----- Original Message -----

From: Mariangela

To: confid@confidenzialmente.com

Sent: Wednesday, November 07, 2007 5:13 PM

Subject: la confusione totale

Nessuna sorpresa

Cara Marzia,

ti ho gia’ scritto in passato  ( Da Mariangela....  Telefonate alla figlia ) e permettimi di farlo nuovamente non fosse altro per avere un’occasione di sfogo con un’amica esterna ai fatti ed estremamente sincera nel parere.

Non puoi certo ricordare la mia storia, iniziata ormai 5 anni orsono, con un uomo poco piu’ grande di me (io ho 40 anni e lui 42) e padre di una bimba coetanea al mio. Alle nostre spalle due unioni fallite dalle quali sono nati i nostri rispettivi figli.

La distanza logistica delle nostre abitazioni (io sono di Roma e lui della provincia) non ci ha mai permesso, in un certo senso, di fare grandi progetti di convivenza, ma non ti nego che ho sempre sperato di ricostruirmi una famiglia nonostante il matrimonio fallito. Non ho mai chiesto di essere sposata, anche perche’ mi porto dentro le paure e le reticenze di ogni persona che vive certe situazioni, pero’ non sono una di quelle persone che vogliono stare da sole o che sventolano lo slogan "single e’ meglio". Tutt’altro. E questo lui lo ha sempre saputo.

Cinque anni sereni, di amore, di problematiche anche molto serie,  di coinvolgimento a 360°, anche quello dei nostri figli e il conseguente attaccamento dei bimbi alle rispettive figure "non genitoriali".

Devo dirti in tutta onesta’ che non mi sono mai fidata completamente di quest’uomo, un po’ per la distanza, un po’ perche’ e veramente un bell’uomo "sensibile" alle lusinghe femminili (e su questo spesso scherziamo), ed inoltre perche’ mi porto dentro l’amarezza e la delusione di un padre che ha tradito e lasciato mia madre (dopo 30 anni di matrimonio) e il dolore della mia prima storia di amore durata 6 anni e finita con lui che se ne andava a vivere in Inghilterra con la sua nuova donna (attualmente sua moglie).

La storia e’ adesso in crisi soprattutto perche’ io, dovendo lasciare la mia casa in affitto tra poco piu’ di un anno, mi sono fermata ed ho riflettutto su "cosa vogliamo fare da grandi" insieme.

Parlando proprio della mia abitazione, a fine estate, il mio compagno mi ha dato un sacco di consigli, saggi sicuramente, ma del tipo "conviene che te la compri una casa invece di pagare soldi a fondo perduto" e, davanti a certi discorsi, ho chiesto se era normale parlare al singolare e non cercare una soluzione ai nostri casotti, alla distanza e alla possibilita’ di vivere insieme (cosa non facile di sicuro visto che ci sono 2 bimbi di mezzo e sono la cosa piu’ importante).

La sua risposta e’ stata vaga, non c’e’ stata in realta’. Portare pazienza, aspettare gli eventi etc...

Di li’ in poi e’ uscita fuori quella parte di me, che a me davvero non piace, ma che non lascia passare nulla se qualcosa non mi va bene e che non e’ piu’ tollerante davanti alle cose che non mi convincono.

E quindi tutta una serie di tensioni che certo minano questo rapporto e che non ci fanno vivere sereni.

Di recente sono venuta a conoscenza di un contatto femminile sul suo messenger e ho chiesto spiegazioni (credo sia leggittimo dopo 5 anni di rapporto e soprattutto a 40 anni). Dapprima si e’ arrabbiato, rispondendomi che si trattava di una collega di lavoro di una sede diversa dalla sua, eppoi mi ha detto che, riguardo alla mia mancanza di fiducia, non sa quali contromisure prendere...

Dopo pochissimi giorni dalla mia richiesta ha piantato una semi-scenata di gelosia, facendo riferimento ad uno squillo che avrei fatto io, per sbaglio, in procedura riservata, ma che non era indirizzata a lui, chiamato poco prima, ma ad un probabile "altro"...(!). E ha addotto le mie recenti tensioni come scuse perche’ c’e’ un altro etc.etc.

