----- Original Message -----

From: Arianna

To: confid@confidenzialmente.com

Sent: Monday, March 02, 2009 1:23 PM

Subject: L'amore è eterno finché dura...

 

Le ragioni della fine di un amore

Salve!

La ringrazio per la disponibilità e l’ascolto che offre. Forse non avrà il tempo di leggere la mia lunga lettera, ne sono consapevole. Non so con chi parlarne e ho provato a rivolgermi a lei.Tentar non nuoce.

Sono una ragazza di 26 anni che vive un rapporto a distanza da ormai 4 anni. Ci siamo conosciuti in vacanza ed ogni 2 settimane ci vediamo nel week end. Inizialmente è stato molto duro non poter abbracciare, baciare, vedere la persona che si ama. Era difficile vedere la gente che poteva cercasi e trovarsi quando lo voleva mentre noi dovevamo aspettare i fiscali 15 giorni. Per circa 3 anni è sopravvissuta, nonostante la distanza, la voglia di stare insieme, di conoscere e farsi conoscere, di ascoltarsi di sostenersi, di emozionarsi, di donare e ricevere.

  E' strano, non ho mai capito se l’amore è cieco oppure se in amore si amano anche i difetti e le diversità dell’altra persona. Non so se in amore alcune cose non si vedono, come si usa dire, oppure se le si tollerano, le si giudicano di poco conto e le si fanno passare in secondo piano. Forse, alcuni aspetti di lui che non mi piacevano li vedevo, però mi sembravano di poco conto, mi sembrava che non avrebbero mai intaccato l’intenso trasporto che provavo.Ora invece, tante cose che riconosco piccole, mi risultano insopportabili.

Credo di non amarlo più. Vivo questa fase di disincantamento con un senso di lutto. Per me è stata come una morte inspiegabile ed improvvisa. Dentro di me è morto qualcosa e mi ha lasciata sola, vuota, senza parole, senza calore. Non esiste un motivo per non amare una persona come il mio ragazzo, corretto, gentile affettuoso, giocoso. Ma dopo un anno di riflessione, di coraggiosa analisi introspettiva e dopo tanti tentativi, continuo a non sentirmi più innamorata. La cosa che rimane da fare ora è dirgli come stanno le cose,forse. E' assurdo lo so, ma questo mi successe già con il mio ex-ragazzo, mi fidanzai a 16 anni e a 21 lo lascia. L’università nuovi stimoli altri ritmi mi avevano allontanato da lui.

Ma il tempo è un ciclo e le cose si ripetono.

  [...]

...  all’improvviso, ti giri in corsa e drammaticamente ti rendi conto che mentre corri nel percorso della tua vita, il tuo compagno è dietro, si affanna per raggiungerti ma non ce la fa a tenere il tuo passo, non perché non sia una persona veloce, ma perché non è motivato, perché non capisce deve stai andando. Tu sai bene dove stai andando, ci vai spedita con entusiasmo e l’altro invece si ferma a tutti gli incroci per capire se era meglio correre in un'altra direzione. Sto facendo al tesi di psicologia clinica e della salute.

Voglio laurearmi, voglio scoprire ambienti nuovi, voglio conoscere persone che hanno i miei soliti interessi, voglio stare una serata a litigare con un amico di politica... voglio perdermi nelle  poesie pubblicate nel blog di qualche amico od amica; mi ci perdo spesso, perché a volte nelle loro poesie ci leggo i mie soliti bisogni e mi sento meno sola, mi sembra di avere vicino dei compagni che crescono con me. Mi piace star una serata discutere con gli amici di un film difficile, del quale probabilmente forse alla fine non ci abbiamo capito niente nessuno. Mi piacciono le persone che hanno le proprie idee. Amo le persone poco suggestionabili, che dicono la loro, apprezzo chi se ne frega del giudizio degli altri e che a volte fa un po’ di polemica.

In alcuni casi mi piace chi mi contraddice e cosi facendo apporta qualcosa di nuovo alla comunicazione e alla relazione.Mi piace ai concerti o in discoteca cantare a squarciagola le canzoni che per me hanno un senso. Mi ci è voluto 26 anni per sapere cosa mi piace e ora che lo so non ci riesco a rinunciare.

