secondaria. Lui corrisponde a tutto quello che un ragazzo mi può dare: bello, serio, comprensivo, impegnato, interessato, colto, scherzoso, vita regolare. Viviamo entrambi all'estero, abbiamo fatto gli stessi studi e condividiamo gli stessi amici. 3 anni fa ci si presenta l'occasione di prendere un appartamento in affitto  e la cogliamo al volo, anche se io non me la sento. In quel periodo l'avevo lasciato per alcuni mesi perché sentivo che qualcosa nella nostra relazione non andava, ma, non riuscendo a meglio definire il disagio, decido di riprovare e di prendere l'appartamento con lui.

L'anno scorso decido di dare una svolta alla mia vita e di seguire una formazione in un altra città: avevo bisogno di allontanarmi da lui, di capirmi meglio, di crescere, di frequentare ambienti diversi e gente nuova. Mi rendo conto che tutto ciò si è tradotto in una fuga da parte mia e in un rincorrere parte sua. I miei sentimenti per lui hanno attraversato alti e bassi: periodi in cui ero convinta che lui fosse l'unico uomo per me e altri in cui percepivo delle falle nel rapporto. 

Un paio di settimane fa ho fatto un viaggio per lavoro. Lui cerca sempre di seguirmi se può, ma io ho fatto in modo che il mio spostamento combaciasse con un suo impegno: avevo bisogno di stare da sola. Per puro caso incontro un ragazzo e posso dire che c'è stato un colpo di fulmine; abbiamo passato delle piacevolissime giornate insieme. Con questo incontro, tutte le mie certezze si sono frantumate per l'ennesima volta, in quanto mi sono resa conto che il disagio permane e che riesco a provare interesse per un'altra persona.

Per lui sono la donna da sposare, ma io non sono mai riuscita a immaginarmi con la sua fede al dito o con figli da crescere insieme. C'è qualcosa che non riesce a convincermi, una tensione nell'aria quando parliamo, il fatto di non riuscire a essere me stessa fino in fondo e che debba in qualche modo piegarmi al suo modo di vedere le cose, il fatto che a lui piaccia controllare, il suo fortissimo amore che mi schiaccia perché non sono in grado di ricambiarlo, il suo desiderio di vivere la coppia come un tutt'uno che si scontra con la mia forte indipendenza. La mia natura mi porta a rimettermi sempre in discussione, a cercare di migliorarmi, a volere il bene dell'altro a costo di soffrire, a desiderare il massimo sviluppo della personalità del compagno senza imporre limiti, a vivere la coppia come una scelta quotidiana e non perché c'è l'abitudine di stare insieme. Lui invece è molto più abitudinario e non si pone domande. Quando mi chiede se lo amo e io gli dico che gli voglio bene perché per me la sincerità dei sentimenti è essenziale, lui accetta la situazione e non cerca di capirmi o di aiutarmi. Ho l'impressione che cerchi di colmare i miei vuoti con la potenza e la caparbietà del suo sentimento.

Non ho proprio niente da rimproverargli, ma non riesco ad amarlo come mi ama lui. Non riesco a capire se questa incertezza faccia parte del mio carattere che non vuole vivere nel legame e nell'abitudine; se siano accumuli di tensioni e incomprensioni nella coppia; se ho una visione adolescenziale e assoluta dell'amore che non esiste nella realtà; se sto buttando via l'occasione di una vita o se semplicemente qualcosa dentro di me si è trasformato. So benissimo che potrei cercare di salvare la coppia, parlarne con lui, inseguire un progetto comune e superare questo momento di difficoltà, ma qualcosa dentro mi sussurra che, in fondo, non ne ho voglia. Ma non si tratta forse di un capriccio? È così facile buttare via il vecchio alla ricerca del nuovo, ma io mi ritrovo a sognare altro…

Non ho affrontato l'aspetto del contatto fisico, perché per me va di pari passo con l'intesa affettiva e intellettuale. Inutile scrivere che vivo i rapporti con lui in maniera artificiale e che non provo più niente quando stiamo insieme. Provo tanto affetto, certo, ma probabilmente a alla mia età anni non è sufficiente.

