----- Original Message -----

From: Maria

To: <confid@confidenzialmente.com>

Sent: Tuesday, June 19, 2007 7:29 PM

Subject: Posso farcela?

Una vita molto travagliata

Cara Marzia, sono incappata nel sito non so nemmeno bene come. Ma avrei davvero bisogno di una parolina da parte di qualcuno che vede la situazione in modo oggettivo .
La mia storia potrà sembrarti surreale, assurda, poco veritiera, ma ti assicuro che nulla di ciò che scriverò sarà finzione. Io tutte le notti mi addormento sperando che effettivamente la mia vita sia solo un gioco in cui ho molta sfortuna. Ti scrivo la mia storia, mia cara Marzia, perché altrimenti non puoi capire la delicatezza della situazione. Grazie di cuore.

Sono cresciuta in una famiglia poco tranquilla, mia madre medico e mio padre ingegnere delle ferrovie, sembra una famiglia normale, ma ha così tanti tabù.
Sono cresciuta in un incubo costante, anzi siamo cresciute in un incubo costante, io e le mie due sorelle, dove sedersi a tavola per mangiare era "rischioso. Mio padre è sempre stato un uomo irascibile che alzava il gomito spesso e, per sfogare le frustrazioni del lavoro, se la rifaceva con noi bambine; la mamma ne soffriva troppo, ma non riusciva a lasciarlo, né tanto meno a reagire, pensando che fosse solo un periodo, che quell'uomo non era l'uomo che aveva sposato.
Così io e le mie due sorelle eravamo la nostra unica ancora di salvezza, stavamo sempre insieme. 
Quando compii 15, anni successe una cosa orribile: il suicidio di mia sorella maggiore che si era
buttata dal 3° piano di scuola sua (quindi da un'altezza di circa  20 metri). La mia vita, e quella di tutta la famiglia, stava giungendo al massimo del degrado, mio padre era fisso a bere, ci picchiava sempre più spesso e sempre più forte. Mia madre non andava più a lavorare . di mia sorella  minore, se ne occupava la brava tata che c'è stata vicina anche in quei momenti, è stata lei ,infatti, a chiedere aiuto e sostentamento ai nostri parenti. Essi, essendo molto generosi, e soprattutto numerosi, ogni mese ci inviavano quello che ci serviva per andare avanti. Per il resto, la tata stava con mia sorella minore, la portava a scuola e faceva tutto quello che la mamma non faceva più. Io avevo perso la mia stella, la mia luce e quindi anche il senso della
ragione.
Uscivo e andavo nei locali. Iniziai a frequentare gente poco raccomandabile.
E anche un ragazzo che mi picchiava e alla fine ho perso la verginità con uno stronzo e la dignità, iniziando a far uso di droghe. Scoprii di essere rimasta incinta. Ne parlai in lacrime con la mia tata, dicendo e sottolineando di non voler abortire. Lei chiese aiuto ad un'altra nostra parente che vive nella stessa città, chiedendole di ospitare me e mia sorella. Quella fece di più, ci prese in casa, trovando anche una clinica dove ricoverare mio padre e mia madre per farli "guarire".
Queste persone d'oro mi hanno aiutato a portare avanti la gravidanza, ma per motivi, diciamo ovvi, non sono riuscita a portarla a termine. Mi hanno anche aiutata ad uscire dal tunnel della droga. E a far sparire dalla mia vita quel ragazzo e la sua compagnia.
Per circa un anno, la mia vita sembrava riaver preso il suo ciclo normale, niente droga, niente alcool, niente botte da mio padre e dal mio ragazzo.
Compio sedici anni, quando dalla clinica arriva una telefonata che dice che mio padre è morto. Poca sofferenza,poco dolore, poche lacrime. Ma fu comunque una perdita. Conobbi un ragazzo, normale e tranquillo con cui ho fatto l'amore senza violenza e senza odio. Utilizzando ogni sorta di metodo contraccettivo.
Quando un giorno mi rendo conto di avere un ritardo. Ma pensavo che non potessi essere incinta, non mi ricordavo di aver rischiato. Mi sono fatta accompagnare dalla ginecologa che ha confermato il fatto di aspettare un bambino.
Il mio ragazzo mi ha lasciata , mi sono sentita sola e abbandonata e ora,che aspetto questo bambino . non so se ho la forza di tenerlo . non so se ci riesco . con quale forza posso portare avanti una gravidanza? Un'altra? Sarebbe il secondo bambino che dio mi dà e io? Mi permetterei anche di buttarlo via? Ma sinceramente non riesco a trovare la forza.