Il mio ragazzo è dolcissimo, mi ma da morire, farebbe qualsiasi cosa per me, ma non ama nessuna delle cose che amo io. Lui odia le persone che si affannano per le loro idee, li vede tutti come dei "fanatici". Una volta litigai con un suo amico perché chiamò scimmia un ragazzo di colore. Mi arrabbiai molto, gli dissi in faccia come la pensavo. E il mio ragazzo mi giudicò poco tollerante verso persone che la pensavano in modo diverso dal mio. Finì che il suo amico era il razzista, ma io ero l’intollerante e polemica, perché avevo mostrato il mio dissenso di fronte ad un palese atto di razzismo. Non avrei voluto sentirmi rimproverare per quello che penso e sono.

Lui non è esigente nelle amicizie come me. Io le amicizie me le scelgo, lui continua ad uscire come d’abitudine con gli amici delle superiori. Non viene particolarmente colpito da determinate persone.

Lui non studia, non gli è mai interessato. Appena finito le superiori ha iniziato a lavorare ed è felice di fare l’operaio come ormai sta facendo da 7 anni. L’operaio è un mestiere come un altro, ha le sue difficoltà e richiede determinate abilità come in ogni altro mestiere; come fare lo psicologo ,il tabaccaio, il chirurgo e l’assicuratore. Quello che ci distingue è l’ambizione e soddisfazione: lui si sente "arrivato"io ho voluto fare l’università, farò 1000 mille concorsi e credo che nella vita mi spingerà sempre la curiosità d’imparare cose nuove.

E’ molto differente da me, ma io un tempo ero innamorata anche della sua diversità.

Ho sempre creduto che NON si dovesse necessariamente essere uguali per amarsi. Vedo tante coppie che continuano a vivere felicemente nonostante le diversità. Ma ora mi chiedo? Come si fa a costruire le basi per un futuro se non si ha un terreno comune?

Io dopo la laurea dovrei trasferirmi nella sua città. Dovrei quindi abbandonare tante cose che ho scoperto di amare in questi 26 anni. Lo so, le cose si ricostruiscono anche in un’altra città, si ritrova le amicizie giuste, si ritrova le persone che amano confrontarsi, insomma, si può ricostruire tutto da capo. Lo so questo.

Ma una cosa mi chiedo. Lascio la mai città per costruire qualcosa con il mio fidanzato, ma quello che mi piace ed amo non posso ricostruirlo con lui, perché sono cose che non apprezza. Dovrei quindi ricostruire nella sua città, vicino a lui un mondo senza di lui. Cosa si può costruire senza avere un terreno comune? Le pareti di un appartamento le possiamo costruire, un piatto di lasagne le possiamo dividere. In un divano ci sono due posti di fronte al televisore….ma poi? Il resto??

E brutto scriverlo? Certe volte vorrei non essermi innamorata di lui, perché ora che lui è innamorato di me , non ho alcuna intenzione di farlo soffrire. E' differente da me, ma è una persona troppo buona, non si merita di soffrire.

Mi ha sempre tenuta in gran considerazione, mi stima mi ha sempre rispettato. Gli voglio bene, se potessi donargli il mio cuore per non farlo star male glielo donerei, lo giuro. Se potessi in qualche modo lasciarlo senza farlo soffrire, se potessi soffrire per entrambi, io lo farei lo giuro, dico davvero.

Io non vorrei più andare a vivere con lui, non mi viene più spontaneo baciarlo,  certe volte mi distraggo mentre mi parla e non sento la sua mancanza. I rapporti sessuali con lui sono solo una forma di affetto nei suoi riguardi, non lo faccio perché desidero farlo ma perché so che è un momento che lo rende felice. Gli voglio bene e gli auguro tutto il bene , voglio che sia felice nella sua vita non voglio fargli del male.

Vorrei poterlo amare invece di sentirmi infastidita talvolta dalla sua presenza, vorrei provare gioia quando vado a trovarlo invece di affrontare il viaggio di 600 km con una tremenda fatica.

