----- Original Message -----
From: Marina
To: confid@confidenzialmente.com
Sent: Tuesday, November 11, 2008 10:09 AM
Subject: consiglio
Sei mesi possono bastare?
Cara Marzia, conosco la tua rubrica da qualche anno, leggo con fiducia le tue risposte e già una volta ti scrissi di un mio problema a cui tu hai saputo rispondere con molta saggezza e buon senso, come sempre… ma ora quello è acqua passata. Ora ti scrivo per esporti una situazione sentimentale che mi sta facendo venire molti dubbi ... Sono divorziata, ho una figlia piccola e una relazione a distanza con un ragazzo conosciuto via internet. Ormai ci vediamo una volta al mese e sono io ad andare da lui … si tratta di parecchi Km. La storia dura sei mesi... Lui mi sembra un ragazzo serio, bravo ma con molte insicurezze da un certo lato. Ci siamo legati molto e lui col tempo si è affezionato moltissimo a mia figlia, pur non avendola vista ancora dal vivo, ma vedendo le sue foto, sentendola per telefono, etc ... I sentimenti e l'amore ci sono da entrambi, anche se a lui ci è voluto molto più tempo, paradossalmente, ad aprirsi e lasciarsi andare, superando quella che per lui, non per me, è stata sicuramente all'inizio una specie di avventura o semplicemente non ne era sicuro e ci andava molto coi piedi per terra. Ci sono però in lui, parecchie cose che mi fanno dubitare se lui sia davvero l'uomo che io voglia accanto … prima di tutto a trent'anni non è ancora economicamente del tutto indipendente dai suoi genitori, cmq ha sempre lavorato e lavora tutt'ora ma non è la sua realizzazione professionale ... anche perché è fermo con gli studi da qualche anno e fa dei lavori saltuari tipo part-time … ma questo non è il metro per misurare il valore di una persona..
Da qualche mese mi ha addirittura fatto conoscere i suoi genitori! nascondendo però loro il fatto che io sia divorziata con figlia! e questo all'inizio lo capivo … in un certo senso… la relazione è andata avanti e io ho continuato il mio rapporto con i suoi, che mi hanno accettata e accolta più ke a braccia aperte! sono contentissimi di me… ma continuano a non sapere la verità... fino a quando io un giorno ho cercato di metterlo alle strette e gli ho detto ke io esigevo ke lui dicesse tutto ai suoi, perké io non mi sarei più prestata al suo gioco e che sinceramente non capivo il senso di quelle bugie. Lui prima ha promesso di dirlo, adesso è da parecchi giorni che non lo fa e quando glielo kiedo risponde sempre ke lo farà, ma deve trovare il momento giusto ... che il fatto non è grave e che confidava in una buona reazione dei suoi e ke qualsiasi reazione cmq non l'avrebbe influenzato... però vedo ke gli risulta veramente difficile ... e continua a non dirlo ...! Abbiamo già discusso su ciò. Lui dice ke non è abituato a parlare delle sue cose personali con i genitori e ke ha sempre tenuto la sua vita privata per sé e continua a rassicurarmi ke lo dirà e ke lo vuole e ci tiene a dirlo. Dall'altra parte, i suoi li ho visti, a parte gentilissimi con me, genitori molto apprensivi. Insomma io mi sono ostinata a farglielo dire a tutti i costi, minacciandolo anche quasi di non vederci più da lui, perké ci tengo alla mia identità di donna, e parte della mia identità è anke mia figlia, quindi
perké nasconderla?
Premetto che tutti i suoi amici e conoscenti sono al corrente della mia situazione, solo i genitori sono all'oscuro ... la mia paura è ke lui sia ancora attaccato più del dovuto ai genitori, che non sia in grado di assumersi una posizione davanti a loro, che tema sempre una loro reazione o delusione ... ma un uomo così è veramente maturo ad affrontare una situazione sentimentale del genere con me? Io lo vedo serio nei miei riguardi, non posso mettere in discussione la sua buona fede ... però mi fa rabbia questa sua debolezza nei confronti dei suoi... lo vorrei più indipendente, più deciso... vedo troppe differenze tra di noi... io ne ho passate veramente tante nella vita, ho sofferto, ma sono anche molto più forte adesso … lui invece è ancora un bambino in confronto a me e questo inizia a darmi fastidio, perché ne vorrei uno alla pari... uno che mi tenga testa... lo so che non si può avere tutto dalla vita.
