La bambola di pezza

(dedicata a Malena)

La bambola Lilibeth se ne sta immobile al centro del grande letto, sul copriletto di pizzo. Un copriletto antico, lavorato a mano dalla bisnonna e passato indenne, forse con qualche restauro, per tre o quattro generazioni.

E' una bambola di pezza, con i lineamenti disegnati sul visetto di stoffa bianca, ha grandi occhi stupiti e capelli di fili di lana.

Passa tutto il giorno sola in casa e si annoia. Per fortuna, la sera, l'atmosfera si ravviva: ritorna Marina la ragazza che vive con lei e allora tutto cambia, perché Marina ha l'abitudine di parlarle e raccontarle alcuni momenti difficili della sua giornata. Lavora in un supermercato e ne vede, di cose e persone!! Lilibeth la invidia molto, ma in senso buono: vorrebbe avere il dono della parola per esprimerle i propri sentimenti e malinconie.

- Parli bene tu, ma che ne sai quanto sto male io, qui da sola tutto il santo giorno -.

Ma un pessimo giorno Marina viene licenziata e perde il lavoro.. Momenti davvero terribili.

- Come farò adesso a campare, dimmelo tu come potrò fare -. E la povera Marina giù a piangere bagnando i capelli di fili di lana di Lilibeth, mentre le mani stropicciano il corpicino di pezza.

Ancora una volta la bambola rimpiange di non saper parlare, ma stavolta si rammarica soprattutto di non poter consolare la sua amica. E Marina nemmeno suppone che lei sappia ascoltare e capire, ma le parla come se invece lo sapesse.

Allora Lilibeth con tutte le sue forze decide di concentrarsi e di pensare intensamente e magari suggerire alla sua amica una soluzione. E forse per caso, o proprio perché la volontà va sempre premiata, ci riesce. La ragazza comincia a osservare la bambola di pezza, studiandola in ogni dettaglio: dal capelli di lana, al corpo di stoffa imbottita.

E, forse avete già capito, da quel giorno Marina si mette a confezionare bambole di pezza, facendo delle perfette imitazioni, una specie clone, della bambola Lilibeth, cimelio di famiglia, confezionata dalla bisnonna.

Per la verità le prime non sono proprio perfette, ma poi la ragazza si perfeziona e allora va a proporle a qualche negoziante e alla fine, udite udite, riesce a venderle e ad avere molte richieste: alle bambine piacciono molto, così semplici e antiche, anzi le trovano ancora più preziose delle bambole moderne. E oltretutto piacciono anche alle mamme.

Vi svelerò un segreto: sapete perché la bambola Lilibeth ha suggerito quell'idea a Marina? Sì, certo per aiutarla, ma anche perché è una grande furbacchiona. Infatti, man mano che Marina confeziona le sue bambole nuove, le pone provvisoriamente sul letto accanto a Lilibeth. Così le fanno tanta di quella compagnia...! Un chiacchiericcio fitto fra loro. E le nuove arrivate sono curiosissime e chiedono di continuo e la bambola antica è ben felice di esibire tutta la sua conoscenza dei bei tempi passati, dei salotti e delle dame: le bambole nuove provano grande ammirazione per lei . E poi conosce storie bellissime. E qualche volta se le inventa perché mica s'era tanto mossa dal quel copriletto, nei vari passaggi di generazioni: aveva soltanto cambiato letto e ascoltato le confidenze, o pettegolezzi, che venivano a volte scambiati intorno a quel letto.

Di bello c’è anche che… le bambole appena confezionate cambiano di continuo man mano che vengono vendute e, alle nuove arrivate sul copriletto, Lilibeth può ripetere daccapo senza il timore di annoiare con storie già ascoltate.

E perfino si sente ringiovanita, perché Marina la spazzola e la rimira spesso, come se le fosse grata e questo la fa sentire importante. Lilibeth finalmente si sente realizzata e felice.

Marzia Plumeri

Le nostre favole