 

Mia cara Maria,

in effetti la tua mail appare inverosimile, più per come è scritta che per la storia in se stessa. Molte, purtroppo, ve ne sono, altrettanto terribili e a volte anche di più. Un esempio è la lettera di Angela, alla quale ho da poco risposto. Spero che la generosità dei tuoi parenti sia davvero così genuina come racconti, essa è davvero fuori del comune, più di quanto non lo sia la parte tragica dei fatti vissuti.

Voglio darti credito, ma preferirei che tu avessi inventato tutto, tanto sono gravi e tragici i tuoi trascorsi.

E’ perfettamente comprensibile che tu non sia stata in grado di reagire in modo positivo e ti sia lasciata andare seguendo la strada più sbagliata. Comprensibile ma, non per questo, condivisibile.

Il suicidio di tua sorella è il dramma peggiore, oltre a tutto il resto, è un dolore enorme. Ma non è facendo del male a te stessa che puoi uscirne. Ci potrai riuscire solo se capirai che puoi essere forte proprio grazie alle esperienze vissute perché hai imparato che certe vie traverse portano solo a farsi altro male.

Più di una volta, ho scritto che sono contraria all’aborto, è più un mio istinto viscerale, per l’alto significato che do alla maternità, piuttosto che altri ragionamenti, altrettanto validi, come il rispetto della vita, sempre. Ma non giudico e non condanno scelte diverse di altre donne, convalidate peraltro dalla legge. Comprendo anche che ci sono situazioni a limite, talmente gravi ed estreme, per le quali certe decisioni sembrano essere inevitabili. Ancora peggiori sono certe azioni criminali, a parto avvenuto, che condanno senza appello.

Nel caso tuo, parli di un ragazzo "normale" che ti ha fatto capire come un rapporto sessuale possa essere un atto di amore e non di violenza. Mi sembra strano (anche questo inverosimile) che, dopo la prima dolorosa esperienza con gravidanza interrotta, tu non abbia usato metodi contraccettivi efficaci o che essi non siano stati sufficienti a proteggerti. La cosiddetta "pillola" mi risulta valida al 99% dei casi, pare incredibile che tu faccia parte di quell’1% eccezionale. Anche qui, voglio darti credibilità.

Se rifiuti l’idea di interrompere la gravidanza nei termini leciti, puoi anche affidarti a una struttura ospedaliera che, a tua richiesta, rispetterà, se lo richiedi, l’anonimato, durante la gravidanza e al momento di partorire. Non vedrai e non riconoscerai il neonato che sarà dato in adozione. Non fanno che ripeterlo in TV ogni qualvolta accade qualche fatto di abbandono criminoso.

Tieni presente che, abortire, lascia una ferita nell’anima e un forte senso di colpa. Suppongo non accada a tutte,  visti certi fatti di cronaca. Tu mi sembri così sensibile da poter risentirne psicologicamente. Come, del resto, è già avvenuto in passato. Non avendo vissuto, io, in prima persona, una tale esperienza, non ho certezze né in un senso né nell’altro. Ricevo solo confidenze di altre donne.

E’ una scelta che devi fare tu, con l’aiuto di qualcuno che ti sia vicino con affetto. Per esempio quella tua "tata" che già ti ha aiutata, se non altro moralmente e quei tuoi parenti così cari e generosi. Ritieniti, nella difficoltà della tua vita travagliata, di essere stata fortunata ad averli vicini. Soprattutto, non lasciarti trascinare da cattivi compagni e falsi amici, con l’illusione di stordirti e non pensare. Faresti ancora più male a quel piccolo essere che è dentro di te e sarebbe peggio che abortirlo.

Tiene presente, come dico ad altri, che hai tutto il diritto di vivere una vita sana e normale, ricevendo e dando affetto a chi, giustamente lo pretende da te perché ti vuole sinceramente bene. Aggiungo anche che qualunque sia la tua scelta, in un senso o nell'altro, seguiterò a rispettarti.

Ti abbraccio, Marzia

Marzia risponde