Il sogno di Natale
(già in pubblicato sul periodico letterario Silarus e ora inserita nella raccolta dal titolo "La signora delle Fiabe".
Nel suo grande laboratorio, Babbo Natale se ne stava in disparte sulla sua capace poltrona dalla rossa tappezzeria con cornice dorata. Osservava il fermento intorno e gli arrivava il brusio delle voci dei suoi numerosi aiutanti che confezionavano pacchi con i doni da portare ai bambini, secondo i desideri espressi nei milioni di letterine arrivate. Negli anni, oltre ai desideri tradizionali, se ne erano aggiunti altri molto moderni, molto… elettronici: i bambini chiedevano play station, computer, o accessori per arricchirlo, e altro di simile. E anche i giocattoli tradizionali erano cambiati, le bambole non raffiguravano più bambine e bambini piccoli ma donne adulte, molto magre, somiglianti a top model e anche uomini muscolosi. Babbo Natale aveva perfino il sospetto che quella scelta fosse influenzata dal desiderio dei genitori.
Essendo all'antica, proprio non riusciva a capire quei giocattoli moderni e lasciava che fossero i suoi numerosi aiutanti più giovani ad occuparsi della confezione e perfino della distribuzione. Davvero si sentiva vecchio e forse un po' deluso dalle cose del mondo così cambiate rispetto al tempo in cui egli aveva intrapreso il suo primo viaggio sulla slitta con le renne.
Nemmeno gli piaceva però annoiarsi con le mani in mano e, allora, con la forza del pensiero, chiamò in aiuto la Fata dei sogni.
- Tu sai entrare nei sogni degli uomini e quindi vorrei chiederti un grande favore: di scendere sulla Terra a verificare se ci sono rimasti bimbi con desideri semplici, di quelli che anch'io posso capire, fra quei bambini che non hanno saputo scrivermi una lettera -
La fata accettò anche se, essendo molto timida e schiva, non si sentiva invogliata a lasciare il suo mondo incantato.
Appena arrivata sulla Terra, subito fu spaventata dal frastuono e dalle troppe luci che nella notte lampeggiavano nelle città, tanto che non sembrava notte ma un giorno artificiale, dove non si vedevano le stelle nel cielo.
Così si allontanò verso luoghi dove la notte era scura , dove si intravedeva solo qualche piccolo lume sparso nel buio e nel silenzio. Insomma una vera notte, fatta per dormire. E trovò che anche là c'erano bambini, profondamente addormentati. Le fu facile entrare nei loro sogni innocenti. E fu turbata da visioni atroci di guerra e di odio in contrasto con sogni di pace e di amore, di calore e canti tradizionali, camini accesi o fuochi all'aperto con tutti seduti intorno a guardare le faville che si alzano a confondersi con le stelle. Sogni immensi, sogni quasi impossibili per una semplice Fata dei sogni e perfino per Babbo Natale per quanto capiente fosse la sua grande gerla.
Seguitò allora a cercare desideri più spiccioli e realizzabili, li trovò, ma poi capì che in fondo si collegavano a quelli più grandi. C'erano bambini che sognavano pane, o focacce, o del latte caldo, un pasto semplice per togliersi un tormento di fame antica e insaziabile.
La fata molto turbata tornò da Babbo Natale.
Egli restò sbalordito: pane, e non giocattoli, per quei bambini. Facile, pensò. Avrebbe fatto preparare una grande tavola imbandita e avrebbe invitato tutti i bambini dai desideri così semplici. Ma la Fata dei sogni, che in invece aveva capito la difficoltà, chiese l'aiuto della Fata delle illusioni, insieme forse sarebbero riuscite.
E la notte di Natale fu apparecchiata una tavola lunghissima, che all'arrivo di nuovi bambini, dovette essere ancora allungata.
Alla fine tutto fu pronto. Babbo Natale aveva portato con sé la gerla più grande, ma si rese conto che non sarebbe bastata a contenere il pane e le focacce sufficienti e neppure la bacchetta delle due Fate sarebbe riuscita a riempirla di nuovo appena si fosse svuotata. E quindi ragionò che sarebbe stato necessario spezzare in più parti, o più pezzetti, quei pani e quelle focacce, così che almeno un pezzetto fosse toccato a ciascuno.
Ad un tratto si sentì tirare per la giacca e vide un bambino più piccolo degli altri che non aveva trovato posto a sedere e poi, così piccolo, ci sarebbe voluto almeno un seggiolone per lui.
- Non hai trovato un posto giusto per te, piccolino? -. Se lo prese sulle ginocchia e subito spezzò un pezzo di pane, per la verità più grosso di quello degli altri, perché quel bambino così piccolo lo commuoveva ancora di più.
Il bambino cominciò a fare tante palline con la midolla e il vecchio stava quasi per rimproverarlo, mica si poteva giocare con la mollica di pane fra tanti bambini affamati !
Ma si accorse che ogni piccola pallina cominciava a lievitare e diventava una focaccia grande, anzi enorme. Allora capì chi era quel Bambino: se lo aveva fatto da Uomo ad una festa di nozze, tanto più poteva adesso farlo nella Notte di Natale, nel sogno di quei tanti bambini, poveri più di quanto lo fosse stato Lui da piccolo.
E in quella notte vera, fatta di buio e di stelle, molti bambini che non avevano scritto lettere a Babbo Natale, ebbero in dono un sogno bellissimo. E, per una notte, almeno quella, furono felici.
Marzia Plumeri
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