Carletto e... l'angelo
In un villaggio, insito nella grande e vasta pianura dove tutto è piano e verde, nel mezzo di una giornata in pieno sole, la vita sembrava trascorrere felice , tutto filava come al solito.
Ma, di quel giorno, era destino che restasse un ricordo non qualunque. Ecco quindi che accadde un fatto che scosse tutto l'abitato del cortile e che si impresse nella mente di coloro che ci vivono come un episodio che ci si porta sempre appresso anche in età adulta.
Ognuno aveva il suo da fare in quella corte, le persone, gli animali e anche quel delizioso bambino di nome Carletto, in una delle sue prime uscite all'aria aperta,
nel cortile dove abitava, a piedi scalzi e con i calzoncini corti.Tutto intento gioiosamente nel gioco di un bambino ingenuo e pieno di vita, tirava con la cordicella il bellissimo giocattolo che aveva sognato e finalmente gli era stato regalato: il trattore con il rimorchio. Lo tirava a sé, razzolando nella sabbia resa friabile... dal calore dei raggi del sole.
Nel suo divertimento il bambino era tanto preso e talmente infervorato, da dimenticare la raccomandazione avuta dalla mamma , di non dirigersi verso il mezzo del cortile , dove c'era un pericolo. E, passo dopo passo, andava e andava all'indietro, senza vedere dove si dirigeva: vedeva soltanto quello che i suoi passi avevano già percorso.
E vai e vai, con il rumore fatto a bocca per fingere che ci fosse il motore vero, il povero Carletto ignorava il dramma che lì a poco si sarebbe consumato: pian piano si portava nella zona centrale del cortile dove era situata la concimaia composta dal letame degli animali.
All'improvviso il brusio di vita che regnava nel cortile venne interrotto dalle invocazioni di aiuto di Carletto. Di colpo, intorno, scese il silenzio più cupo, subito rotto dalla voce preoccupata della mamma.
- Dov'è Carletto? - esclamò più volte e l'eco della sua voce correva per ogni angolo del cortile sempre più concitata.
- Carletto, dove sei Carletto… -
Poi l'intuito le suggerì quel sospetto angosciante e si precipitò verso il letamaio.
Il povero Carletto era davvero caduto nella concimaia, dentro quella massa putrida che stava per
soffocarlo, ma per la sua fragile, innocente vita, per il candore e purezza della sua anima, si commosse il suo angelo custode. Tutti abbiamo un angelo custode e quello di Carletto fu preso da pietà per quel piccolo che proteggeva.Tutto piangente, il bambino si ritrovò all'aria aperta tra le braccia della mamma, fuori da quell'incubo, tutto imbrattato di letame, ignaro di averla scampata bella, grazie all'angelo custode che fa di nome "mamma" .
Carlo Capelli