----- Original Message -----
From: Luisa
To: confid@confidenzialmente.com
Sent: Friday, November 13, 2009 11:50 PM
Subject: chi ha torto?
Senza sorriso
Ho letto la storia di Adele e la tua risposta in "Forchette". Mi ha colpito perché io mi trovo dall’altra parte della situazione, sono cioè una figlia che ha lasciato la casa della madre ed è andata a vivere da sola. Voglio precisare che non sono "quella" figlia, ma i fatti sono simili.
Mia madre è vedova, così come io sono orfana di un uomo che cinque anni fa è morto in un incidente d’auto. Non credo di aver provato meno dolore di mia madre, certamente diverso. Ho anche cercato di aiutare mia madre, standole vicino, cercando di farle capire che il lutto non può essere eterno e che la vita va avanti. Non ci sono riuscita. In quella casa è come se ci fosse stato un funerale il giorno prima, una tristezza continua e un’aria pesante, di piombo.
Non ce l’ho fatta più e me ne sono andata. Purtroppo con il mio solo stipendio non ho potuto rendermi del tutto indipendente e sono andata ad abitare con altre due ragazze. Loro alloggiano in affitto e hanno liberato una stanza dell’appartamento per me, in pratica, hanno eliminato quello che doveva essere il salotto, per dividere il costo dell’affitto in tre piuttosto che due gli ha fatto comodo.
Come mi trovo? Certamente non così libera e spensierata come pensavo. Ho degli orari obbligati, turni per il bagno e per le faccende di casa e la cucina. In parole povere, mi adatto ad una situazione che non è tanto migliore della precedente. Anzi. Ora sento mia madre solo raramente al telefono. Lei ha una voce "da funerale" (solita) e io non riesco a trovare le parole giuste, certamente non quelle che lei si aspetta. Forse vorrebbe che mi pentissi, forse spera che io mi trovi male, infatti, a parte quanto ho scritto sopra, in casa pensava a tutto lei e la sera c’era sempre una tavola apparecchiata con un buon piatto caldo. Qui si va avanti a surgelati e microonde, oppure panini…
Senza considerare i turni per le pulizie di casa obbligatorie e anche le lamentele se non sono fatte per bene…
[…]
Secondo te chi ha torto e chi ha ragione?
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Cara Luisa,
forse ti aspetti che io t’incoraggi a tornare a casa da tua madre. Non lo farò. Perché sarebbe solo un ripensamento di comodo, determinato non dall’affetto ma dall’opportunismo.
Tua madre non riesce a consolarsi e sorride poco. Evidentemente il dolore per la tragica morte di tuo padre ha trovato una donna fragile che ancora non riesce a metabolizzarlo. Non nel senso che minimizzi tu. Rapporto diverso, sentimento diverso, età diversa. Tu, fortunatamente, hai la forza della gioventù e obiettivi che tua madre non ha. Hai tutta una vita ancora da progettare, predisporre, sperimentare. Lei, adesso cinquantenne, è forse ancora nell’età di rifarsi una vita, ma non nello spirito di volerlo. Amava il marito, le manca, in tutti i sensi. E non ci si innamora a comando, nemmeno si riesce a far innamorare qualcuno, quando nel cuore c’è il ricordo semprevivo di un altro. Per il resto, non le lasciavi certo molto tempo per pensare a se stessa.
A parte questo, ti do ragione riflettendo che per una figlia, ci si fa forza e, per lei, si reagisce. Però penso che la mancanza di sorriso di tua madre sia anche determinato dalla stanchezza fisica. Lavoro di otto ore fuori casa e, prima e dopo, i lavori di casa, la cucina, lavare e stirare. Tu che ti alzi più tardi, quando lei è già in piedi da due ore, sia al tempo dell’università sia in seguito per andare al lavoro. Colazione già pronta, a metà giornata un pasto veloce fuori casa, la sera, tavola apparecchiata e cena preparata con cura dalla mamma. Tutto come dovuto. Può essere che tua madre, che non sorride ma nemmeno si lamenta, possa domandarsi come mai una figlia adulta non contribuisca spontaneamente all’andamento familiare compreso le faccende domestiche?
Adesso che i compiti vengono stabiliti e regolati nell’appartamento delle amiche, ti pesano e ti infastidiscono, non ti trovi bene, rimpiangi il "tutto fatto" di tua madre, ma non per questo devi pensare di tornare da lei.
Certo tu le manchi e si sente incompresa, poco considerata, ma non ti ha mai rimproverata a questo proposito. Avrebbe dovuto, invece, da subito, stabilire orari e compiti. Farti capire, senza accusare o scadere nel vittimismo, che una figlia adulta dovrebbe spontaneamente prendere certe iniziative e contribuire all’andamento familiare.
Come vedi, non ho dato ragione ad Adele (la mail che tu citi) così come non prendo le tue parti. Una madre e una figlia sono due persone distinte pur essendo legate da consanguineità ed affetto. Devono, pertanto, entrambe, assumersi le proprie responsabilità e venirsi incontro. Sempre che, com’è giusto che sia, ci sia affetto sincero fra loro.
Ti abbraccio, Marzia