Il mio dilemma ora è: è giusto perseverare nelle mie richieste?
Questa cosa è rilevante per la nostra relazione o si può sorvolare e viverla con maggiore "scioltezza"? e poi alla fine dei conti sono "cavoli" suoi ? oppure devo difendere la mia persona e la mia dignità di donna.? ammesso ke la questione vada ad intaccarla.? d'altro canto non posso obbligarlo a dirlo... più ke sbraitare ogni volta e dire le mie ragioni!
Dammi qualche consiglio. Magari lo dirà, è ke io sto perdendo la speranza e non ho pazienza: per me il toro va preso per le corna e questo suo atteggiamento remissivo e di debolezza o meglio tergiversare mi dà sui nervi!
Ribadisco ke lui è molto dolce e pieno di attenzioni nei miei riguardi e ke non ho mai notato ke cercasse di allontanarsi da me o ke non gli stesse bene la mia situazione!
Forse è cmq una storia senza futuro, data la distanza... ma anke se fosse ciò non toglie che bisogna essere coerenti nella propria vita, e se finisse anche domani, perché i suoi genitori non dovrebbero sapere chi hanno ospitato in casa e a chi si sono così tanto affezionati? Se oggi lui si comporta così per una cosa del genere, domani sarà in grado di affrontare cose più gravi? o devo dare tempo al tempo..?
So solo che la cosa mi frustra abbastanza. non tanto perché è di vitale importanza che i suoi sappiano, anche perché la coppia la formiamo NOI ... ma per una questione di coraggio e di responsabilità che io vedo lui non ha .
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Cara Marina,
mi racconti una storia che nasce sei mesi fa in Internet, con un ragazzo trentenne che abita lontano ma che tu incontri e frequenti, andando, tu, una volta al mese, da lui. Se la matematica non è un’opinione finora vi siete frequentati (di persona) soltanto 6 volte. Capisco quindi che i vostri contatti più frequenti avvengano (come sono nati) in internet o al telefono o attraverso foto. Con tali mezzi lui si sarebbe innamorato di te e affezionato "moltissimo" alla tua bambina. Deduco che tu sappia decifrare con grande intuito i sentimenti degli altri. Attraverso le parole o anche i fatti? Lui sarebbe talmente affezionato che preferisce nascondere, per il momento, l’esistenza di tua figlia ai suoi genitori.
A volte non bastano anni per voler realmente bene, o dimostrarlo in modo concreto, ma tu gli dai fiducia perché, dici, è un bravo ragazzo e quindi, senza averla mai incontrata, sai che si è affezionato alla tua bambina. Oggi, un trentenne si definisce ragazzo, fino a pochi anni fa, era un uomo, spesso con famiglia propria, cioè con moglie e figli. Ma i tempi cambiano! Lui è un ragazzo, forse immaturo, e come tale agisce.
Non lavora stabilmente, ma purtroppo questa è la condizione di molti giovani, e meno giovani, oggi. Non è certo una colpa, probabilmente non è questione di cattiva volontà. Diventa quindi logico che lui dipenda dai genitori ai quali è legato, oltre che per affetto di figlio, anche per motivi contingenti molto evidenti. Senza il loro sostegno economico non potrebbe vivere da solo né tantomeno pensare di mettere le basi di una propria famiglia. Evidentemente, sa, o teme, che i genitori non lo approverebbero, venendo a sapere che la sua donna, che qualche volta hanno ospitato, sperando possa essere di sostegno e sprone al figlio, ha una propria figlia alla quale dare, com’è giusto, amore e sostegno, ben più importante e doveroso di quello che potrebbe dare al loro figlio. Sai bene che i genitori, per un figlio, pretenderebbero il meglio, quindi, nel caso in questione, vorrebbero evitare complicazioni a lui che ne ha già tante d'irrisolte. Egoisticamente, da parte loro, una donna divorziata (con molta più vita vissuta di lui) e con il diritto primario di una figlia, potrebbe essere motivo di preoccupazione. Non saprebbero mai considerare l'ipotesi che tu ti trasferisca definitivamente da loro, o che il figlio si trasferisca da te, senza un propria indipendenza economica.