Sono giunta alla fine di questa mia lunga mail. Mi scuso per essermi dilungata, ma come è possibile racchiudere 6 anni di vita, dubbi, passioni e desideri in poche righe?

 

Cara Elsa,

ho letto la tua mail con attenzione. Hai scritto molto ma, nello stesso tempo, sei stata essenziale. Inoltre, hai una scrittura molto scorrevole. Cercherò di essere essenziale anch’io, tantopiù che la tua analisi è già molto accurata.

Non ci si rende conto che, a volte, soffre più chi abbandona rispetto a chi è abbandonato. E, infatti, tu soltanto all’idea, non sei serena. Dopo sei anni insieme, è più che logico che in te ci dell’affetto per lui anche se non lo ami più, che vorresti saperlo amare come lui ti ama ed evitare di farlo soffrire. Ma, non sempre, si può sacrificare se stessi, per risparmiare l’altro, a scapito del proprio diritto all’amore, in tutta la sua completezza. E nemmeno precludere all'’altro, il diritto ad essere amato.

Non lo ami più e, da quanto scrivi, è evidente, non puoi assecondarlo nel progetto di costruire insieme una famiglia, mettere al mondo figli e quant’altro. Ecco, i figli. Anche se soltanto ipotetici per il momento, devi loro, fin da adesso, attenzione e rispetto. Figurati dopo averli messi al mondo! 

La tua natura indipendente, come la definisci, potrebbe portarti, dopo, a prendere quella decisione che non hai saputo prendere oggi, esasperando maggiormente il malessere che già vivi adesso. Vero è che la fisicità non è la parte essenziale, che deve esserci insieme ben di più: sentimento, comprensione, intesa intellettuale, fiducia, rispetto. Lo sai bene anche tu.

 Da quanto racconti, in te non coesistono queste componenti e, infatti, lo conferma l’assenza, da parte tua, di partecipazione nell’intimità. Non credi che già questa tua freddezza fisica (sintomo di ben altre carenze sentimentali) sia molto irrispettosa per i lui che ti "vive" completamente?

Tu parli di sincerità, sei convinta di essere sincera del tutto? Non basta rispondere con un "ti voglio bene". La sincerità vorrebbe che tu gli dicessi che non lo ami più. Lui si accontenta, scrivi, ma questo penalizza te quanto lui. Condividere una vita non deve essere, fin da ora, un accontentarsi. Nemmeno foste due vecchi coniugi che stanno insieme per affetto, abitudine e per senso del dovere.

Altro test è stato quello dell’incontro con l’altro ragazzo. Lo hai perfino definito "colpo di fulmine".

Ammesso che lo sia stato davvero, se autentico, sappi che capita di rado, è un sorta di magia, un "riconoscersi" e lo si sente da subito.. In tal caso, sarebbe davvero sconsiderato ignorarlo per mantenere una storia che non è più sostenuta dall’amore.

Ora tu, invece, definisci "l’occasione della tua vita" quella che invece stai vivendo attualmente con malessere. Il calcolo che fai, perdona, è puramente interessato. Hai paura che, cambiando strada, ti ritroverai a pentirti, magari a soffrire per un altro che non ti ricambia alla stessa maniera. D’altra parte, in amore, non può esserci calcolo e a volte il rischio vale la partita.

Chiedi se sia possibile recuperare. Se sei disposta ad una sorta di compromesso, è possibile, sempre mantenendo questa tua falsa partecipazione e corrispondenza.

Hai ventinove anni, non puoi ipotecare né la tua vita né quella di lui che ha diritto ad essere amato da chi, un domani, saprà amarlo.

Ti abbraccio, Marzia

Marzia risponde