La formica Rosalia
C'era una volta , un piccolo orto, pieno di ogni ben di Dio, che la primavera, con il suo arrivo di ogni anno, faceva germogliare , dove ogni forma di vita vegetale e animale poteva svilupparsi e viverci bene fino alla fine della sua evoluzione terrena.
Tra i molti inquilini di questo piccolo orto , c'erano le formiche, che abbondavano e si moltiplicavano allegramente, essendo in quel luogo tollerate della loro presenza dall'uomo.
Tant'è che si formarono nel tempo diverse colonie, che principalmente si distinguevano in due tipi di famiglie, le formiche di città , quelle dislocate lungo il marciapiede della casa a fianco del piccolo orto, e le formiche campagnole, ossia quelle insediate con la loro tana direttamente nel terreno: fra queste ultime vive la formica di nome Rosalia.
La formica Rosalia incontrava spesso, nel loro girovagare alla ricerca del cibo in quel piccolo orto, le formiche di città . In quelle occasioni avvenivano scambi di opinioni sul modo di vivere. Alla fine prevaleva, quasi sempre, la formica di città, per il suo linguaggio più disinvolto, specialmente su un argomento: la casa. Infatti quella riteneva più sicura la tana nel cemento, perché affermava essere più solida rispetto alla casa delle formiche di campagna, un semplice buco nella terra, così fragile e poco sicuro, sempre secondo la formica di città, specialmente con la pioggia che penetra nel terreno.
E così fu che un giorno la formica Rosalia, molto allarmata, si presentò ai suoi genitori per raccontare ed esprimere i suoi dubbi e preoccupazioni . Appena si fu sfogata , i genitori la rincuorarono: - Stai tranquilla, la nostra casa non è in pericolo e non abbiamo mai avuto problemi a causa della pioggia -.
Fu così che, alla prima pioggia di fine estate, l’ingresso della casa delle formiche di campagna scomparve , ma al ritornare del sole, eccolo riapparire.
Alle prime gocce d'acqua, infatti, la terra era caduta lungo l’entrata della tana, fino a formare un tappo che ostruiva l'ingresso, così da impedire all'acqua di entrare all’interno, per la gioia delle formiche campagnole che erano, come sempre, salve e sicure.
Alle formiche bastava riaprire quel piccolo tratto ostruito ed ecco riapparire la porta della loro casa di nuovo in superficie in quel piccolo orto.
Proprio come avevano detto i genitori della formica Rosalia.
Carlo Capelli