From: Ferdinando

Sent: Friday, September 04, 2009 8:01 PM

To: confid@confidenzialmente.com

Subject: una storia come un'altra

Tralasciando Neruda

Cara sconosciuta Marzia,

sono solo uno dei tanti cuori infranti della rete, niente di più e niente di speciale. Cercherò di essere rapido nel raccontarti la mia storia (so già che non sarà così). Anzitutto mi chiamo Fernando, ho 34 anni e sono un progettista grafico.

Ho avuto una relazione che mi ha logorato e che nei suoi ultimi due anni voleva solo una scusa per essere chiusa. Inutile dire che non riuscivo a trovarla; più volte avevo incontrato altre donne ma mai ho ceduto loro rimanendo dell’idea che non era quello il modo giusto, dovevo risolvere un nostro problema e ritornare a vivere sia io che lei.

Poi improvvisamente incontro Mariagrazia.

Subito abbiamo avuto entrambi la sensazione di un destino che si compiva, abbiamo flirtato e poi c’è stato un lieve bacio a sfiorare le labbra ma nulla di più. Lei quella sera mi cercò ed io le dissi che non potevo darle quello che cercava da me così da indurla a frequentare un altro ragazzo.

Allora io trovai la forza di reagire alla mia apatia e chiusi quella storia che mi trascinavo dietro, cominciai a chiamarla e a corteggiarla fino al punto di strapparla all’altro. Da quel momento, è nata una travolgente storia d’amore; mi ha fatto sentire uomo, il suo uomo, e l’ho sentita come la mia donna.

Non ho parole per descriverti quanto speciale è stato il nostro amore fatto di complicità, magia, divertimento (tanto divertimento), viaggi, letture, musica, film, teatro, arte, politica, discorsi interminabili su qualsiasi argomento meritasse essere discusso anche fino all’alba incuranti di dover tornare al lavoro, sostegno, comprensione, pazienza, passione, attrazione viscerale… tutto. Ogni gesto della quotidianità lo reinventavamo per noi e solo per noi, anche il semplice cucinare era un modo nuovo di incontrarsi. Gli amici ci vedevano come l’incarnazione dell’amore eterno tanto celebrato dai poeti, le due metà che combaciano alla perfezione.

Inutile dire di una intesa sessuale incredibile che negli anni migliorava sempre di più e che ci sembrava sempre una nuova esperienza, abbiamo fatto tanto l’amore e più lo facevamo più volevamo farlo. Le ho più volte ripetuto che lei era la mia libertà, la mia voglia di vivere la vita e tale ero io per lei.

Abbiamo deciso di andare a convivere quasi subito e lo abbiamo fatto per 7 anni, durante i quali tutto quello che ti ho scritto su aumentava a dismisura; abbiamo cominciato a pensare di sposarci ed avere un figlio, tutto perfetto e poi…

L’anno scorso di questi tempi abbiamo dovuto lasciare l’appartamento e per problemi vari (non dipendenti da noi ma dai nostri lavori e i luoghi in cui sembrava dovessero portarci) che non sto qui a descriverti, siamo stati costretti a ritornare io dai miei e lei dai suoi con la promessa di ritrovare una casa nostra appena possibile.

Allora lei ha cominciato a dirmi di volerla comprare ed io ho un po’ temporeggiato proponendo una soluzione di affitto ma solo perché qualche problema legato alla sfera professionale del tipo lei che decide, dietro mia spinta, di riprendere a studiare e laurearsi per poi ricominciare e con solo un lavoro part-time e quindi quasi senza stipendio, ed io che tradito da false promesse di impiego precedenti mi ritrovavo ad avere solo nell’ultimo anno un contratto a progetto con una nuova società che di fatto mi restituiscono a tutt’oggi una condizione di precariato, non mi davano la certezza di poter riuscire in quel momento a portare a compimento questi progetti.

Niente da fare, niente fitto ed un anno di stress da ufficio per me e studio/lavoro per lei ci hanno spenti al punto di dimenticare quasi di colpo quegli otto anni ed arrenderci alla noia.

Io sono diventato pesante, noioso e trascurato anche se ho continuato a darle tutto me stesso o quel poco che ne rimaneva.

Avevamo bisogno di una scossa, ma quando ho cominciato a realizzarlo lei mi ha detto "credo di non amarti più, in questo momento non mi sento attratta da te!". Questo avviene mentre eravamo in ferie al sud, a casa dei suoi. Lei era scesa all’inizio del mese, io l’ho raggiunta una settimana dopo e per la prima settimana tutto sembrava normale, abbiamo anche fatto l’amore. Mi dice che però non è convinta e vuole stabilirlo con certezza anche se mi chiede di rimanere e non andarmene.

Quando risalgo lei mi chiede una settimana di tregua senza sentirci che ovviamente le concedo e appena rientrata mi chiama per comunicarmelo e darmi appuntamento a ieri sera. Mi ha confermato quello che mi aveva già detto ma con più certezza, mi ha lasciato dandomi come motivo "Lentamente muore" di Neruda, era una delle nostre promesse l’impegno a non lasciarsi andare in quel senso.

Le ho ovviamente chiesto se per caso ha conosciuto un altro uomo o provato attrazione per qualcuno ma mi ha risposto di no e non ho motivo per non crederle visto che poi mi ha detto parole stupende.

