----- Original Message -----

From: Simona

To: <confid@confidenzialmente.com>

Sent: Monday, August 13, 2007 3:52 PM

Subject: che confusione!

Riflessioni sul transfert


Forse avrà ben poco da dirmi, ma l'ha scritto lei: fa bene parlare, confidarsi. Anzi, grazie di mettersi a disposizione del prossimo così.

Ho 35 anni e sono sposata e madre di due bambine. Conobbi mio marito molti anni fa, dopo una bruttissima fine di un grande amore appena sfiorato e durato poco. Lui mi faceva la corte, ma io lo respingevo, perché non provavo per lui la stessa passione
precedente. Piano piano lui però mi fece capire che nessuno avrebbe mai sostituito colui che rimpiangevo e che non esisteva più; mi disse anche che lui in compenso mi avrebbe offerto calore, onestà, affidabilità, rispetto e amore, cose introvabili nel poco di buono che mi aveva tanto fatto soffrire. Arrivai al punto di accorgermi che con lui stavo bene e che non rimpiangevo più nulla. Ci siamo sposati.

Sapevo che lui aveva tanti problemi familiari e caratteriali, ma sentivo di volergli bene e che avrei potuto accettare i tanti disagi causati dai suoi pesanti malumori (mi fa pesare all'infinito qualunque cosa non gli vada a genio). Non c'era grande passione, ma mi ero convinta che non esistesse di meglio, visto il precedente.

Poi la nascita delle bimbe, lo stress, la rinuncia da parte di entrambi a tanti spazi personali che non potevamo più gestire. Il tutto mi si è trasformato in depressione, attacchi di panico, anorgasmia e tanti altri disturbi. Sapendo di avere un passato
remoto pieno di scheletri, mi sono rivolta ad uno psicologo. Molto bravo, serio, capace, brillante... troppo brillante, un vero astro del firmamento! Naturalmente, come è classico, me ne sono innamorata.

So cos'è il transfert, non so bene cosa sia il controtransfert. Con grande vergogna ho confessato allo psicologo tutto quello che provo per lui, che mi sento un'adolescente scema, ma che non posso farci nulla, io lo penso tutto il giorno, lo sogno spesso la
notte. Lui ha reagito molto professionalmente e mi sembra che la cosa stia avendo effetti terapeutici positivi. MA nel frattempo io ci sto male lo stesso per più motivi.
Uno è che faccio una gran fatica a non buttargli le braccia al collo quando lo vedo e mi sento non amata, perché a lui non interesso come donna.
Uno è che mi sento in colpa nei confronti di mio marito, col quale i rapporti intimi sono migliorati, ma non sono soddisfacenti come vorrei: spesso mi dà noia il suo contatto, il suo odore e ho il terrore di arrivare a perdere il controllo e pronunciare il nome
dell'altro, mentre lui dice che è tanto felice in quei momenti... sono un Giuda!
Un altro è che io a mio marito non ho mai detto bugie ed ora mi pesa troppo nascondergli sta cosa, ma non è pronto a ricevere una simile mazzata, che forse sarebbe inutile se la cosa si rivelasse passeggera e appunto terapeutica.
E ancora, ho il problema del gran rimpianto di non avere vissuto le mie passioni giovanili, di avere sposato un uomo che forse non amavo abbastanza, di aver rinunciato a credere possibile l'esistenza di qualcuno che mi facesse battere di nuovo il cuore:
io per lo psicologo mi sono ritrovata a sorridere per strada, a scrivere poesie d'amore, a risentirmi giovane e femmina (Hanno cominciato tutti a dirmi che sono inspiegabilmente diventata più bella e solare e mi chiedono se mi sono fatta l'amante!). Per mio marito non l'ho mai fatto. Sarà anche solo un transfert, ma lui ha delle caratteristiche oggettive che io non avevo mai trovato in nessun'altra persona.
E l'ultimo problema è che non sono poi tanto sicura di essergli indifferente, perché qualche rara volta mi sembra che si tradisca, che si lasci scappare qualche espressione di emozioni abbastanza evidenti; d'altronde lui ha un anno più di me ed una volta lo
disse chiaro che mi riteneva una bella donna. Tutto sommato io voglio che mi aiuti professionalmente, se no i progressi fatti finora vanno a farsi friggere e poi lui ha moglie e un figlio piccolo, se cedesse poi ci ripenserebbe di sicuro ed io ne soffrirei da morire. E pur sapendo questo, se cedesse io non gli saprei resistere di sicuro.

Sto cercando di vivere alla giornata, sperando che sia davvero solo una fase di passaggio. Ma ho tanta paura e mio marito comincia a soffrire del fatto che sfuggo i suoi sguardi e non sono più quella che ha sposato. Io provo ancora le stesse cose per lui, ma non mi bastano più per sopportare la vita quotidiana coi suoi problemi.

