(Fiaba ecologica, scritta molti anni fa per le figlie ancora bambine, ora inserita nella raccolta

dal titolo "La signora delle fiabe" edita da Grafiche Turato Edizioni )

 

IL PASSEROTTO E LA MARGHERITA

 

In una fessura del cemento era nata una margherita. Sopra di lei volò un passerotto che si fermò meravigliato a terra e le zampettò vicino. La margherita, senza più fiato, gli sussurrò: - Per piacere, vola fino al fiume e chiedigli un po’ d’acqua per me, perché sto morendo di sete -.

Il passerotto volò fino al fiume e lo informò: - C’è una margherita che sta morendo di sete. Puoi darmi dell’acqua? -.

Il fiume non rispose. Era pieno di melma e mandava un odore nauseante, proprio non aveva voglia di parlare. Venne a galla un pesce mezzo tramortito e supplicò. - Per favore, vai fino alla sorgente e chiedi dell’acqua pulita per me -.

Il passerotto volò fino alla sorgente e la trovò quasi asciutta, non ebbe il coraggio di farle domande. Invece fu la sorgente che lo interpellò.

- Vai fino a quella nuvola che sta passando sopra di noi e chiedile di darmi la pioggia, perché mi sto prosciugando. Presto, per carità! -.

Il passerotto volò fino alla nuvola, ma gli costò molta fatica, perché lo "smog" gli aveva appesantito le ali. Alla nuvola spiegò: - Manda, ti prego, la pioggia alla sorgente che così manderà l’acqua al fiume che darà vita al pesce e da bere alla margherita che sta morendo di sete -.

La nuvola gli rispose infastidita : - Non posso lavorare più di quanto lavoro. Non è colpa mia se la sorgente non ha acqua. Va a lamentarti col bosco che non sa trattenere nella terra, con le radici degli alberi, l’acqua che gli mando. E già che torni a terra, passa sopra quella ciminiera che mi affumica di continuo e dille di smetterla -.

Il passerotto volò prima fino al bosco.

- Sono venuto qui, perché la nuvola dice che è colpa tua se la sorgente si sta prosciugando -.

- Non è colpa mia - rispose il bosco - se sto perdendo gli alberi e non ho più le radici che trattengono l’acqua nella terra. La colpa è dell’uomo che taglia gli alberi e spesso anche li brucia distruggendo i boschi: va dall’uomo e lamentati con lui -.

Il passerotto ritornò in città. Si fermò a riposare sopra il tetto della fabbrica che gli era stato indicato dalla nuvola, proprio non ce la faceva più dalla stanchezza. Senza quasi più fiato si rivolse alla ciminiera.

- La nuvola si lamenta perché tu l’affumichi di continuo -.

Il camino tossì infastidito. - Non lo vedi che sono malato? Il mio respiro è denso e m'intasa: non ce la faccio più a sputare il veleni prodotti dall’uomo -.

Il passerotto non poté fare altro che andare a cercare l’uomo, anche se avrebbe preferito evitarlo perché gli faceva paura.

Trovò un piccolo uomo, un bambino che stava bevendo un bicchiere di acqua minerale, poco distante dal piazzale dove stava la margherita ormai tutta ripiegata su se stessa. Era andato tanto lontano e invece l’acqua era così vicina!

- Per piacere, bambino, non bere tutta l’acqua del bicchiere, lasciane un po’ alla margherita che sta morendo di sete -.

- Una margherita? Vuoi dire il fiore che si chiama margherita? Portami da lei - rispose il bambino che non aveva mai visto una margherita.

Il passerotto lo guidò zampettando, perché proprio era così stanco che non riusciva più a volare.

Il bambino che non aveva mai visto una margherita e non aveva mai visto un prato, esclamò: - E’ davvero carina! -.

E, per far bere la margherita, la colse e la mise nel bicchiere.

Il passerotto si sentì quasi svenire, tanto aveva fatto per salvare la vita alla sua amica e adesso in un attimo la mano del bambino l'aveva strappata. Seguì con lo sguardo il piccolo uomo che si allontanava. La margherita invece, che si era dissetata nel bicchiere con l'acqua, aveva un po' rialzata la corolla e disteso i petali: era il suo modo di sorridere e ringraziare per quegli attimi di sollievo che le erano stati regalati. Il passerotto si rasserenò, spiegò le ali e andò a riposarsi sul primo ramo d'albero che trovò.

Marzia (Mariella) Plumeri

 

Le nostre fiabe