Muffin, il folletto  (per i pił piccini)

(ora inserita nella raccolta dal titolo "La signora delle fiabe" edita da Grafiche Turato Edizioni)

 

Muffin era una dei pochi folletti sopravvissuti su questa terra. Era rimasto solo da quando i genitori erano morti per una terribile disgrazia: un enorme gatto selvatico se li era divorati. E, già, il nemico numero uno dei folletti è proprio il gatto che ne è ghiottissimo.

Muffin stanco di vivere da solo, arrivata la stagione degli amori, decise di trovare "una folletta" gentile che volesse dividere la vita con lui. Ma, intorno alla sua casa, fatta con la corteccia di un gelso, non ne aveva mai incontrato un suo simile, né maschio né femmina.

Allora scelse i propri beni più preziosi, fra i quali un anello e una collana di fili di seta che il baco del gelso gli aveva regalato per la futura sposa. Fece una sacca da viaggio con una foglia di platano legata con un filo d'erba, se la mise sulle spalle e s'incamminò.

Pensava: " Il bosco è tanto grande, lo esplorerò tutto e chiederò a tutti gli animaletti amici, se hanno per caso visto una "folletta" e mi farò indicare dove. "

Infatti da lì a poco incontrò un pettirosso. Gli spiegò il suo proposito: - Cerco una folletta da sposare - gli disse. Ma l'altro gli rispose: - Sei il primo folletto che incontro -

- Allora, pettirosso, mi daresti un passaggio fra le tue ali, così da viaggiare più veloce? -

- Lo farei volentieri, ma, con te sul dorso, non riuscirei a sollevarmi in volo: per me sei troppo pesante. Prova a chiedere al merlo che è più grande e più robusto -

Muffin seguì il consiglio e il merlo Gialon fu molto cortese e lo caricò fra le sue ali.

Volarono tutto il giorno senza successo e arrivarono quasi vicino alla città, ma di follette nemmeno l'ombra.

Il merlo gli disse: - Senti, io sono molto stanco, tu e il tuo sacco pieno pesate troppo, o butti il sacco o ti scarico qui -

Muffin non volle rinunciare ai suoi beni preziosi e si fece lasciare a terra.

La notte stava avvicinandosi e il folletto andò a ripararsi sotto un fungo porcino. Sapeva che l'odore forte del fungo avrebbe nascosto il suo ai gatti e sapeva di essere invisibile agli uomini, quindi, senza preoccuparsi troppo, abbracciò il gambo del porcino per maggior sicurezza e si addormentò.

Dopo qualche ora, verso l'alba, passò da lì un cercatore di funghi, vide quel fungo pregiato e lo raccolse, infilandolo in un cesto di vimini.

Quando Muffin si svegliò, capì di essere in grave pericolo. Stava sul tavole di una cucina e la moglie del cercatore di funghi puliva i funghi con la lama di un coltello. Ma ciò che spaventò maggiormente Muffin fu l'odore di gatto che si avvertiva in quella casa.

Per fortuna, anche per il gatto, era la stagione degli amori e si era allontanato al richiamo di una gatta che viveva un po' distante.

Il folletto, che era molto agile, saltò giù dal tavolo e, appena vide un spiraglio di luce che dava sull'esterno della casa, scappò fuori.

Si trovò in un orto, con piante di ortaggi per lui sconosciuti. Da un lattuga uscì una vocina che si disperava fra i singhiozzi.

- Povera me, povera me... che brutta fine mi aspetta. Appena tornerà il gatto, mi divorerà -

Muffin spostò la foglia di lattuga da cui usciva quel lamento e fece un salto di gioia: fra le foglie di lattuga stava nascosta una splendida folletta, ancora più bella di quanto avesse mai desiderato.

Carina, così si chiamava, sgranò gli occhi dallo stupore e i suoi occhi brillarono come stelle.

Muffin non perse tempo, le disse: - Sono così felice di averti incontrata...Vuoi essere la mia sposa? -

Lei non se lo fece ripetere due volte e accettò subito. Il folletto le regalò collana e anello di seta e Carina subito se ne adornò.

- Però adesso sarò bene allontanarsi di qua, prima che il gatto torni - suggerì Muffin. E, tenendosi per mano, uscirono dall'orto, senza pensare che di gatti, in città, ce ne sono parecchi.

Nel frattempo il merlo Gialon, aveva incontrato Gialet, una bella merlotta, che aveva accettato di sposarlo. Era molto felice, ma seguitava a ricordare, con rimorso, il povero folletto scaricato ai margini del bosco. Lo confidò alla sua merla che s'indignò: - Come hai potuto abbandonarlo?? Vieni, cerchiamolo insieme e riportiamolo qui -

Fu davvero una fortuna, perché una grosso gatto aveva sentito l' odore di Muffin e Carina e li stava cercando.

I due merli li trovarono prima, planarono a terra e:

- Svelti salite, i gatti sono pericolosi anche per noi - gridarono ai due folletti.

Quelli saltarono sul dorso dei loro salvatori, appena in tempo, prima che il gatto li trovasse.

Ritornati nel bosco, ringraziarono Gialon e Gialet, i loro salvatori.

- Grazie amici, senza di voi, avremmo fatto di certo una gran brutta fine. Come possiamo ricompensarvi? -

Rispose la merla Gialet: - Abbiamo gią avuto la nostra ricompensa: quella di sentirci contenti per avervi aiutato -

I due folletti capirono che il bene va fatto disinteressatamente, senza aspettare premi speciali: si fa e basta.

Pił tardi, felici di ritrovarsi nel bosco, scelsero una bella quercia che aveva un anfratto sul fianco e vi costruirono dentro una casetta robusta e sicura. La resero elegante con porte e finestre di corteccia e Carina cucì anche delle tendine con tela di ragno. E fecero tante stanze perché avevano intenzione di avere tanti bei follettini.

Adesso che sono passati quasi cent'anni, in quella quercia vi abitano ben venti folletti. Pensate che ora Muffin è diventato anche nonno di tanti nipotini. Non c'è che dire, una bella famiglia.

Marzia Plumeri 

(dedicata a Marta di quattro anni)

 

Le nostre fiabe