COME UNA FIABA
(La piccola scintilla)
(già pubblicata da Silarus, ora inserito nella raccolta dal titolo "La signora delle fiabe" edita da Grafiche Turato Edizioni)
La piccola scintilla era felice fra le tante sorelle che palpitavano colorate insieme a lei. Era una danza agile e vivace, un leggero solletico che si scambiavano a vicenda e le faceva ridere. Il loro movimento era circolare ed armonioso, ritmico e pulsante come un tamburo in lontananza al di sopra delle stelle, dello stesso universo, più in alto c’era soltanto il Creatore del quale esse erano particelle di Pensiero. Sotto di loro c’erano tanti pianeti e molti soli rotondi e luminosi... Ogni tanto qualche scintilla sorella si staccava dal gruppo e scendeva verso uno dei mondi sottostanti e allora correva fra loro un brivido di paura che, da quella che si era staccata, si comunicava alle altre. A volte, invece, una scintilla ritornava nel gruppo dal viaggio concluso ed, in quel caso, avveniva una sosta brevissima nel movimento circolare per permetterle di rientrare e riprendere insieme il ritmo della danza.
Quasi tutte, più volte, erano andate e tornate, ma la più minuscola era sempre rimasta nel gruppo e non aveva esperienza.
Un giorno ebbe la sensazione di acquistare peso e sentì che stava separandosi dalle sue sorelle. Ebbe un brivido di paura, le pareva di non essere pronta per affrontare quel mistero.
La discesa le sembrò interminabile, man mano che scendeva lo sfavillio delle stelle si allontanava e cominciava l’oscurità.
Poi improvvisamente la piccola scintilla si trovò in una specie di grotta, completamente al buio ed ebbe veramente una grande paura, e ancora di più quando cadde nel lago che era all’interno della cavità. Temette che fosse la fine.
" Nell’acqua mi spegnerò" pensò. Invece capì di essersi trasformata in una creatura che poteva nuotare, ma era sempre molto spaventata, perché non c’era via di uscita e non c’erano le sue sorelle a farle compagnia.
Per fortuna l’acqua del piccolo lago era tiepida e la corrente la cullava e la tranquillizzava, così si addormentò.
*****
La piccola scintilla viveva nel laghetto dentro la grotta da qualche mese, ci si era ben ambientata, ci stava comoda ed al caldo. Aveva scoperto una fune robusta che pendeva dal soffitto ed aveva imparato ad aggrapparsi ad essa e a dondolarsi: in quel gioco, simile ad un'altalena, si divertiva molto, inoltre un suono ritmico ed ovattato come quello di un tamburo in lontananza, che somigliava ad un altro già conosciuto, assecondava il suo movimento. Quel ritmo le piaceva così tanto che lo sentiva perfino dentro di sé a farle compagnia ed a darle sicurezza. Spesso, dall’esterno della grotta, le giungevano altri suoni che, a volte, cercava di imitare senza troppo successo. Avrebbe voluto attirare l’attenzione delle presenze che si trovavano al di fuori: - Sono qui, anche se ci sto bene, fatemi uscire: mi piacerebbe avere nuove esperienze! -
Col tempo si rese conto che le sue dimensioni erano aumentate così tanto che la grotta le andava stretta, allora si trovò a spingere per farsi posto e possibilmente farsi notare da chi si trovava all’esterno. Nel punto in cui spingeva, avvertiva un calore più intenso come un contatto tenero e carezzevole che la tranquillizzava.
Ma arrivò il momento in cui la situazione diventò quasi
insostenibile, di sicuro era diventata un essere gigantesco tanto che non riusciva a muoversi e la testa le si era piazzata in una posizione talmente scomoda... Spinse verso l’alto per farsi posto ed allora improvvisamente vide filtrare della luce.
"Qualcuno si è ricordato di me" pensò "ed è venuto a liberarmi"
Però si accorse con terrore che attraverso quella piccola fessura il laghetto andava prosciugandosi. Cercò di seguire i movimenti della corrente, ma era talmente difficile... Poi le pareti della grotta a tratti premevano, si stringevano, pareva che volessero liberarsi di lei. Allora cercò di farsi strada con tutte le sue forze, mentre il ritmo fuori e dentro di lei si accelerava.
Alla fine uscì. Vide, dopo tanto buio, una gran luce e strane creature intorno che la prendevano e la palpavano, ebbe molto freddo e molta paura. Allora aprì la bocca, respirò forte e vagì.
Fu posta sopra un essere tenero e caldo, sopra quel ritmo di tamburo, lo stesso che aveva sentito nella grotta ed anche dentro di sé. Allora la scintilla, particella di Pensiero, capì di essere diventata un bambino e che quel ritmo che le aveva tenuto compagnia per tanti mesi veniva da un cuore. Lei era diventata un bambino e quella era sua madre. Dimenticò tutto ciò che era accaduto prima, come accade ad ogni nuova nascita, cominciò la sua nuova esistenza, ma restò sempre presente, vivida e scintillante, nella mente di quel piccolo uomo che sarebbe diventato grande.
Marzia Plumeri