Storia di Pinki
La
nascita dei cuccioli era imminente.
Il
disco arancio del sole si sciolse nel pallido crepuscolo e la notte,
fiammeggiante di stelle, avvolse il Bosco Vecchio.
Mamma Volpe si era scelta, con cura, una tana tranquilla, al riparo dai pericoli, e l’aveva tappezzata con strati di foglie e morbidi ciuffi di pelo.
Pinki
dormiva, inconsapevole, assieme ai cinque fratellini, nel nido dove sempre era
vissuto, sin da quando era solo un minuscolo granello di vita. Il dolce ritmo
del cuore materno cullava i suoi sogni.
Fu
svegliato dal concitato pulsare del grembo che lo ospitava: all’improvviso una
forza imperiosa lo strappò al suo tiepido rifugio per spingerlo fuori,
nell’ignoto spazio senza dimensioni.
Voci
dure, concitate, squarciarono, nello stesso momento, il silenzio della tana.
“Forza,
attacchiamola! Ora non è in grado di difendersi!”.
Due
ragazzi piombarono addosso alla volpe, proprio mentre Pinki planava su un
mucchio di foglie, presso il corpo della mamma.
Erano
rimasti nascosti tra i cespugli. Nell’ombra. In attesa.
La
colpirono con forza sul muso e sul capo, fino a stordirla. Fu facile perché era
esausta e debilitata dalla nascita di ben sei cuccioli. Il piano, frutto di
pazienti appostamenti, aveva funzionato!
Non
la tenerezza di una madre, ma le rozze mani di uno sconosciuto, accolsero nel
mondo il volpacchiotto, bagnato e infreddolito.
L’aria vibrò di deboli guaiti e di urla disperate. I fratellini furono afferrati con brutalità e rinchiusi, assieme alla volpe, in un robusto contenitore
Pinki
rimase solo. Inerme. Nell’oscurità.
Aveva
tanta paura. Invano cercò, agitando il musetto alla cieca, di attaccarsi al
seno della mamma, per trovare un po’ di conforto.
Le
sue labbra, affamate d’amore, si serrarono sul nulla.
“Mammina
dove sei?”gemette il volpacchiotto.
Flebili
lamenti arrivarono, come unica risposta.
“Bah,
questo è difettoso. Ha una zampina storta. Probabilmente è malato”.
Il
cucciolo fu scaraventato, come un rifiuto, nell’erba imperlata di rugiada.
I
cacciatori salirono rapidi sulla jeep con il loro bottino, e si allontanarono in
una nuvola di polvere.
Pinki,
appena nato, conobbe subito l’amaro sapore dell’abbandono. Uggiolando
debolmente, si addormentò.
“Oh,
guarda! Un piccolino! Ehm… dall’aspetto si direbbe nato da poco.”
La
voce era grave e profonda, ma venata di dolcezza.
Pinki
non poteva saperlo, perché la sua vista era ancora incerta, ma davanti a lui
c’era uno strano essere tozzo e grigio, con setole dure, e piccoli occhi
lucenti.Lo osservava curioso.
“E…e…
tu chi sei?" balbettò, spaventato.
Temeva
un nuovo pericolo.
“Io
sono una cinghialessa, mi chiamo Pilla. Vivo da anni in questo bosco. Ho avuto
anch’io tanti cuccioli come te, ma ora sono vecchia e abito da sola. Non sei
troppo piccolo per andare in giro senza la mamma?”.
I
ricordi riaffiorarono nella coscienza del volpacchiotto e con essi le ferite
della solitudine. Tra le lacrime, raccontò a Pilla la storia triste del suo
impatto con il mondo.
“Ho
tanta fame” mormorò il cucciolo.
“Dobbiamo
trovare chi ti possa nutrire… Ma certo: la mia amica Red! Ha partorito un solo
figlioletto. E’ tanto buona; forse potrà dare un po’ del suo latte anche a
te.”
Pilla
afferrò con delicatezza il piccolo e insieme s’addentrarono nel fitto del
bosco.
Arrivarono
in un posto isolato e verde. Un laghetto si distendeva al sole, lambendo
pigramente una minuscola spiaggia.
Scavata
nel folto della vegetazione s’apriva una tana, in fondo alla quale era
adagiata una volpe maestosa dal manto fulvo.
Accanto a lei un cucciolo dormiva tranquillo.
“Come
va, Red?’’ chiese, gentile, Pilla.
“Ah,
sono a pezzi. Ormai sono troppo vecchia per avere figli! Non è un amore, però,
il mio piccolo Roll?”
“Proprio
carino” convenne la cinghialessa, ammirando il musetto del neonato.
“Chi
c’è con te?”.
“Questo
è Pinki.E’ senza mamma e, poverino, ha il pancino vuoto da quando è nato,
precisamente dalla notte scorsa”.
Il
cuore tenero di Red non poteva restare insensibile.
“Vediamo
se c’è qualcosa anche per te! Avvicinati, piccolo!”.
Pinki
si arrampicò cautamente sul fianco dell’animale e affondò, alla cieca, il
musetto nella morbida pelliccia. Subito trovò il capezzolo e iniziò a
succhiare. Il latte scivolò tiepido giù per la gola: un senso di piacevole
stordimento, lo invase, e la tristezza, pian piano, si sciolse. Continuò a
ciucciare con gli occhi velati di beatitudine finché non sentì il corpo e
l’animo confortati.
“Eri
proprio affamato!” esclamò la balia improvvisata, leccandolo con tenerezza.
Pinki
era così rilassato e felice, che un rivoletto giallo di pipì gli scappò tra
le zampette. Subito dopo le palpebre calarono pesanti e il volpacchiotto
s’addormentò cullato dal ritmico pulsare del cuore della sua mamma adottiva.