Tu affermi che ti si sono affezionati moltissimo. Di nuovo ti affidi a sensazioni più o meno temporanee oltre che personali ed eccedi in superlativi assoluti. Se conosci il ragazzo da sei mesi e, soltanto alcune volte, sei stata loro ospite, come puoi pensare che ti amino moltissimo? Per la loro ospitalità e cortesia e per la loro natura generosa, offrirebbero la stessa attenzione, penso, anche ad un amico che ogni mese affrontasse viaggio e spese per andare a trovarlo. Ho la sensazione che tu abusi un po’ troppo dei termini "amore e affetto". Sei convinta che se supponessero che il loro figlio voglia vivere (e convivere) sempre con te, separandosi da loro, sarebbero altrettanto ospitali e generosi?
Essere divorziata e avere una figlia, non è certo un difetto, tantomeno una colpa, ma ai loro occhi (e questo il tuo ragazzo teme) il tuo passato impegnativo (una figlia vale ben più di un impegno) rispetto al "loro ragazzo" (al loro cuore, sempre un po’ bambino) che purtroppo non è autosufficiente economicamente, può apparire un ostacolo insormontabile.
Per tali motivi, probabilmente, lui tergiversa a informarli. Poi, magari, queste bravissime persone, per amore del figlio, sarebbero capaci di assecondarlo, pur mantenendo nel cuore la spina di qualche preoccupazione.
Puoi scegliere di parlarne con loro tu stessa, dopo avere informato lui senza "sbraitare" (è un termine tuo). Parlando loro col cuore in mano, dicendo che ami moltissimo il figlio e che, come loro, lo vuoi sereno, quasi affidandoti a loro per un consiglio spassionato, potresti predisporli ad una disponibilitŕ e comprensione maggiore. La sincerità a volte paga. Non sempre, ma conviene tentare. Sarà per lo meno un bel banco di prova di quel tanto affetto che pensi provino per te. Sono sicura che sapresti trovare le parole giuste ed efficaci, come dimostrano le riflessioni lucide e intelligenti della tua mail, ampiamente condivisibili.
Io cerco, a mia volta, di analizzare e trovare soluzioni positive ma ho sempre presenti quei sei mesi che mi sembrano irrisori e rendono tutto piuttosto inverosimile e surreale. Capirei sei anni, ma sei mesi…
Alla fine della tua mail, tu scrivi testualmente: "… lui invece è ancora un bambino in confronto a me e questo inizia a darmi fastidio, perché ne vorrei uno alla pari .. uno che mi tenga testa ... lo so che non si può avere tutto dalla vita". E ancora: "…una storia senza futuro, data la distanza..."
Se tu pensi di stare (e lottare) con lui solo perché non si può avere tutto nella vita, ti sei data tutte le risposte. Accontentarsi non significa amare fino a scegliere di condividere una vita.
Sappi che, se lui, secondo te, si dimostra debole con i genitori perché li ama al punto che non vuole farli preoccupare, considera che si sta dimostrando debole anche con te e non avrà mai il coraggio di dirti che la vostra storia non ha storia per le ragioni che tu stessa evidenzi.
Se lo ritieni un bambino (in effetti, nella sua condizione, lo è) e ti senti tanto più matura (indubbiamente hai più esperienza), sarai tu a prendere la decisione giusta per il tuo bene e il suo.
Ti abbraccio, Marzia