From: Loredana

Sent: Tuesday, August 23, 2011 4:08 PM

To: confid@confidenzialmente.com

Subject: La mia storia

Non siamo unici



Mi piacerebbe mettere la parola pace nella mia coscienza.
Ho sempre pensato di non essere come gli altri, di essere "diversa", in meglio o in peggio non lo so. Credo d aver messo rapidamente la mia infanzia nel cassetto. fin dalla più giovane età ricordo i miei genitori litigare per delle ragioni a me non comprensibili, ricordo di essermi nascosta dietro la porta della mia stanza svariate notti per fermare mia madre quando decideva di andare via (dove poteva mai andare da sola a piedi la notte? se le succedeva qualcosa???), ricordo di aver minacciato i miei genitori con un coltello all'altezza del mio stomaco per farli smettere di discutere. ricordo di aver visto mio padre dare uno schiaffo a mia madre (ora capisco che qs possa essere un gesto "innocente" ma sul momento avevo paura che l'uccidesse). Ricordo che per saldare i debiti di mio padre ho cercato di vendere i miei giocattoli ai miei compagni di scuola.
Quando non ce l'ho fatta più ho parlato con mia nonna a mia zia (parte della famiglia di mia madre). il risultato è stato che i miei genitori si sono separati e per tutta la vita ho pagato. per questo e per il semplice fatto di esserci.
Mia madre non si è mai ripresa dalla separazione. Ho cercato i primi anni di starle vicino, quando la sentivo piangere. È stata dura dover ricominciare da zero... per anni ho sopportato le sue ansie e me ne sono fatta carico. Ho cercato di essere un’amica per lei (avevo 11 anni). ma lei non ha fatto che parlare male di mio padre, dicendomi quanto cattivo e buono a niente fosse. Lo insultava ogni sera per ore e ore. Mi sono rifiutata cosi di vederlo (quando si è cosi giovani ci si fida ciecamente dei parenti stretti) e il fatto che lui non rivendicasse il suo diritto di padre, confermava le parole di mia madre. Lei cercava di obbligarmi a vederlo, non capiva perché io non volessi più saperne!!! Ma quando uscivo con lui ero OBBLIGATA  a fargli domande come "hai un altra? Perché hai lasciato la mamma? Ma l’ami ancora? Dammi dei soldi (visto che non ci passava niente)".

È stato cosi per anni. Poiché lui non mi rispondeva, rientrando a casa mi prendevo gli insulti di mia madre.
Cosi in poco tempo sono diventata una buona a niente, un culo grosso come quello della famiglia di mio padre, brutta e la causa principale di tutti i suoi problemi. Quando lei un giorno morirà, sarà colpa mia e io andrò sulla sua tomba e ci sputerò sopra....
Con il passare degli anni ho cercato di legarmi a degli uomini che ho incontrato sul mio cammino. Questi uomini mi hanno sinceramente amato e cercato di proteggermi. Mia madre ha cercato di allontanarmi da tutti, amici compresi. il fatto di avere una casa piccola mi costringeva a dividere il letto con lei e ogni volta che volevo uscire con i miei amici, lei alle 10 di sera cominciava a chiamarmi sul cellulare ed a insultarmi. Appena ha scoperto le mie storie, gli insulti sono evoluti in puttana. Gli amici mi chiamavano a casa e lei urlava dietro dicendo di chiudere il telefono. E cosi la gente ha smesso di cercarmi. Quando è arrivato il cellulare lei voleva sapere chi mi chiamava, chi mi scriveva dei messaggi.
Ho avuto uno scivolone, una storia con una ragazza per qualche tempo. mia madre l ha scoperto e da quel momento ha sempre messo mano tra le mie cose, cercando indizi, seguendomi o facendomi venire a prendere di sorpresa da mio padre quando ero fuori. Ho chiuso la relazione con questa ragazza che ora rappresenta ancora una delle persone più importanti della mia vita.
È stata lei a scegliere il mio percorso scolastico. volevo studiare lingue. Ma lei mi ha inscritto a ragioneria perché era certa che io tanto il liceo non potevo farlo, che non avrei avuto le capacita di andare all'università.
Io ho sempre saputo che l'unica cosa che volevo fare dalla vita era quello di aiutare gli altri. Ho scelto un percorso di biologia, che con fatica e sudore ho portato a termine (anche qui, insulti, non sei brava come le tue amiche, perché prendi sempre voti più bassi, ci sono figlie che meritano di andare avanti e che non possono, tu non lo meriti. dovresti andare a fare la lavateste). il fatto di non aver studiato in un liceo non mi aveva preparata alla mole di lavoro dell'università e ho dovuto farmi in quattro per arrivare alla fine. Alle fine della triennale mi sono trasferita in un’ altra città e ho trovato uno, due, tre, quattro lavori anche nello stesso tempo, per poter pagarmi da sola la specialistica.
Mi sono resa conto che la mia realtà era diversa da quella delle altre persone. Conoscendo i genitori di amici e fidanzati, ho capito che la mia situazione non era normale.
Mia madre dice di amarmi, me lo dice sempre. Io non posso più vederla. L’ho amata e son diipesa da lei durante l’infanzia. Mi sarei uccisa per proteggerla dalla vita. L’ ho odiata con tutte le mie forze. Ora so che non la perdonerò mai.
 Le relazioni che ho avuto con tutti i miei ex (e sn stati tanti) sono sempre state angoscianti. Ho portato un sacco di uomini all'esasperazione a causa della mia gelosia. Ho scoperto pian piano che quando non avevo le risposte che volevo, cominciavo a picchiare la persona con la quale stavo. O la picchiavo o le lanciavo degli oggetti addosso per capire il loro limite di sopportazione, per capire quanto tenessero a me. Nessuno è mai scappato, ironia della sorte che ha voluto sia stata sempre io a lasciarli. Loro cercavano di salvarmi e io non ero mai contenta, non era mai abbastanza quello che avevo. Sono stata innamorata solo due volte.