Davvero Marzia non ho "diversivi" che mi distraggono da lui e ho cercato di tranquillizzarlo, gli ho detto che io trovo ogni modo possibile di "contromisura" per tranquillizzarlo (e mi sono morsa la lingua per non dirgli "a differenza di te") perche’ non e’ questo il motivo di scontento in me.

Sono per carattere una persona sincera e trasparente (forse troppo) e se mi fossi stancata di lui davvero non avrei esitato a chiudere. Ho peraltro chiuso io con mio marito, dopo molteplici tentativi e nonostante il mio adorato bimbo e nonostante il divorzio dei miei e il dolore a me noto che gli avrei arrecato.

Adesso mi trovo in una situazione di catalessi, come una pianta non so che fare, cosa pensare. Ho un sacco di pensieri che mi stancano la testa, mi sento svuotata e distrutta e mi chiedo: perche’ non vuole capire che il problema e’ che per me la storia e’ "cresciuta" e che vorrei qualcosina di piu’? Non ha senso piu’ per me tornare a casa la sera, da sola con il mio bimbo; io vorrei una "famiglia". E invece devo continuare a pazientare e aspettare di vederci quando possibile, quando lui puo’ venire a Roma o io andare da lui etc. etc.

Per i problemi di sfratto mi ha detto "ricordati che c’e’ sempre casa mia" ma non ho mai sentito dire: "…vorrei vivere con te". Lui e’ molto pragmatico e razionale: lavora vicino alla abitazione della figlia, abita a 30 km di distanza dal lavoro e quindi dalla bimba. Capisco la "triangolazione" difficiltosa... Io vivo a Roma e lavoro a Roma... insomma una matassa davvero aggrovigliata ma... possibile che non si possa trovare una soluzione?

Io lo amo; e’ un uomo con problemi di salute (e’ diabetico) anche la sua bimba ha problemi non della stessa natura e che spero svaniscano con la crescita.. La situazione a volte e’ anche difficile; per lui fondamentalmente esiste solo lui e la figlia... Comprendo anche i suoi silenzi, i suoi pochi slanci perche’ certe malattie ti segnano profondamente... ma e’ soltanto mio egoismo pensare di meritare un po’ di piu’ che una comoda via di mezzo?

Come mi scrivesti tu, ho pensato in questi anni di vivere la storia  così come era, per quello che dava, finché dava. "Purtroppo cadiamo spesso nel desiderio, o pretesa, o errore di voler concretizzare o semplicemente proiettare nel futuro ogni incontro d'amore, privandoci così di viverlo nello spazio di tempo in cui c'è: potrebbe darci gioia, se non ci perdessimo in progetti che probabilmente non si realizzeranno o paradossalmente potrebbero realizzarsi proprio perché non li abbiamo sollecitati e quindi sorprendendoci"

Nessuna sorpresa per me.

 

Cara Mariangela,

mi dispiace leggere che, nonostante la lunga relazione, le tue aspettative non si siano concretizzate. Però si è approfondito il rapporto con/fra i rispettivi figli, insieme a voi, mentre all’inizio, il tuo uomo si isolava per telefonare alla sua bambina. Non smentisco il concetto espresso nella mia risposta precedente (primi tempi della vostra storia) che si riferisce, però, a spazi temporali meno prolungati. Dopo cinque anni, hai ragione a pretendere qualcosa di più. Se non altro una conferma più esplicita e definitiva.

Posso in parte capire la reticenza di lui che, per quanto attraente sia, è pur sempre un uomo con problemi di salute. Ciò lo mette sulla difensiva e frena scelte di impegni maggiori.

A lui piacciono le donne (menomale) e lo lusingano le loro attenzioni, ma non può permettersi molte divagazioni o programmi o promesse (il diabete, inoltre, ridimensiona certe velleità) e può darsi che questo sia motivo di frustrazione. Ma rende meno probabile una sua infedeltà. La frequentazione della collega, attraverso messenger, potrebbe essere un semplice diversivo consolatorio o la ricerca di qualche gratificazione alla sua vanità. 

