LA SIGNORA DELLE FIA BE
La signora delle fiabe viveva nel paese di Nonsivede, avvolto nella nebbia, invisibile a pochi metri di distanza. Viveva sola in una villa dai muri un po' ammuffiti. Poco distante c'era un piccolo torrente che scorreva lento e triste come il proprio nome: Il Rio delle lacrime.
All'interno della villa c'era un grande salone praticamente trasformato in un museo, vi erano raccolti migliaia di antichi e preziosi cofanetti, essi contenevano, divise per epoca ed autore, zippate, tutte le fiabe del mondo. La signora, che era immortale, custodiva il suo tesoro da circa un secolo e mezzo, fin da quando, nell'anno 2300, per una certa legge, le fiabe erano state vietate.
Tutto era cominciato nel 2299 con la rivoluzione dei" bambini laureati", quelli che sempre più numerosi a quel tempo riuscivano a laurearsi entro i quattordici anni, gli stessi, del resto, che non avevano mai letto o ascoltato una fiaba. All'epoca, si erano convinti che quel genere di racconto confondesse le idee, allontanando dalla realtà. La legge dell'anno 2300 proibiva di scrivere e raccontare fiabe, favole e simili. Ma andiamo con ordine.
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Nell'anno 2299, prima della rivoluzione dei "bambini laureati", Nonsivede era un regno ridente e felice, perfettamente visibile a chi avesse gli occhi giusti per vederlo. Era popolato da fate, maghi, folletti ed anche qualche innocua strega. Il loro re era il mago più vecchio: infatti si diventava re per diritto di anzianità.
Quando corse la voce che le fiabe sarebbero state messe al bando, la disperazione, fra gli abitanti di Nonsivede, fu immensa: centinaia di secoli della loro storia sarebbero stati cancellati.
Probabilmente nessuno sa che né maghi, né streghe, né fate possono piangere, perché, se piangono, si sciolgono letteralmente. Nessuno di loro però seppe resistere al dolore e ciò spiega quel torrente che attraversa il paese e costeggia la villa della signora delle fiabe: tutti gli abitanti si sciolsero e formarono il "Rio delle Lacrime". Tutti, tranne la fata Allegra che, per sua natura, era più forte delle sue sorelle e riusciva sempre a trovare una nota di allegria anche nella disperazione.
Infatti la fata Allegra, vedendo il re prossimo alla commozione, gli gridò:
- Aspetta, non piangere! - E seguitò: - Andrò per il mondo a raccogliere quante più fiabe potrò, prima che la legge entri in vigore, ma tu devi esaudire subito una mia richiesta -
Il re la incitò: - Parla in fretta, non so quanto potrò ancora resistere -
- Non mi bastano i cinque secoli di vita media delle fate, ti chiedo il dono dell'immortalità. Sono rimasta la tua unica suddita, non puoi negarmelo -
- Attenta, lo chiami dono ma è anche una condanna. E poi che cosa te ne farai dell'immortalità? -
- Custodirò e proteggerò per sempre tutte le fiabe del mondo, nessuno oserà sottrarmele ed esse mi faranno compagnia -
- Posso esaudirti solo ad una condizione: non riuscirai più a piangere, nemmeno se ti si schiantasse il cuore. E non avrai alcun potere oltre i confini di Nonsivede -.
La fata Allegra fu irremovibile.
- E se qualcuno un giorno venisse a riprendersi le fiabe? Saresti capace di negargliele? Senza le fiabe resteresti sola per l'eternità - insistette il re che era molto affezionata a quella fata.
- Per gli uomini le fiabe sono inutili e dannose, non le cercheranno -
Il re mago fece l'ultima magia che rendeva la fata Allegra immortale e anche lui si sciolse in lacrime.
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La fata Allegra, o la signora delle fiabe, come preferite, trascorreva il suo tempo sospirando sulla riva del Rio delle lacrime. A volte, sempre più raramente, si informava delle cose del mondo attraverso uno schermo gigante dal quale poteva comunicare con tutti i paesi della terra. Ma gli uomini erano diventati così uguali fra loro, così grigi e insignificanti che, da almeno cento anni, se ne disinteressava.