Facendo delle sedute di terapia regressiva mi sono accorta che mia madre si arrabbiava quando vomitavo. Era colpa mia, non avevo saputo smettere di mangiare in tempo, non mi ero coperta abbastanza o forse volevo solo farla lavorare di più. Questi suoi comportamenti mi hanno talmente condizionata da non voler mai mangiare in un ristorante, sempre poca fiducia nella cucina degli altri (tutte le ansie di cui soffrono le persone come me).
Ora vivo in Francia da 2 anni e mezzo. Ho incontrato l'uomo dei miei sogni, quello che popolava la mia fantasia di bambina. Ma come si sa il principe del 3 millennio ha una sua storia anche lui alle spalle. Succube di una ex con la quale ha vissuto 6 anni, ne è uscito abbattuto e con una bimba, di quasi 2 anni, che ama alla follia e per cui farebbe di tutto. Per il momento, può vederla solo un we su due (o quando è comodo a lei). All’ inizio ho sofferto moltissimo pensando di poter essere responsabile della loro divisione. Con il tempo, ho capito che era solo colpa di loro due e che io avevo accelerato la separazione. i primi mesi ho cercato di dare tutto alla piccola ma ora mi rendo conto che sto diventando ostile. E questo non mi piace. So che dipende dalla sua incredibile somiglianza con sua madre. So che dipende anche dal fatto che sono gelosa, che il nostro futuro bebè sarà, secondo a lei. Il mio fidanzato è fantastico, ne parliamo sempre e cerca di farmi capire che queste sono solo mie paure, di darmi il tempo d accettare sua figlia. Sarebbe disposto a tutto per vedermi felice con lei. L’anno prossimo ci sposiamo. non voglio rovinare tutto. So che lui non mi lascerebbe mai, da quando siamo insieme ho cominciato a calmarmi. Le liti che con i miei ex erano diventate feroci e crudeli, fino a insultarli e buttare loro addosso tutto quello che non mi piaceva, ora sono solo un ricordo. Ma so che non è finita, che altre parti di me non hanno ancora trovato pace.
Io non voglio essere come mia madre che dice di amarmi e venerarmi di fronte alle persone (ma mi ammazza di insulti quando sono con lei), che non ha mai avuto comportamenti negativi se non per il mio bene (!). Vorrei avere avuto un padre come il mio ragazzo (ora il rapporto con mio padre è migliorato ma c ho messo una decina di anni a staccarmi dalle idee che mia madre mi aveva messo in testa). Cosi non è stato, ma non voglio essere cattiva, non voglio scaricare i miei problemi su una bambina che non c entra nulla.
Cosa devo fare?
Potete dirmi che mia madre ha sbagliato? Perché tanto lei non lo ammetterà mai. È possibile voltare pagina una volta per tutte?

 

Cara Loredana,

trovo molte analogie nella tua storia con quelle della protagonista del mio primo romanzo (anni fa): "Istantanee con Bambina". Non tanto per gli episodi in se stessi, quanto per i sentimenti che le resteranno dentro a lungo, colpevolizzandola senza avere alcuna colpa.