Ciò che però insospettisce è la sua reazione, ritardata, alle tue insinuazioni. Ha capovolto, o lui avrebbe voluto capovolgere, la situazione. Ti ha aggredito per non essere aggredito. A quale scopo? Per creare un precedente, o peggio, portarti alla rottura attribuendotene la responsabilità? Se così fosse, sarebbe un espediente piuttosto vile, oltre che banale. Ma forse si è trattata di una semplice e infantile rivalsa, una sorta di castigo. Ma se lui si offende per la tua mancanza di fiducia, come mai ti dimostra sfiducia?

Non ti resta che domandarti fino a che punto tieni ancora a lui. Il lavoro e i vari km di distanza diventano un problema piuttosto consistente. Per il tuo lavoro, c’è il rischio eccessive difficoltà, per cause organizzative e logistiche. Se ti trasferissi in casa sua, accetteresti di perdere la tua autonomia economica? E lui sarebbe in grado di prendersi a carico te e tua figlia? Sai quanto disagio ne nascerebbe? Sono forse questi i dubbi che lui non ti esprime.

Ma se di vero amore si trattasse, gli ostacoli diventerebbero irrisori e un modo di risolverli, o per lo meno di affrontarli insieme, si troverebbe.

Da quanto racconti, temo che stiate scivolando verso una certa pesantezza dell’ essere. Come se voi non aveste il coraggio di ammettere che il sentimento si è affievolito. Cercate, l'uno e l'altra, di trovare delle motivazioni valide per rileggere una storia che comincia ad avere caratteri poco decifrabili. Di sicuro, le ragioni non sono la banalità di un numero nascosto prima della telefonata (il numero chiamato dovrebbe risultare lo stesso, o no?) o un contatto virtuale in messenger.

Tu però dici di amarlo e poi ci sono i bambini. C'è affetto fra loro e, paradossalmente, essi identificano in voi, sostituendole temporaneamente, le figure genitoriali non sempre presenti. I bambini hanno, a volte, questi meccanismi di consolazione.  Si deduce che, adesso, vi leghi più il senso del dovere che un’intesa sentimentale e passionale. Se foste una coppia di coniugi, sarei la prima, a consigliarvi di salvare il matrimonio per il bene dei bambini. Nel caso vostro,  vivete già separati, in località diverse, in case diverse e, il genitore biologico, esiste: l'impatto di un'ipotetica separazione, per i bambini, sarebbe relativamente drammatico. Meno difficile allentare i contatti, semplicemente diradandoli in incontri di tipo amichevole.

Lui non ti ha detto:"Vieni a vivere con me", ma "C’è sempre la mia casa…" potrebbe avere lo stesso significato, anche se sembra, da come spieghi, poco convincente o valere come possibilità provvisoria. Ma lui non è il tipo dalle forti esternazioni. Chissà se ti ha mai detto "ti amo". Fra le tante parole della tua mail, sei tu ad affermare di amarlo ma, nell’insieme del contenuto, ci sono solo il tuo rammarico per non aver regolarizzato la vostra posizione e scambievoli sospetti di presunte infedeltà. Le sue insinuazioni, del tutto esagerate e gratuite, sono sorprendenti un uomo razionale e poco espansivo, tanto da apparire forzate.

Potrei sbagliarmi ma… la tua lettera suggerisce molti interrogativi e perplessità sulla solidità della vostra relazione. Tu fai notare i suoi atteggiamenti poco espansivi e li attribuisci alla sua malattia. In tal caso, non ti resterebbe che armarti di pazienza e comprensione: se davvero lo ami. Soltanto renditi conto che è arrivato il momento, vista anche l’urgenza di una decisione (per lo sfratto) di un chiarimento, pacato, mai aggressivo. Niente di male a spiegargli quali desideri e speranze nascondi: dopo cinque anni, è giusto avere certe aspettative e conferme. Ma la domanda più importante è: lui ti ama?

Ti abbraccio, Marzia

Marzia risponde