La
primavera passò e arrivò l’estate infuocata. L’aria vibrava d’insetti
ronzanti. Sulla liscia superficie del lago, minuscole bollicine rivelavano un
mondo di creature sommerse.
Pinki
e Roll trascorrevano le loro giornate ruzzolando sul tappeto d’erba che
odorava di buono. Erano cresciuti molto e una pelliccia nuova di zecca ricopriva
i loro corpicini.
La
zampetta storta del volpacchiotto lo costringeva, però, ad una buffa andatura
ondeggiante. Spesso i compagni di gioco lo sbeffeggiavano per il suo difetto.
Gli occhi del cucciolo si riempivano di lacrime: la sua diversità lo rigettava
nell’angosciosa solitudine che aveva sperimentato alla nascita.
La
sua mamma adottiva, lisciando dolcemente, con la lingua, il pelo fulvo di Pinki,
lo consolava:
“
Non devi prendertela figliolo. I tuoi compagni sono sciocchi e non sanno che le
qualità del cuore hanno più valore di un piccolo difetto fisico. Pensa a
Pilla; ha il corpo tozzo e ispido, eppure è l’animale più dolce e buono che
conosca. Non si deve giudicare solo dall’aspetto esteriore! “.
Il
vento freddo, proveniente dall’est, arrivò fischiando. Strappò agli alberi
il manto di foglie dorate. La notte divenne così rigida che neanche il folto
pelo della volpe riusciva più a scaldare i cuccioli.
Un
brutto giorno, Pinki e Roll, rientrando dai loro giochi, trovarono la tana
vuota. Mamma Red si era allontanata per procurarsi qualcosa da mangiare e,
ancora, non era tornata.
I
piccoli l’attesero invano, stretti l’uno all’altro, sempre più deboli e
disperati.
La
cinghialessa, allora, si affrettò a portare aiuto ai fratellini.
“Venite
nella mia casa, poverini, L’inverno è ormai arrivato: come potreste
sopravvivere da soli? Appena la mamma tornerà, vi verrà a prendere.”
La
tana di Pilla era calda e accogliente: in un angolo aveva accumulato tante
ghiottonerie.
“Non
mangiatele subito tutte, ” si raccomandò” ci dovranno servire per il lungo
inverno!”.
La
tormenta imperversò per settimane, sollevando mulinelli di polvere gelata. Il
vento fischiava cattivo e i due cuccioli, tremando, si stringevano uno contro
l’altro.
Finalmente
anche l’inverno passò. Il Bosco Vecchio ritornò a vestirsi di smaglianti
colori.
Una
sera Pinki s’inoltrò nel folto della foresta. Sentiva più forte del solito
la nostalgia per mamma Red e voleva starsene da solo.
Fu
vicino al laghetto, trapuntato di stelle, che vide due sagome stagliarsi, scure,
contro il pallido chiarore della luna. Una era più piccola e gli parve
familiare; l’altra era più alta ed imponente. Ambedue lo fissavano
silenziose.
Il
suo cuore ebbe un sussulto.
“Mamma
Red” strillò e corse a perdifiato, ancora incredulo, verso i due animali.
“Piccolino
mio, sono tornata!”.
Il
cucciolo strusciò il suo musetto contro quello della madre, tremando di felicità.
“Pinki
è davvero un essere speciale” affermò Red, rivolgendosi al nobile maschio
che le stava accanto.
”
Ne ha passate tante, ma non si è mai perso d’animo. Non è solo coraggioso,
è anche altruista e sa amare”.
“Questo
è Lin, il Re delle Volpi. Generosamente mi ha ospitato nella sua tana, dopo
avermi trovata ferita gravemente”raccontò al figlio.
Pinki fissò ammirato il nobile animale: era imponente, slanciato, con
umidi occhi obliqui e una folta coda che brillava nell’oscurità.
Il
volpacchiotto si vergognò della sua andatura zoppicante: temeva che Lin lo
avrebbe commiserato. Era così bello e perfetto!
Il
maschio se ne stette un po’ in silenzio, poi gli parlò con dolcezza:
“Sei
gentile e coraggioso, come sarebbe diventato certamente il figlio che mi hanno
rapito. Chissà, potresti anche essere tu! Red mi ha raccontato la tua storia…
”.
“Ma…ma…
io ho una zampina storta!”obiettò Pinki.
“Davvero?”
rispose la volpe”Non me ne ero proprio accorto! Allora, ti piacerebbe se io
diventassi tuo padre?” ”
“Il…il
mio papà!”balbettò il volpacchiotto, tremando per l’emozione.
Lin
gli fece cenno di sdraiarsi accanto a lui.
L’alba
tinse di rosa la volta pallida del cielo; poi il sole irradiò di luce il
tremulo fogliame del Bosco Vecchio.
La
nobile volpe strusciò dolcemente il suo muso slanciato sul corpicino vibrante
del cucciolo. I loro mantelli fulvi sembrarono fondersi in un’unica splendida
pelliccia.
Qui
finisce la storia nel nostro volpacchiotto, almeno la prima parte, quella
riguardante la sua infanzia.
Pinki, appena nato, aveva conosciuto la cattiveria, la solitudine, la discriminazione. In un anno era, però, molto maturato: aveva imparato che la vita non è solo male, né solo bene, e che al mondo, esistono anche esseri generosi e buoni. Le difficoltà lo avevano reso forte, e il suo cuore era pieno d’amore.
Per questo il Re delle Volpi aveva scelto proprio lui come suo erede.
Lia