Lo stesso vale per te. La tua storia è davvero dolorosissima, molte ferite che però possono cicatrizzarsi. Ci vorrà ancora del tempo. Ne resterà il segno ma non faranno più male. Ciò che le fa ancora sanguinare è il rancore-odio verso chi ti ha fatto e ti fa soffrire. Purtroppo tua madre. Capisco che non la si possa perdonare e non ancora compatire per la sua incapacità d’amare, per il danno che ti ha recato. Ma non sarò l’odio ad aiutarti. Perché l’odio è un sentimento forte, purtroppo compagno dell’amore, quello che ti ha fatto disperatamente sperare di essere amata da chi avrebbe dovuto essere per te, bambina, un punto fermo di riferimento. E, invece, al contrario, ha cercato, lei, sostegno in te, colpevolizzandoti del suo cattivo vivere. Ti ha resa complice ma non per questo ti è stata grata. Sei stata il suo capro espiatorio.

Per guarire definitivamente, devi sostituire l’odio con l’indifferenza, una difesa alla sua influenza negativa. Nello stesso tempo, quella donna che si dice tua madre, va commiserata: non ha dato amore ma nemmeno lo ha ricevuto. Questo l’ha resa egoista e (perdona) cattiva, magari convinta di agire per il tuo bene. In un modo o nell’altro, ha cercato e cerca attenuanti al suo modo d’agire. Ma, inconsciamente, sa di essere stata una cattiva madre dal momento che davanti agli estranei si finge diversa.

Purtroppo, finché ti lascerai condizionare, soffrendone ancora (perché ancora ne soffri in modo inequivocabile), finché non taglierai definitivamente il cordone ombelicale dei suoi ricatti morali, provando per lei compassione ma anche indifferenza, non sarai guarita del tutto.

Anche adesso ti sta condizionando, inserendo in te il dubbio di somigliarle, così da provare gelosia nei confronti della bambina del tuo compagno. È il pericolo conseguente al male che hai ricevuto. Cerca di non ripetere i suoi stessi errori, convinciti che sei diversa. Che hai imparato, nonostante la sua influenza, che l’egoismo non fa parte dell’amore.

Vedi, quando si è avuta una madre come la tua, si presentano due possibilità.

La prima è che tu faccia del tuo meglio con un comportamento opposto al suo, immedesimandoti nella figlia del tuo prossimo marito che, innocente, si fida di te. Non credo tu voglia procurarle sofferenza, dal momento che tu stessa conosci la sofferenza. Suo padre ti ama e fa parte della tua vita (come tu della sua) così come della vita di sua figlia. Ferendo la bambina, ferisci anche lui e rischi di perderlo. E fai del male anche a te stessa.

La seconda strada è proprio quella che stai rischiando di intraprendere. rivalendoti sulla bambina dei soprusi subiti, purtroppo finendo per vendicarti ingiustamente su di lei, studiandoti attenuanti, come quella della gelosia o del timore ingiustificato che un figlio tuo possa essere penalizzato dalla bambina che già c’è.

E, secondo te, non potrebbe essere il contrario? La bambina privata di quanto le compete per l’arrivo di un nuovo bambino? È lei che ha visto suo padre andarsene e adesso vivere con un’altra donna. Se lei ti ha accettato perché tu invece vorresti respingerla?

Se il tuo uomo è come lo descrivi, stai tranquilla non farà differenze fra i figli, li amerà tutti nella stessa maniera. Semmai è sempre il più piccolo a ricevere più attenzioni e sarà compito tuo evitare che fra i due bambini nascano gelosie per diversità di comportamento. Anzi, ti dirò, il più piccolo prova sempre grande ammirazione per il fratello o sorella maggiore. Anche se le madri sono diverse, sono fratelli. Non mi piace chiamarli fratellastri o sorellastre, così come non mi piace chiamare te, matrigna. Mi fa venire in mente la favola di Cenerentola, di Biancaneve e di altre fantasie simili, che ritengo diseducative.

Mia cara Loredana, la tua lettera è sconvolgente ed estremamente sincera, ogni parola trasuda sofferenza, ma anche il desiderio di essere migliore. Mi fido di te come tu ti sei fidata di me e, anzi, ti ringrazio. Mi hai riproposto una rilettura del mio vecchio romanzo e un confronto, a dimostrazione che siamo diversi ma mai unici.

Un abbraccio, Marzia

Marzia risponde