Io non fingo. Lo sente che sono lontana, lo sente che non lo cerco più per baciarlo, per parlare con lui, ma lui si accontenta. Non è sicuramente felice ma si fa bastare quel poco che riesco ancora a dargli. Non è giusto per nessuno dei due. Prima di stare con me, era fidanzato con una ragazza che lo lasciò. Soffrì tantissimo, credo che lui viva questi momenti con un dolore fuori dal comune. Non è giusto che soffra per me. Non è giusto che una persona che ha dato tanto amore venga pugnalata, da chi un tempo gli aveva promesso un amore infinito.

Mi sembra di averlo tradito? Mi sento in colpa per il vuoto che provo. Mi sforzo ogni giorno nel tentativo di amarlo. E mi faccio tante domande. Mi chiedo se l’amore esista davvero. Comincio a non crederci più. Esiste l’ infatuazione, la passione, ma l’amore, quel sentimento di cui tanto si parla, di cui scrivono tanto i poeti, quella cosa eterna che tutti affannosamente cercano, forse non c’è. Forse è vero, se anche dovesse esistere, l’ amore è eterno finché dura. Quindi tante poesie tante promesse ,tante fantasie sprecate…

[...]

Cercano forse di venderci una cosa che non esiste ,forse è solo la televendita del siero dell’eternità . Ci promettono il folletto che igienizza, ci promettano la pillola di bellezza, la crema antietà e ci promettono anche il siero eterno, l’amore. E un prodotto che si vende molto bene. Lo pubblicizzano bene. Ci sono cascata due volte io. E ci è cascato due volte anche il mio ragazzo.

Mi chiedo cosa spinge la gente a legarsi per la vita se poi ne consegue sofferenza, frustrazione, amarezza. I miei genitori sono felicemente sposati ed hanno dato alla luce anche Francesco (fratello ed amico per me, è un anno più piccolo di me) . In cosa sono riusciti? Cosa sentono? cosa provano per stare ancora insieme? Mi chiedo se ho qualcosa di sbagliato, dopo due lunghi tentativi, il castello che credevo di costruire si rivela di sabbia e mi scivola tra le dita.Forse ho sbagliato e continuo a sbagliare qualcosa facendo soffrire le persone che mi circondano.

Il problema è che non so cosa fare. Non so in che cosa ho sbagliato. Non so come rimediare.

 

Cara Arianna,

la tua lunghissima lettera è come un grande contenitore dove tu cerchi le ragioni che giustifichino la fine del tuo amore verso il ragazzo che, non molto tempo fa, credevi di amare.

Senza rendertene conto, o meglio, evitando le risposte plausibili, vorresti trovare un alibi che ti permetta di alleggerire i sensi di colpa e infatti attribuisci la responsabilità di questa fine ai molti difetti di lui, quelli che prima riuscivi a minimizzare e ora, finita l'attrazione e l'innamoramento (l'amore con la A maiuscola è altro) ritieni inaccettabili. Ti faccio notare che ti senti più in colpa per il "vuoto" che senti in te (parole tue), piuttosto che per il vuoto che lasci in lui.

Sia chiaro, se una relazione si appiattisce, se si perde l'entusiasmo e addirittura diventa fastidiosa la presenza dell'altro, è irrispettoso seguitarla.  Tu assecondi il rapporto sessuale solo per affetto, eviti, per quanto possibile, perfino il bacio. Non ami più il tuo fidanzato, eppure affermi di non fingere quando sei con lui. Non ti sembra una contraddizione? Sarebbe addirittura "suicida" sposarsi (o convivere) con queste premesse e infatti tu non vorresti, dopo la laurea, andare a vivere con lui. Usi però il condizionale che potrebbe far presumere che, pur non volendo, forse andrai. Sarebbe un errore. 

C'è stato un episodio che citi e trovo sgradevole: quando lui ha preso le difese dell'amico che aveva usato un termine oltraggioso verso una persona di colore. Ha messo sullo stesso piano la dimostrazione di "razzismo" dell'amico e la tua reazione , ritenendoti intollerante alla libertà di pensiero degli altri. No comment. Di questo passo, si dovrebbe rispettare, secondo il tuo fidanzato, ogni idea criminale che si metta o no in pratica. Certo non si può penalizzare il pensiero, ma nemmeno assecondarlo, per... falso rispetto. Non precisi se, a quel punto, della vostra storia, amavi ancora il tuo ragazzo, tanto da accettare certe prese di posizione. Se già eri stanca di lui, avresti avuto una valida ragione di allontanamento.

