LA FANTASIA DI GIACINTO
(già pubblicata da Silarus ora inserita nella raccolta dal titolo
"La signora delle fiabe" edito da Grafiche Turato Edizioni)
Giacinto era un giovane
scrittore, con tante speranze e soprattutto tanta fantasia e idee che
trasformava in storie. Possedeva una macchina per scrivere, passava ore a
battere sui tasti e la gioia più grande era vedere il foglio bianco che si
riempiva di lettere nere come ali di rondine.
Anche le idee erano molto felici di trovarsi organizzate in
una bella storia che, se letta, poteva far nascere un sorriso, una lacrima, una
riflessione.
Però, nel caso dello scrittore Giacinto, le sue storie,
anche se molto ispirate e piene di significato, non riuscivano a dargli da
vivere. Fu costretto a trovarsi un lavoro e, ne trovò soltanto uno molto
pesante che lo spezzava di fatica. Si consolava perché, lavorando con le mani e
le braccia, anche se il lavoro era duro e monotono, gli impegnava poco la
mente. Poteva così sbizzarrirsi con la fantasia e le idee nascevano e si
moltiplicavano trasformandosi in farfalle intorno a lui.
Si diceva: - Quando torno a casa, mi metto alla macchina
per scrivere e le parole scorreranno sulla carta, veloci come il vento. Ormai
il più è fatto, ho già tutto nella testa -.
Ma quando tornava a casa era talmente stanco che il più
delle volte si addormentava sopra la tastiera della macchina per scrivere.
Alla fine rinunciò e si limitò a fantasticare e inventare
storie che restavano per aria sotto forma di nuvole.
***
Di notte, nel buio della stanza, filtrava un po’ di luce
attraverso le stecche mezze rotte delle persiane. Giacinto dormiva
profondamente: la mattina dopo si sarebbe alzato alle cinque, per raggiungere
in orario il posto di lavoro.
Nella sua stanza c’era
un grande brusio e piccolissime scintille, particelle luminose che si
muovevano, intrecciandosi fra loro. Erano le idee nate dalla fantasia di
Giacinto, durante la giornata appena trascorsa e nelle precedenti, quelle
rimaste per aria senza essere fermate sulla carta.
Le idee, che poi erano i pensieri più brillanti,
comunicavano fra loro in grande fermento.
Le più giovani si lamentavano. - Non è possibile che noi
siamo destinate a svanire nel nulla. Non ci rassegniamo. Piuttosto ce ne
andiamo a cercare un’altra testa che ci offra la possibilità di realizzarci -.
- Questo non è giusto e neanche onesto nei confronti di
Giacinto: senza di lui non esistereste - le rimproverò una vecchia idea che
aveva avuto la fortuna di diventare una storia scritta.
- Forse qualcosa si può fare - suggerì la vecchia idea che
era la più esperta. - Ho osservato tante volte Giacinto, mentre usava la sua
macchina per scrivere. So come si fa, basterà organizzarci fra noi, metterci in
ordine, lui ci ha già dato tutte le indicazioni necessarie. Lasciate fare a me
-.
Da quella notte, per molte notti, mentre Giacinto dormiva
profondamente, ci fu un gran brusio nella stanza e i tasti della macchina per
scrivere si abbassavano sul foglio che veniva inserito nel rullo, dalla forza
di quei pensieri che, tutti raccolti e concentrati insieme, diventavano mani
con dita agili e veloci.
La mattina, prima
dell’alba e del suono stridulo della sveglia sul comodino, la copertina di
plastica tornava sulla macchina ed
un libro polveroso
nascondeva i fogli scritti.
Giacinto, che in casa
non ci stava mai, non si accorse di quel grande lavoro delle idee. Esse avevano
lavorato sodo per alcuni mesi durante il suo sonno. Ma ora era arrivato il
momento di mostragli il romanzo finito.
Tutti sanno che le idee
possono essere luminose ed accendersi come lampadine, quindi quella notte la
stanza di Giacinto si illuminò a giorno e lo scrittore si svegliò. Si
meravigliò di tutta quella luce, senza capirne l’origine. Girò lo sguardo per
la stanza e vide che, sul tavolo, la macchina per scrivere era scoperta e
accanto aveva una risma intera di fogli scritti. Non credette ai suoi occhi e
meno ancora quando si alzò e cominciò a leggere il romanzo che non ricordava di
aver scritto. Ma era proprio come lo aveva pensato, sognando spesso, la notte,
di scriverlo con la macchina.
- Forse è un miracolo - pensò. - O una magia, compiuta
dalla forza del mio desiderio. O forse sono diventato sonnambulo, per la paura
di non riuscire più a scrivere -. Si commosse fino alle lacrime e quella notte
proprio non dormì, per finire di leggere. La mattina, telefonò al datore di
lavoro per chiedere una mezza giornata di permesso, andò a fare una fotocopia
del romanzo e la spedì ad un editore. Non aveva molte speranze, però ebbe il
coraggio di provarci.
Le idee pensarono che
fosse il caso di seguire la loro opera, anzi di precederla, se possibile. Si
concentrarono, stipandosi l’una con l’altra, fino a formare un tutto unico.
E siccome i pensieri hanno le ali, a quel corpo unico
spuntarono grandissime ali, più grandi di quelle di un’aquila.
Ma erano visibili soltanto a chi sapeva vederle.
Raggiunsero l’editore che stava dietro una grossa scrivania
e gli frullarono intorno.
Quando gli consegnarono la raccomandata con il romanzo di
Giacinto, gli sembrò un segno del destino che fosse arrivato proprio in quel
momento. E, invece di passarlo alla segretaria, come avrebbe fatto di solito,
gli venne la curiosità di leggerlo.
***
Giacinto rigirava fra
le mani la lettera raccomandata che gli era arrivata, senza il coraggio di
aprirla. Le idee tutte unite, agitavano le loro grandi ali, molto impazienti.
Finalmente la lettera fu aperta: l’editore lo invitava a presentarsi presso la casa
editrice, perché il suo romanzo gli era molto piaciuto...
Giacinto si sentì svenire dall’emozione, anzi, svenne
davvero. Le idee con le grosse ali si misero a sventolarlo, perché si
riprendesse. Lui aprì gli occhi e gli parve di essere rinato e i suoi occhi
vedevano come mai prima di allora. Vide sopra di sé una forma luminosa con ali
grandi come quelle di un angelo.
Capì che quelle erano le ali della sua fantasia che gli
chiedevano di non essere tagliate, o legate e nemmeno abbandonate. O
dimenticate finché non si fossero esaurite.
Ora quelle che erano già state realizzate, potevano anche riposarsi, perché avevano raggiunto il loro scopo. Si fecero piccole come granelli di polvere illuminati dal sole e trovarono un posticino nel suo cuore, dove sarebbero rimaste per sempre, lasciando tutto lo spazio della mente per le idee nuove che sarebbero nate.