Quando però si ricordava che, dentro i confini di Nonsivede, era ancora una fata, sceglieva una fiaba e ordinava ai personaggi di farle compagnia. Essi le si facevano intorno e parlavano del bel tempo in cui popolavano i sogni dei bambini. A volte organizzavano una festa e cantavano e ballavano per giorni e per notti. E la signora tornava ad essere la fata Allegra di una volta.
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Si giunse così al 2450. Nel mondo si era diffusa una terribile epidemia che colpiva prevalentemente i bambini, ma anche qualche adulto. Né medici, né scienziati riuscirono a capirne la causa, perché non era una male fisico. I bambini, verso i cinque anni di età, ammutolivano, non giocavano più con i loro computer, rifiutavano il cibo. La loro intelligenza si spegneva, in pochi mesi anche il corpo si ammalava e morivano.
Una giovane mamma, quando il suo bambino si ammalò, disperata chiese consiglio ad un vecchio di centoventi anni di età, considerato pazzo per le storie che raccontava. Il vecchio le spiegò: - Il tuo bambino è malato nell'anima, perché senza fantasia né sogni si muore. Se gli racconti una fiaba, forse guarirà -.
- Non so che cosa sia una fiaba - si rammaricò la giovane donna.
- E' una storia fantastica che contiene delle verità. Mio nonno, quando ero piccolo, mi raccontava fiabe. Purtroppo le ho dimenticate -
- Oh, ti prego, cerca di ricordare! - si disperò quella mamma.
- Mi dispiace, ricordo soltanto che il nonno parlava di una signora che voleva salvare le fiabe e conservarle per sempre, la chiamavano la signora delle fiabe-- Aiutami a ritrovarla... -
- Se lo vuoi veramente, con tutto il tuo cuore, forse è possibile: la forza del desiderio può fare grandi magie -
- Insegnami, ti prego -
Il vecchio stette silenzioso a riflettere poi suggerì: - Prima di addormentarti, concentrati e desidera intensamente di incontrare la signora delle fiabe, lascia parlare il cuore. Forse sarai esaudita -.
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Il campanello squillò proprio mentre la fata Allegra piroettava con uno dei sette nani di Biancaneve. Ordinò alla fiaba di rientrare nel cofanetto e andò ad aprire.
Vedendo quella mamma disperata, arrivata fino a lei attraverso la forza del desiderio, capì subito che non avrebbe saputo resistere.
La donna implorò.- Ti prego, se mi darai una fiaba, il mio bambino si salverà -.
La fata sapeva che, se una sola fiaba fosse uscita da Nonsivede, anche le altre, prima o poi, avrebbero voluto seguirla. Tentò di resistere ma non ci riuscì, perché era buona e quella mamma le faceva troppa pena. E quel che accadde in seguito, era stato da lei, e prima ancora dal re mago, previsto.
La voce della guarigione del bambino per merito di una fiaba corse per il mondo. Ogni notte, altre mamme bussarono alla porta della fata Allegra. Fino all'ultima fiaba. La fata adesso era davvero molto sola, ma anche se avesse voluto piangere, non sarebbe riuscita.
Dopo un certo tempo, seppe che tutti i bambini malati erano guariti, che le mamme si scambiavano fiabe fra loro e che anche le persone mature imparavano a raccontarle. C'era perfino qualche scrittore che ne inventava di nuove e la legge del 2300 era stata abolita.
La fata Allegra fu talmente felice che… si commosse fino... alle LACRIME. Perché, vedete, non era stato previsto che piangesse di gioia.
La signora delle fiabe si sciolse in lacrime di felicità e raggiunse le sorelle nel Rio delle Lacrime.
Ma non c'è da rattristarsi: infatti, se vi fermaste per caso, lungo la riva di quel torrente, restate in silenzio per qualche minuto e riconoscerete, senza ombra di dubbio, nell'acqua che scorre gorgogliante e limpida, la risata felice della fata
Marzia Plumeri
Le nostre fiabe