LA CHIOCCIOLA

(ora inserita nella raccolta

dal titolo "La signora delle fiabe" edita da Grafiche Turato Edizioni)

 

 

Tommaso, un simpatico bambino di nove anni, trascorreva la vacanze estive nella casa di campagna dei nonni. Per lui, bambino di città, la campagna era proprio un paradiso.

Un giorno, notò una chiocciola fra le foglie di una lattuga. Era in tutto simile alle altre tranne che nel colore della " casetta" che si portava dietro. Mai visto un guscio di chiocciola con colori così vivi e cangianti, verde, rosso e viola.

- Le chiocciole, dicevano i nonni, rovinano piante e verdure -. E le eliminavano senza tanti complimenti. Ma il bambino, pensò di salvare quella chiocciola speciale.

Dentro una vecchia scatola di latta, mise della terra e sopra la chiocciola con alcune foglie di lattuga, poi chiuse la scatola con un retina di tulle fermata da un gommino per impedire che la chiocciala uscisse, ma anche per permettere, all’aria e alla luce, di entrare dai forellini del tulle.

- Vedrai - sussurrò alla chiocciola - penserò io a te e il nonno non ti ucciderà -. E portò la scatola in camera sua.

La mattina dopo, gli strilli della signora Clarice furono così acuti da svegliare perfino gli abitanti delle case vicine. Tommaso accorse. Pareva che attraverso la casa fosse passato un esercito di bruchi. Le bellissime piante di appartamento della nonna erano state divorate fino alle radici. Al bambino venne un sospetto, ma gli sembrò incredibile: possibile che la chiocciola fosse responsabile di quello sterminio?

Tommaso, dubbioso, portò fuori in giardino la scatola con tutto il suo contenuto. La nascose dentro un cespuglio di ortensie. La chiocciola aveva adesso un guscio di colore decisamente rosso, teneva le antenne fuori e sembrava sbirciarlo furbescamente.

Prima che fosse buio, Tommaso andò a controllarla e si meravigliò del suo colore verde oliva con sfumature rosso violacee.

- Non credo che sia stata tu - disse alla chiocciola - è impossibile che tu abbia divorato un pasto tanto abbondante ! -

Le porse una nuova foglia di lattuga.

La mattina dopo, Tommaso si alzò prima dei nonni e corse in giardino per accudire la sua protetta. Delle piante e dei fiori stupendi, nel giardino della nonna, restava soltanto qualche misero gambo. Il bambino si preoccupò. Per paura che la scatola venisse scoperta insieme al nuovo misfatto, la trasferì nel giardino della casa accanto: giusto il tempo di riflettere, si disse.

Quando la nonna scoprì quel disastro, fece una tragedia e mandò il nonno a comprare veleni vari, anche se ne era sempre stata contraria. Ormai si era convinta che ci fosse un’infestazione di micidiali parassiti.

Durante il giorno, vennero i genitori di Tommaso, ci fu una specie di consulto, il bambino ascoltò tutte le ipotesi, ma poi si dimenticò della chiocciola.

La notte ci dormì sopra e solo all’alba si ricordò di portare foglie nuove alla sua protetta. Scavalcò il muretto di recinzione fra la casa dei nonni e quella accanto e si sentì quasi male: anche il giardino dei vicini era stato raso al suolo. Non riusciva a capire come fosse stato possibile, ma ormai i sospetti erano confermati, inoltre il colore della chiocciola era tornato rosso come se, dopo la scorpacciata, avesse acquistato un vigore nuovo.

Prese scatola e contenuto e tornò in casa. Cercò un barattolo di vetro vuoto, di quelli da marmellata col tappo ermetico e ci rinchiuse dentro la chiocciola.

- Mi dispiace, amica mia, ma devo eliminarti -

Decisa la condanna a morte, non ebbe però il coraggio di schiacciare la chiocciola sotto i piedi come faceva il nonno e quindi pensò di gettarla, chiusa nel barattolo, dentro il cassonetto della spazzatura.

- Risparmiami - supplicò la chiocciola con una vocina esile che usciva dall’interno del barattolo e poco mancò che Tommaso lo lasciasse cadere per terra.

- O sono pazzo, o tu sei una chiocciola parlante -.

- Non sei pazzo, parlo davvero. Non uccidermi, ti ricompenserò -

- Intanto comincia a spiegarmi perché parli, poi perché cambi di colore e perché hai una fame da elefante -.

- Le domande sono tante, ma se soddisferò la tua curiosità, mi lascerai vivere? -.

- Dipende - tergiversò Tommaso - Dipende da quanto la tua storia sarà interessante -

- Vedi, caro Tommaso, in realtà non sono una vera chiocciola. Cambio di colore a seconda dell’appetito: adesso sono rossa perché ho fatto un pasto abbondante, dopo la digestione divento verde oliva, quando ho fame sono viola intenso. Non spaventarti se ti dico che io sono uno di quegli orchi delle fiabe, ormai passato di moda. Per l’esattezza, discendo da quel mio antenato che, trasformatosi in topolino, fu ingoiato dal gatto con gli stivali. Molti miei colleghi, per sopravvivere, si sono adeguati ai tempi: guidano l’automobile e comprano carne nelle macellerie. Ma quando non hanno soldi, compiono azioni molto malvagie e, come i loro antenati, si nutrono di carne umana. Te lo ricordi l’orco della favola che diceva "ucci ucci sento odor di cristianucci.."?

Io invece, che ho l’animo mite e sono pigro, ho preferito diventare vegetariano e, all’alba, per passare inosservato, mi trasformo in una chiocciola -.

- E non torni qualche volta alle vecchie abitudini? - si preoccupò Tommaso.

- Da principio, sai, non riuscivo a fare a meno di qualche pollo, o coniglio o, se avevo fortuna, un maiale od un vitello...Poi a causa delle continue trasformazioni sono diventato più chiocciola che orco.... Infatti, quando sono rimasto di notte in camera tua, non ti ho mangiato.

- Hai preferito le piante di mia nonna... -.

- Portami in un bosco, mi nutrirò di erbacce, te lo prometto -

Tommaso volle dargli fiducia. Nel pomeriggio, di nascosto ai nonni, col barattolo in tasca, si avviò verso un bosco vicino. Fuori del paese, una grossa auto sportiva gli si affiancò. L’uomo al volante gli chiese: - Vuoi che ti accompagni? Sali e arriverai prima -.

- Non dargli ascolto - gridò la chiocciola dal barattolo, dentro la tasca di Tommaso. - Lo riconosco: è un orco della specie peggiore -. Tommaso se la diede a gambe, passando attraverso i campi. Si fermò solo quando fu vicino ad una casa di contadini.

- Lasciami qui , ti prego - implorò la chiocciola - Dopotutto ti ho salvato la vita! -.

L’aria di campagna aveva però stuzzicato il suo appetito, era diventata quasi viola. Si fece languida e cominciò a sospirare.

- Certo che, Tommaso, hai un delizioso odore di carne umana - mormorò trasognata. Poi, come spinta da un impulso irresistibile gridò :

- Svelto, tirami fuori dal barattolo! - . E le uscì una pericolosa voce baritonale. Al bambino venne uno spaventoso sospetto, non si fidò più della chiocciola-orco.

Lì vicino c’era un pollaio. Tommaso decise. Velocissimo aprì il barattolo e gettò la chiocciola giusto nella ciotola del granturco, dove una grossa gallina stava becchettando. Un colpo di becco e della chiocciola rimase solo il verso querulo e compiaciuto della gallina.

L’orco aveva fatto, più o meno, la fine del suo illustre antenato.

Marzia Plumeri

 

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