----- Original Message -----
From: Alessio
To: confid@confidenzialmente.com ; webmnt@confidenzialmente.com
Sent: Tuesday, January 13, 2009 12:02 PM
Subject: >> Ho davvero bisogno del suo parere!
Un viaggio per ricominciare
Gentile Marzia,
le scrivo questa mail sperando in una sua risposta in quanto mi trovo in condizione di non saper valutare e credo che solo lei possa darmi un'apertura mentale che mi consenta di comprendere e agire di conseguenza.
L'oggetto è: può un lutto importante aver disorientato così tanto la mia ragazza da farle mettere tutto in discussione, me compreso, fino a lasciarmi?
[…]
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Caro Alessio,
sì, penso che un lutto possa destabilizzare, perché evidenzia come la vita sia effimera, come la malattia possa colpire senza preavviso, come i progetti a lunga scadenza possano essere illusori.
Un carattere forte, che tu supponi la ragazza abbia, sa reagire alle fatalità e, dopo il giusto tempo delle lacrime, sa considerare come la morte sia parte inevitabile della vita, con la concretezza che non si possa, in certi casi, evitare. Viceversa, un soggetto debole va in crisi, si arrende, si macera nel dolore, ci si adagia come fosse un rifugio, fino a farne paradossalmente un unico scopo del proprio vivere. È l’anticamera della depressione. Consideriamo, inoltre, che la ragazza in questione, ha un vissuto tale da influenzare molto il suo modo di essere, avendole provocato, fin dall’infanzia, una visione negativa della vita.
Non crede nel matrimonio, non vuole figli.
Non ha avuto, infatti, un esempio valido, le sono mancati i riferimenti positivi. La madre, cui era molto legata, era un esempio di infelicità, di rapporto coniugale negativo. Il padre, inesistente, rappresenta, per lei, la causa di una sofferenza, non soltanto per moglie, ma anche per le figlie. Sono cresciute in questo clima. Perfino la malattia della mamma può apparire come conseguenza dell’infelicità provocata dal padre. E, guarda, non è poi così inverosimile che la malattia colpisca più facilmente chi è infelice: poche difese, meno voglia di vivere.
Ecco, la ragazza ha dentro di sé una gran confusione. O va considerato che, forse, s’è creata una via d’uscita o di fuga, cosciente o no del rischio che corre.
I pianti e il dolore, perfettamente attribuibili alla morte di una persona molto cara, potrebbero nascondere anche altre ragioni ugualmente dolorose, il parallelismo con la fine (o la morte) di un amore. Forse, non amandoti più, giustifica se stessa, supponendo che il lutto recente abbia cancellato anche il sentimento che provava per te. Potrebbe perfino essersi convinta di una qualche causa che non è quella reale. Più grave se, volutamente, si fosse nascosta dietro la morte della madre, per crearsi un alibi e lasciarti. Se lo avesse fatto, non ne sarebbe cosciente.
Penso che, quando si ama, si cerchi conforto e forza di reagire proprio nella persona amata. Voler invece allontanarsi fa nascere sospetti. E, infatti, lei ha deciso di lasciarti. Mi viene da chiedermi se, i tre anni di lontananza per motivi di lavoro, non abbiano influenzato le decisioni di oggi. Capisco i weekend, ma tre anni sono tanti e il fine settimana non compensa i giorni rimanenti.
Il suo progetto di un viaggio, di vedere luoghi diversi e fare nuovi incontri è un modo sano di reagire. Mi guardo bene dal giudicarla e contraddirla. La precarietà del vivere si supera vivendo, cercando nuove e stimolanti opportunità, spaziando, anche innamorandosi. Tu, d’altro canto, le ricordi e la colleghi alla sua infelicità. Ha tentato con te la convivenza "parziale", strana l’alternanza con la casa della sorella, ma è stato un esperimento fallito.
Non credo che tu, adesso, possa fare molto per convincerla a tornare sui suoi passi. Lasciala andare. Può darsi che al ritorno dal viaggio, inteso anche in senso figurato come cambiamento, possa ricredersi e capire che le nuove esperienze non valgono quanto avere te. Minima speranza. Ma non si sa mai.
Ti abbraccio, Marzia