Forse ho scritto troppo e sono stata molto confusa. Ma sarei curiosa (e grata) di sapere una sua impressione.

Cara Simona,

per niente confusa la tua esposizione dei fatti, anzi dire piuttosto lucida e precisa. Più approssimativa invece l’analisi e la conclusione. Infatti dai per scontato che sotto l’effetto transfert si identifichi l’amore. Transfert significa proprio identificare nel terapeuta (potrebbe essere anche un insegnante, o medico, o qualsiasi altra persona che ti ispiri fiducia e ammirazione) colui che vorresti fosse, o fosse stato. Più spesso è la figura paterna, o materna, a seconda del sesso dello specialista. Nel tuo caso è l’uomo del tuo primo sfortunato amore, che, in passato, ti ha delusa e fatto soffrire. Improvvisamente hai l’opportunità di trasformarlo, modificando la sua indole e comportamento, nella figura dello psicologo che ti sta seguendo. Se a tutto questo unisci le confidenze personali (anche intime) che gli hai affidato, aprendoti senza porti limiti, convinta del suo ascolto attento e comprensivo, completi il quadro d’ una complicità intima che facilmente si trasmuta in attrazione fisica e si scambia per amore.

Nelle condizioni di vulnerabilità e sensibilità esasperata nella quale ti trovavi, ti saresti aggrappata a qualunque individuo di aspetto gradevole e no, che ti avesse dimostrato considerazione, ascoltandoti e guardandoti con sguardo disponibile e protettivo. Te ne saresti innamorata, se non altro per sentirti viva e capace di innamorarti ancora, mentre invece, sposandoti, avevi in qualche modo rinunciato a certe sensazioni che solo l’innamoramento può dare.

Secondo me transfert e amore, fanno parte, ambedue, di quella suggestione che è la conseguenza più comune delle sedute psicoanalitiche.

Tutto questo è terapeutico? Lo è nella misura in cui, creando dipendenza, mette il paziente nella condizione di fidarsi (e affidarsi) completamente, dando per scontato che ogni parola uscita da quelle labbra sia né più né meno che l’oro colato della verità.

Che questo sia positivo o negativo è da vedersi.

Se si capita nella mani di un disonesto che approfitta della situazione, sicuramente non è positivo. Se l’analista è invece persona seria, rispettosa dell’etica professionale e delle regole negative può essere d’aiuto nella guida del paziente alla ristrutturazione di sé.

Può anche accadere che il soggetto in cura, alla fine, si riveli più forte del terapeuta e, cosciente o no, lo attragga al punto di fargli dimenticare la propria funzione e regola deontologica. Dubito, in ogni caso, che si tratti di amore.

Qui poi c’è un uomo che ha famiglia: moglie e bambino piccolo. Non credo che il transfert, o non transfert,ti autorizzi a mandare in crisi una famiglia serena. Tieni anche conto che non sei l’unica paziente e forse, qualcun’altra si trova nelle tue stesse condizioni, vivendo il transfert come un’attrazione fatale: lui avrebbe ampia varietà di scelta.

Nel quadro che stiamo dipingendo, non dimentichiamo le tue bambine e tuo marito che, felici di vederti rifiorita e imbellita, si rinfrancano, ma avrebbero un trauma nello scoprire che più delle cure… poté il fascino del medico curante.

Io credo che il tuo aspetto fisico sia migliorato proprio perché sei uscita dalla depressione (una condizione che non è certo una cura di bellezza), quindi complimenti allo psicologo che, servendosi del transfert (non del tutto corretto), ti ha risvegliata, ma adesso spetta a te, farti forte della salute fisica e mentale ritrovata, piuttosto che infilarti in un ginepraio che rischia di riportarti, per ragioni diverse, là da dove sei appena uscita. Infatti sei di nuovo in ansia e ti arrovelli e non riesci nemmeno a guardare negli occhi tuo marito per i sensi di colpa che ti avvelenano. Forse è il momento di allentare la dipendenza che ti porta a leggere la vita con gli occhi di un altro piuttosto che con i tuoi. Sei giovane e sei bella, la vita ti sorride. Se proprio vuoi innamorarti di un altro fai che sia una scelta libera tua piuttosto che un condizionamento da transfert. Straordinario sarebbe che t’innamorassi di tuo marito, visto che non lo hai mai amato. E un paradosso che spero mi concederai. Poi, chi lo sa, la vita ci propone anche soluzioni paradossali.

Mi auguro che la mia obiettività ti abbia suggerito una chiave di lettura diversa.

Un abbraccio, Marzia

Marzia risponde