----- Original Message -----
From: Maria Luisa
To: <confid@confidenzialmente.com>
Sent: Thursday, December 23, 2010 1:20 PM
Subject: Crisi coniugale
Un maglione largo prenatal
Cara Marzia,
ho trovato il tuo sito navigando su internet per caso, in cerca di consigli o spunti su un problema che mi sta angosciando terribilmente. Ho letto alcune tue risposte e mi sono sentita subito di potermi fidare e di poter chiedere aiuto.
Ho 38 anni, sono sposata da 10 e ho una figlia di 5 anni. Con mia figlia ho avuto tanti problemi ma, da qualche tempo a questa parte sono riuscita ad instaurare con lei
un bel rapporto, ci sto lavorando insomma, e vedo che i primi frutti non tardano ad arrivare. Ma il problema a cui non riesco a trovare soluzione è il rapporto con mio marito. Sarebbe troppo semplicistico chiederti se lo amo o no, questa risposta dovrei trovarla dentro di me, ma non ci riesco. Facendo un passo indietro, ripenso ai nostri 10 anni di matrimonio. Lui è una brava persona, nel senso più totale del termine. E' molto disponibile con tutti, me compresa, ha una pazienza infinita, sopporta qualsiasi cosa, convivere con lui è sempre stato facile. E' una qualità che da subito mi ha conquistata. Purtroppo però si è rivelata anche una lama a doppio taglio. Per troppa bontà, o per
troppa superficialità (o per scarsa capacità, anche), lui ha sempre
avuto problemi sul lavoro. Ora c'è la crisi economica, ma qualche anno fa la colpa era di un capo disonesto, di un cliente insolvente... MAI colpa sua, dei suoi pomeriggi inconcludenti a zonzo per la città, della sua poca voglia di migliorarsi, di affermarsi, e dell'incapacità di valutare le persone e le situazioni. Si è fatto truffare, mentire e
raggirare praticamente da quasi tutti quelli con cui ha avuto a che fare. E gli altri dopo un po’ gli hanno dato il benservito perché non produceva. E la cosa negativa è che NON LO AMMETTE. Non se ne rende conto.
Non si rende conto del fatto che da 10 anni lo mantengo. Mantengo la casa e nostra figlia (che sarebbe il meno), e andiamo avanti solo con il mio stipendio di impiegata a tempo pieno, e con la mia propensione al risparmio e a privarmi di qualsiasi cosa pur di
riuscire a pagare le spese, le bollette, il mutuo. Per mia figlia devo solo ringraziare i miei genitori che mi hanno aiutata moltissimo, facendoci risparmiare sul nido, dandomi massima disponibilità ad andarla a prendere, altrimenti non so come avrei potuto fare. Io lavoro a tempo pieno lontano da casa, quindi sono fuori casa circa 12 ore al
giorno, compresi gli spostamenti vari. Ovviamente il carico dei lavori a casa è tutto sulle mie spalle, perché lui è sempre troppo occupato ad andare in giro, tante richieste, tanti clienti, ma soldi e pagamenti, no, quelli no, guarda caso ci sono sempre mille scuse per cui ritardano o non arrivano.
All'inizio gli sono stata molto vicino, credevo in lui, l'ho incoraggiato a fare certe scelte che mi sembravano importanti per lui, avevo fiducia. Infatti ci tengo a precisare che a me del denaro in senso stretto non importa molto, provengo da una famiglia modesta e fortunatamente sono stata cresciuta con un forte senso del risparmio e del sacrificio. Ma con il passare degli anni la sua situazione lavorativa, sempre piena di ottimi presupposti ma senza mai alcuna concretezza nei fatti, mi ha esaurita.
Non abbiamo mai potuto fare progetti, nessuna sicurezza... E la cosa peggiore, è che nei suoi confronti ho maturato una forte disistima. Tante belle parole, ma mai
un fatto concreto per metterle in pratica. Poca volontà, tanta immaturità nel gestire qualsiasi cosa. Con il tempo io mi sono staccata mentalmente da lui, ho imparato a cavarmela da sola, a non appoggiarmi più a lui per consigli, scelte familiari... perché non lo reputo più in grado di essere per me un punto di riferimento. Non mi fido più. Ma non in senso di gelosia e tradimento... nel senso di compagno di vita. Io sto camminando da troppo tempo da sola. Ora anche i rapporti di coppia sono inesistenti, ma io proprio non ci penso nemmeno, sia per la delusione che ho maturato nei suoi confronti, sia per la stanchezza cronica dovuta ad una vita frenetica in cui lui invece di portare
un aiuto porta solo rallentamenti e problemi.
Oltre i problemi di lavoro, infatti, ci sono problemi legati alla sua famiglia di origine,
che è invadente e non rispetta i nostri spazi, senza che lui (troppo buono) prenda mai una posizione. E lascia andare me in trincea a fare le mie battaglie da sola.
