C’era una volta una contadina.

C’era una volta una contadina, come, direte voi, una contadina? Magari una principessa oppure un regina, invece no, proprio una contadina.

Ecco, state pensando, un bellissima donna, una contadina bella come una fata. Invece no, una contadina normale, né troppo bella né troppo brutta, insomma una normalissima donna con le sue forme non abbondantissime ma certo non magra.

La donna di cui parla la favola si chiama Anna, un nome piuttosto comune solo che, tutti la chiamavano "Anna quattro galline."

Dovete sapere che quando fu in età da marito, al padre della donna vennero due pretendenti a chiederla in sposa.

Un certo Tommaso e un certo Antonio.

Il padre scelse Antonio come marito della figlia, perché questi aveva offerto quattro galline, una in più Tommaso.

Naturalmente Anna non aveva alcun diritto di scelta a riguardo, le donne mica potevano scegliere.

Con il passare del tempo Anna seppe che Tommaso si era sposata con una di un paese vicino e si diceva che trattasse bene la moglie e che quest’ultima volesse bene a suo marito.

Si diceva che non le avesse mai menato, ma su questo non tutti erano d’accordo.

Anna fantasticava a come sarebbe stata la sua vita se avesse sposato Tommaso e non Antonio.

Certo avrebbe lavato, cucinato, tessuto, aiutato il marito nei campi, avrebbe allevato i figli e munto ed accudito la vacca.

Tutte cose che faceva anche ora, ma magari lui le avrebbe fatto qualche carezza ogni tanto e le avrebbe sorriso, cosa che Antonio non faceva mai.

Antonio, badate bene, non era un cattivo cristiano, solo quando era arrabbiato dava qualche ceffone a lei o ai figli, ma non sempre e poi badava a loro e lavorava tanto.

Di che doveva lamentarsi Anna? Anche il prete le aveva detto che pensare certe cose era peccato e le aveva assegnato una sfilza di penitenze lunghissima, ma lei quel prete non piaceva, anche perché dopo che lei gli aveva confessato i suoi pensieri, lui, mentre la rimproverava, le aveva tastato il sedere e questo, non era una bella cosa.

Anna aveva due figli, un maschio di nome Martino e una femmina di nome Scintilla.

Il nome Scintilla lo aveva scelto lei e il prete non voleva quasi battezzarla, diceva che non c’erano santi con quel nome e allora non voleva, poi alla fine accettò, ma anche quella volta le tastò il sedere.

Quando Scintilla divenne grande, si presentarono due pretendenti in casa, uno era Stefano, il figlio di Tommaso e un altro era Pasquale. figlio di un contadino di Paese Alto.

Loro offrirono oche al posto di galline, perché in quel tempo andava di moda allevare oche nelle fattorie, una nuova usanza di quei tempi moderni.

Questa volta Stefano offrì 5 oche mentre Pasquale ne offrì 6, solo che questa volta Anna, prese in disparte il marito e gli disse che voleva vedere bene queste oche e che ci avrebbe pensato lei a controllare quali erano migliori.

Antonio, era piuttosto ingenuo e preferì delegare alla moglie questo compito.

Lui si intendeva di altri animali e di campi, di oche non ne sapeva nulla.

Anna chiamò in disparte Scintilla e gli chiese: figlia mia dimmi la verità, quale dei due ti piace di più?

Scintilla abbracciò forte, forte la sua mamma, era davvero una mamma magica la sua, nessuna sua compagna aveva mai potuto scegliere.

La storia non ci dice se poi sposò Pasquale o Stefano, ma la storia ci racconta che da quel giorno, in quella parte del mondo, le donne iniziarono a contare un pochino di più, alla faccia del prete del villaggio, del duca del castello e di tutti i contadini, spesso ottusi, che vi vivevano.

Pelmo

 

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