[…]

Io le ho candidamente risposto che tra noi, come sosteneva Wilde, non può esserci amicizia, vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia. Lei mi ha sorriso, ma di un sorriso che voleva significare "è vero, hai ragione".

[…]

Quindi le ho proposto di risistemare ognuno la propria vita perché io voglio riprendermi la mia e credo che lei abbia già cominciato a riprendersi la sua, sentirci se ci va di sentirci (anche se non subito) e provare magari a darci una seconda possibilità. Lei prima ha avuto un bagliore negli occhi, poi subito ha detto di non credere che ciò sia possibile e poi ancora dopo ha ammesso di non poter prevedere il futuro e che quindi questo potrà essere come potrà non essere.

Questo lo so e non vorrei illudermi di riuscire nell’intento di riconquistarla (so di poter fallire) ma voglio ritrovarmi anche per riprovare a corteggiarla ancora e ancora. È un tentativo dal momento che non ho più nulla da perdere ormai e se non altro avrò nuovamente me stesso. Sai benissimo come ci si sente in questi momenti, cerco solo di soffrire con dignità e provare a vivere ancora una volta.

Molti amici e familiari mi dicono "lo so è dura essere soli e dover riprendere tutto da zero", continuo a rispondere "non è dura essere soli, è dura non avere più lei".

Di un po’ Marzia, amica sconosciuta, cosa ne pensi tu?

 

 

Caro Ferdinando,

è amaro constatare come, alle prime difficoltà, lavoro e studio, si perdano sicurezza e stabilità, fino ad alterare un rapporto fino a quel momento splendido, così almeno sai descriverlo in modo efficace. Si potrebbe far riferimento alla popolare, più volte citata, banalità della crisi del settimo anno: alla fine, condiziona anche il comportamento della coppia che si lascia suggestionare.

Tuttavia, non si possono disconoscere certe coincidenze. Il ritorno di lei all’ambiente universitario, l’opportunità di un suo nuovo impiego, sia pure al nero (bell’esempio d'onestà, quel suo " datore di lavoro!), il tuo lavoro, purtroppo, diventato precario. Giustificano in pieno il tuo tergiversare, più che legittimo, alla sua proposta di acquistare una casa. Trovo abbastanza strano che lei si sia intestardita su questo punto, quasi per voler crearsi un alibi.

Anche le sue parole di apprezzamento ai tuoi valori e qualità che mai ritroverebbe in un altro uomo, mi danno l’idea di un addolcimento della classica piccola amara: una bibita sciropposa per buttarla giù. Per il momento, lei non ha un altro uomo, lo afferma e non hai motivo di dubitarne. Però, adesso, ti chiedo, se tu fossi venuto a trovarti in una posizione analoga alla sua, se avessi una storia nuova o fossi appena attratto da un’altra, glielo avresti detto? O avresti preferito piuttosto trovare parole gratificanti e consolatorie, precisando che sapresti vedere solo lei, come madre di un tuo presunto figlio?

"Io ti lascio perché non sono più sicuro dei miei sentimenti ma, credimi, mai riuscirò ad amare un altra come ho amato te…". Bellissima frase ad effetto che non alleggerisce la realtà pesante dei fatti.

Io, adesso, non escludo che tu possa riconquistarla. Forse ti conviene non precipitarti subito all’attacco ma metterla prima in condizione di sentire la tua mancanza. Finora non è mai stata senza di te, senza il calore protettivo del tuo amore. E, probabilmente, non ha ancora avuto modo di fare confronti con un eventuale altro spasimante.

Ho anche il vago sospetto di promesse da lei ricevute da quel suo datore di lavoro: di una vita diversa, dinamica e brillante, in un ambiente che potrebbe offrile inaspettate opportunità. Salvo poi a verificare come la realtà difficilmente corrisponda alle aspettative.

Sì, puoi anche tentare, ma senza arrivare a macerarti, tormentandoti dietro di lei, prolungando una sofferenza alla quale potrebbe aggiungersi l’umiliazione di un ripetuto rifiuto.

Io conosco solo la tua versione e non la sua. Le tue supposizioni, come quella di voler perfino attribuire a te stesso la responsabilità di un sentimento che muore, mi lasciano perplessa. In realtà, cause ed errori vanno equamente distribuiti. E non occorre scomodare Neruda, per dare ad un addio una parvenza poetica. Do ragione, in parte, ad Oscar Wilde quando afferma che non può esserci amicizia fra due che si sono amati e poi lasciati. Soprattutto quando uno dei due ama ancora ed ha sofferto e soffre per l’abbandono del partner. L’amicizia può esserci, in alcuni casi, perché anche l’amicizia è amore e, quando c’è stata davvero una storia importante e il rapporto s’è concluso per morte naturale di un sentimento, non c’è rancore. Rimane il ricordo che è dolce e non fa male, quindi pone, a volte, i presupposti di una sana amicizia.

C’è da chiedersi soltanto se eventuali partner successivi saprebbero accettare quell’amicizia postuma fra i due ex innamorati.

La mia sensazione è che tu sia un’ottima persona e meriti accanto a te una donna che sappia incoraggiarti e sostenerti piuttosto che tirarsi indietro in un momento in cui hai maggior bisogno di incoraggiamento. Ma si sa, è soltanto una mia opinione personale, da amica sconosciuta.

Ti abbraccio, Marzia

Marzia risponde