Sono talmente esaurita che non ho nemmeno la lucidità per fare scelte drastiche. Non voglio togliere il papà a mia figlia, non voglio deludere i miei genitori che ne soffrirebbero troppo, non voglio sbagliare. E allora, nel dubbio, non faccio niente.
O meglio, continuo le mie battaglie per farlo risvegliare dal suo torpore, gli parlo, cerco di capire cosa sta facendo, quali sono i suoi progetti lavorativi e familiari, ma vedo che non serve a niente, a parole è il marito perfetto, ma nei fatti... un mollaccione.
Inoltre negli ultimi anni io purtroppo (per esaurimento e per mancanza di tempo
e di stimoli) mi sono molto trascurata, sono ingrassata tantissimo, non sono più contenta di me. In questo sono convinta che il maggior lavoro dovrei farlo io, e che se si è determinati non ci devono essere scuse, però io mi sento davvero stanchissima, il poco tempo che non sono al lavoro lo dedico a mia figlia (con enorme soddisfazione) e alle faccende di casa, idem il sabato e domenica, la notte crollo, ci ho
provato ma non riesco.
Mi prendo tutte le mie responsabilità, però a volte subentra la rabbia e l'incomprensione. Ma perché il maggior lavoro spetta sempre a me?? perché DEVO offrirgli appoggio, DEVO accettare il suo lavoro che non è un lavoro, DEVO capire la sua famiglia di origine, DEVO aver fiducia, DEVO farmi un mazzo indescrivibile accollandomi tutto il peso (fisico, psicologico ed economico) della nostra famiglia, DEVO anche nonostante tutto trovare il tempo per essere carina e a posto, DEVO... DEVO.... DEVO.....??
Io non ne posso più, ma davvero non ne posso più, di lui, di tutto. E lo dico piangendo. Ma come ho fatto ad arrivare a questo punto? Io sono sempre stata forte, mi sono laureata, ho cambiato due lavori, entrambi buoni e soddisfacenti, studiando spesso anche la notte quando non c'era mia figlia, ho sempre rispettato le scelte e la vita di tutti dando la mia vita per la mia famiglia. Però vorrei anche io ogni tanto tirare il
fiato, vorrei anche io potermi appoggiare a qualcuno, senza sempre dovermi scontrare o dover difendere ogni volta le mie posizioni. Vorrei trovare una serenità familiare che con lui non è possibile. Vorrei avere tempo per pensare anche a me stessa, per fare una mini vacanza, per comprarmi quella giacca che mi piace tanto, non andare in giro con un vecchio giaccone spelacchiato comprato nel 2003...
Lui va sempre vestito come un damerino, perché sai com'è, è a contatto con i clienti,
non può fare brutta figura. Io invece sono in ufficio e indosso gli stessi abiti da circa 6-7 anni (comprese le maglie larghe portate in gravidanza, giuro!!). In generale non mi pesa tanto il dover rinunciare a rifarmi l'armadio, quanto l'enorme differenza che c'è tra il suoi comportamenti e i miei, a lui tutto è dovuto, io invece mi sento cenerentola.
Poco fa l'ultima discussione, riguardo i prossimi giorni di festa: lui li vede come "festa" da trascorrere in famiglia (la sua), io li vedo come un'ulteriore lavoro dal momento che saremo tutti (noi e la sua famiglia) a casa nostra, e a me toccherà la preparazione del pranzo natalizio. Mia mamma mi darà una mano (anche perché io lavorerò anche la vigilia), ma per scelta i miei genitori non saranno con noi, proprio per non invaderci la casa, dal momento che gli ospiti "fissi" già lo fanno con enorme naturalezza....
Aggiungo solo che ho provato a parlare con lui di terapia di coppia, ma non ci crede, non ne vuole sapere, perché in fin dei conti è convinto che vada tutto bene e che
sia tutto solo un problema mio. Ho provato anche a smettere di fargli trovare le camicie stirate e la casa pulita, ma rimane imperturbabile. E avendo una bimba piccola dopo qualche giorno, almeno per la casa, sono dovuta tornare sui miei passi... (le camicie invece le ha portate alla sorella, salvo poi sentirmelo rinfacciare anche da lei
successivamente). Ho provato a mettere i miei paletti con la sua famiglia di origine, ma l'alternativa sarebbe rompere ogni tipo di rapporto, e non lo trovo giusto.
Chiedo scusa per lo sfogo, non so proprio più che cosa fare, e soprattutto vorrei trovare dentro me stessa una via di uscita (nel bene o nel male) che sia possibilmente il meno indolore possibile per mia figlia, e perché no, magari anche per me....
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Mia cara Maria Luisa,
la tua mail descrive una situazione familiare sconvolgente e, purtroppo, molte altre donne si riconosceranno in te. La donna, pilastro della famiglia, in tutto e per tutto, senza mai un riconoscimento o gratificazione.
Darti un consiglio sembrerebbe facile perché il rapporto che descrivi è veramente un fallimento totale e non per colpa tua.
