From: Raffaella

Sent: Saturday, November 26, 2011 5:29 PM

To: confid@confidenzialmente.com

Subject: confusione&ulcera!

Morale della favola

Cara Marzia,

Le scrivo perché mi sento un po' confusa nel rapporto con il mio ragazzo che dice di amarmi ma invece sembra non capirmi.

Stiamo insieme da quasi 3 anni e ci dividono 70km che ci costringono a vederci solo nel fine settimana.

A causa di questo problema logistico, abbiamo dovuto conoscere, forse troppo presto, i rispettivi genitori.

Se all'inizio, all'interno della sua famiglia, mi sembrava tutto rosa e fiori, con il tempo ho iniziato ad aprire un po' gli occhi e a notare che il mio moroso vestiva dei panni che non gli si addicevano! A causa dei capricci della sorella 18enne (viziatissima,con genitori molto permissivi), lui, pur lavorando, dava sempre un aiuto nelle faccende domestiche (mentre la sorella chattava su fb), consolava la madre durante le liti col marito e la figlia, e stava in casa a tenere compagnia ai genitori quando la sorella usciva senza dire né dove né con chi andava.

La cosa si è aggravata quest'estate: finalmente la 18enne è riuscita a prendere la maturità e i suoi, quasi x omaggiarla del risultato ottenuto (60/100), le hanno organizzato una festa coi parenti, le hanno pagato il mini- viaggio di 2gg x recarsi ad un concerto e le hanno offerto le vacanze: 20gg al sud Italia con un'amica! O_O

 

Io non ci ho più visto -letteralmente- dalla rabbia! Al mio moroso non hanno fatto il regalo né di compleanno né di Natale, ha dovuto sopportare le continue crisi depressive della madre, quelle isteriche della sorella e quelle irruente del padre. Forse io non dovrei intromettermi, ma vedere il mio ragazzo essere così preso in giro dalla famiglia non mi piace e mi fa arrabbiare moltissimo! Anche perché, sia economicamente (lei è molto sponsorizzata) che psicologicamente non viene tenuto in considerazione! Ho paura che un giorno, a causa di finte storie-inventate della sorella lui si ritrovi con un pugno di mosche in mano.

Forse sono prevenuta perché mio papà ha vissuto una storia simile, ma non ce la faccio a non esserlo!

Per tentare di risolvere la situazione ho provato a parlare col mio moroso, a fargli capire il mio disagio, ma lui sembra non comprendere le mie parole. Lo amo moltissimo, ma nello stesso tempo non voglio che si faccia mettere i piedi in testa continuamente dalla sua famiglia. Vorrei lasciarlo perché so che lui non cambierà, ma non ci riesco perché c'è un filo magico d'amore che mi lega a lui...

Solo che così non voglio più vivere, mi sta quasi venendo l'ulcera! :)

 

Cara Raffaella,

se davvero lo ami molto e "c’è un filo magico fra di voi" allora dovrai essere più paziente e comprensiva. Evidentemente ti sei innamorata di lui proprio perché è disponibile e generoso e non gli pesa prodigarsi per gli altri.

Ora mi chiedo come sai che lui aiuta madre e sorella nelle faccende domestiche, sei presente in quelle occasioni? Se ti riferisci allo sparecchiare e magari anche riempire la lavastoviglie e rassettare la cucina, vuol dire che sei presente perché hai pranzato da loro. Perché allora non dai l’esempio e lo schiaffo morale ai suoi familiari, alzandoti prima tu per sparecchiare e poi aiutarlo se lui traffica in cucina? È quello che in genere ci si aspetta da un ospite a pranzo se c’è una certa confidenza e lo si considera quasi di famiglia. E, magari, anche lui lo vorrebbe. Lui si prodiga perché probabilmente rimani seduta e, se lo fai tu, anche la sorella minore si ritiene libera di farlo. Mentre lei chatta tu che cosa fai? Guardi lui che sfaccenda?

Oppure, viceversa, è lui che si è confidato con te, scontento di quanto si verifica in famiglia? In quel caso sarà lui stesso a dover rendersi autonomo, senza però la tua sollecitazione e insistenza continua. Altrimenti diventi assillante e lui si trova bersagliato da due parti.

Dovrai semplicemente suggerirgli che è compito suo, se si sente in difficoltà (o sfruttato) farlo presente in famiglia e distaccarsi. Sempre in modo calmo e pacato altrimenti (con la rabbia) si passa dalla parte del torto.

Non conosco la differenza d’età fra lui e la sorella, è possibile che lui la ritenga la "sorellina piccola" e nei suoi confronti sia protettivo e condiscendente. In ogni caso, è stato proprio lui, con il suo comportamento permissivo, a dare la cattiva abitudine. Insomma s’è creata una consuetudine e diventa difficile interromperla. Dovresti, come detto sopra, prendere tu l’iniziativa, in certe occasioni: alzarti mentre gli altri restano seduti. Vedendo che collabori, dimostri che ti crea disagio che sia in azione soltanto lui e i suoi familiari potrebbero sentirsi mortificati nello stare fermi a sedere. Oppure, alzandoti in suo aiuto, potresti, gentilmente, invitare la sorellina: "Mi dai una mano, così finiamo prima?". Oppure, prendere tu l'iniziativa, rivolgendoti a lui: "No, lascia stare, faccio io. Non è giusto che tocchi sempre a te". In modo che gli altri sentano.

Curiosità: chi ha cucinato quando tu vai a pranzo da loro? Perché, in genere, chi si è dato da fare ai fornelli ha il diritto di riposarsi e di non rassettare la cucina.

Non puoi litigare con il tuo fidanzato per queste ragioni, a rischio di sciupare il vostro rapporto. Cerca di essere più collaborativa, altrimenti potrebbe nascergli il dubbio che, quando vivrete insieme, tu pretenderai da lui quanto già subisce oggi, magari mentre tu te me starai seduta davanti alla TV. (Se lo facevi per tua madre e tua sorella, lo puoi fare anche per me…)

E, comunque, ti dirò, in linea di massima, niente vieta che un uomo collabori e aiuti (un aiuto, non che faccia tutto lui!) la propria compagna nell’andamento domestico, specialmente se entrambi svolgono un lavoro fuori casa. Anzi, mi sembrerebbe una giusta dimostrazione di parità, solidarietà e rispetto reciproco.

I diciotto anni della sorella sono pochi, probabilmente la ragazzina ha avuto e dato problemi in precedenza e il fatto che sia riuscita a diplomarsi, nonostante certe difficoltà, deve essere sembrato, ai genitori, una gran cosa, tanto che hanno voluto premiarla, indipendentemente dal risultato, dimostrandole considerazione.

Mi viene in mente la parabola del "Figliol prodigo", chissà perché.

Se tuoi "suoceri" realmente trascurano il figlio maschio, forse non se ne rendono conto, forse non trovano motivo di sostenerlo per il semplice fatto che lui non ne ha bisogno o, almeno, dimostra di non averne bisogno.

Quando lui si è diplomato gli hanno fatto un regalo? A Natale hanno escluso solo lui? O anche gli altri? Non è poi una cattiva idea eliminare la corsa al regalo natalizio, spesso inutile.

Per il compleanno, invece, hai ragione se escludono soltanto lui e fanno un regalo alla figlia nella stessa ricorrenza. Sarebbero davvero ingiusti e ingrati. Va considerato un po’ tutto, insomma ci vuole una visione d’insieme.

Per concludere: per scuotere l’apatia di certe persone è meglio dare il buon esempio. Morale della favola, comincia tu per prima.

Ti abbraccio, Marzia

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