Intanto, ti sono di aiuto i 600 km che vi dividono. Con quale animo ti accingi a percorrerli, per raggiungere un uomo che non ami più? Non pensi che sarebbe il caso di rallentare il ritmo degli incontri, allungando gl'intervalli, con motivi abbastanza validi, come la stesura della tesi, gli incontri col professore che ti segue, lo studio e così via? Questo potrebbe far sì che anche il tuo fidanzato si abitui ad assenze più lunghe e si renda conto che non gli manchi.

Per quanto riguarda l'amore eterno, esiste ma è rarissimo, capisco le tue perplessità. Io sono un'inguaribile scettica ma so che esiste, per certi esempi molto significativi. Bisogna però guadagnarselo e meritarselo. Richiede intelligenza, sensibilità, rispetto, comprensione e non tutti posseggono certi requisiti. L'intelligenza serve a capire che il brivido dell'innamoramento, quello che nasce anche dal piacere della conquista e dal timore di non riuscire, non dura all'infinito. Se di vero amore si tratta, quando si raggiungono certezze, le si riconoscono. La fiducia nell'altro e la comprensione, quindi i difetti, non disturbano nemmeno col trascorre del tempo, perché  nell'altro ci si specchia, riconoscendo i propri.

Fra te e il tuo ragazzo, però, c'è una diversità abissale. Non è vero che la differenza caratteriale  unisce o, come si suol dire, gli estremi s'attraggono. L'attrazione degli estremi è fisica, alchimia, chimica, effetto epidermico che, per quanto sia forte, non basta. Per questo, le storie come la tua diventano deludenti col passare degli anni e creano il vuoto, quello dove tu cerchi le ragioni della fine di un amore. Ti sorprendi dei tuoi genitori  che stanno ancora insieme, dopo che hanno avuto due figli, ora adulti, ti domandi cosa hanno costruito. Perché non rivolgi loro la domanda? Forse ti risponderebbero che hanno formato una famiglia e l'hanno mantenuta unita, che hanno fatto crescere due figli e questo li appaga. Hanno permesso ai figli di studiare, senza intromettersi nella loro vita con imposizioni, altrimenti ti avrebbero fatto ragionare sulla tua storia sentimentale a distanza.  Forse ti chiederebbero di ricambiare la loro fiducia con la sincerità, dal momento che tanto ti hanno dato. Se leggessero questa tua lettera ti consiglierebbero di evitare di percorrere quei 600 km senza entusiasmo e senza amore, perfino con fatica, per raggiungere un ragazzo che ancora è convinto di essere amato, che ti ama, ma nemmeno potresti giurare sul suo amore. Magari vive la tua stessa angoscia e non ha il coraggio di affrontarla.

Tu hai corso e corri verso un traguardo che lui non si pone. Dici che è rimasto indietro perché gli manca l'ambizione, perché si accontenta. Insomma non riesce a stare dietro alla tua crescita. Non so se i tuoi studi di psicologia ti abbiano così aiutata nella lettura dell'animo umano e nell'autoanalisi. Se in essi si metta in evidenza che l'alto concetto di sé può rasentare la presunzione d'essere molto di più di quanto si è. Se il tuo fidanzato leggesse la tua mail, si sentirebbe fortunato per aver scoperto la verità, prima di legarsi ad una donna che, forte di un complesso di superiorità, ha preso la rincorsa e lo ha lasciato indietro.

Non fraintendermi, apprezzo la giusta ambizione, il guardare oltre e  la volontà  di raggiungere  i traguardi più ambiti. Non so se la frequentazione dei vari blog (richiede tempo), la lettura delle poesie dei tuoi coetanei (parlano d'amore?), la voglia di spaziare in libertà nei meandri di internet, possano conciliarsi con la corsa al successo professionale che richiede molte rinunce e poca dispersione di tempo. Sono invece più plausibili esigenze di una ragazza della tua età, delle quali si è privata, per essersi legata troppo presto (prima e seconda relazione sentimentale). Mi auguro che tu non ne abbia subito una terza,  altrettanto deludente, ad aumentare il tuo scetticismo sull'amore vero.

Ti abbraccio, Marzia

Marzia risponde