Però c’è tua figlia, cinque anni, molto piccola. Diventa difficile cercare una soluzione drastica, così come sarebbe giusto. Probabilmente, se già cinque anni fa, durante la gravidanza, soffrivi della scarsa considerazione in casa, dell’oppressione intorno, del troppo carico di responsabilità e lavoro sulle spalle, senza alcun sostegno del marito, ebbene, già durante la gestazione, tua figlia recepiva questo tuo stato d’animo sofferente e, quindi, una sorta d' insofferenza nei suoi confronti. Da lì parte il difficile rapporto fra voi e si alimenta. Naturalmente l’essere fuori casa per dodici ore e a casa trovare altri compiti pesanti, involontariamente, ti ha impedito (e t'impedisce) di dedicarti a tua figlia, quanto avresti voluto (e dovresti), facendole sentire quanto per te sia importante. Così che in lei si è sviluppato il dubbio che la mamma non le voglia bene. Menomale che, a quanto dici, stai recuperando il rapporto con lei. Crescendo, si renderà sempre più conto delle tue difficoltà e comprenderà, senza però, purtroppo, cancellare i segni della sofferenza passata. Non so quale tipo d'atteggiamento abbia avuto (e abbia) il padre, nei confronti della figlia, visto che, oltre a disperdere il tempo in un’attività infruttuosa fuori, nemmeno collabora in casa. Si dimostra affettuoso? Gioca con lei? Le dedica del tempo?
Se vogliamo trovare qualche attenuante alla sua superficialità, egoismo e quant’altro, la dobbiamo cercare nel suo rapporto con la famiglia d’origine, dove è stato viziato e iper protetto, servito e riverito. E, in seguito, tu hai assecondato un tale sistema di convivenza, viziandolo e servendolo di tutto punto. Sbagliatissimo. Per lui, adesso, è una dato di fatto. Fin da subito avresti dovuto chiarire e suddividere i compiti fra voi, facendogli assumere le dovute responsabilità. Ancor di più, dopo la nascita della bambina. Lui si è adagiato e si adagia scaricando tutto su di te, anzi arrivando alle pretese e alle lamentele, atteggiandosi a vittima (vedi le camicie da far stirare alla sorella).
Se pensi che la piccola soffra di più in un ambiente familiare come tu lo descrivi, piuttosto che per una separazione, allora, forse, ti conviene considerare una scelta piuttosto che un’altra, quella che sia meno dolorosa per tua figlia.
Mi sento molto solidale con te e mi è difficile chiederti una maggior comprensione e pazienza nei confronti di un marito superficiale e immaturo, sempre basandomi sulla tua versione dei fatti.
Non condivido, invece, che tu ti sia lasciata andare fisicamente. Con le giornate attive faticose e affannose che vivi, come è possibile ingrassare? Dove trovi il tempo per eccedere nell’alimentazione? Guarda che, anche per rispetto alla bambina, oltre che a te stessa, devi aver maggior cura della tua persona.
Sei giovane, intelligente e colta, non permettere a questo tuo marito di annientarti fino a farti perdere dignità e rispetto di te stessa. Stai scivolando per quella china e, peggio ancora, tua figlia ne subirà le conseguenze. Pensa soprattutto a lei, piuttosto che a tuo marito.
Intanto, parlagli chiaramente e accordatevi nel modo meno penalizzante per la bambina. Non dovete per forza fingere di amarvi. È evidente che lui non ti ama, altrimenti avrebbe una maggior cura di te. Ammettiamo che sia un debole, facilmente raggirabile (quindi non è tutta colpa sua) ma… da tutti si fa condizionare, escluso te.
Ti sento davvero disperata e non ammetto che tu lo sia. Non devi lasciarti andare, devi reagire, mettendo avanti, per quanto possibile, il bene della piccola.
Al pensiero che tu, per Natale, abbia dovuto ospitare tutti i suoi familiari, mentre tua madre, che pure ti ha aiutato alla vigilia, si è tirata indietro per non appesantire ulteriormente il carico, mi si stringe il cuore: davvero una situazione che riempie di sconforto.
Come mai non siete invece andati voi ospiti a pranzo? Sanno bene che tu lavori tutta la vigilia e quindi perché penalizzarti, quasi fosse una condanna da scontare?
Perché non alternare un anno dai tuoi e un anno dai suoi?
Coraggio, parla con tuo marito senza aggredirlo, ma spiegandogli esattamente ciò che hai esposto a me. Insomma decidete insieme cosa sia meglio fare. Separazione in casa o definitiva? A meno che lui si alterni a te nei vari giorni della settimana. Difficile perché lo ha fin troppo viziato. Se promette, di certo non mantiene.
Lo so, se economicamente puoi contare solo su te stessa, è ben difficile riuscire ad avere cura della tua persona, essere carina e curata… ma cerca di farlo. Un aspetto gradevole facilita la vita.
Pensando a quel maglione largo del tempo della gravidanza… mi si stringe davvero il cuore.
Hai tutta la mia comprensione.
Ti abbraccio, Marzia