Vanessa e Coccinella
Il bruco Poldino usci dal suo piccolo uovo e subito mangiò il guscio vuoto perché era davvero molto affamato. Subito dopo, fu preso dal terrore di non trovare la foglia giusta sulla quale fermarsi e nutrirsi. Temeva che, finché non l’avesse trovata, sarebbe stato in pericolo. Infatti, poteva essere un gustoso bocconcino per il primo uccellino insettivoro che fosse passato di là.
Movendosi lento e goffo, come solo un bruco fa, si guardò in giro e vide molti fiori e molte foglie. Si diresse alla più vicina, ma una coccinella che stava sopra quella stessa pianta, nutrendosi di afidi, lo bloccò.
<<Questa è casa mia, cercatene un’altra >>.
Poldino pensò che quella coccinella era davvero poco gentile. Non riuscì a risponderle a tono.
Fu molto faticoso ma, alla fine, salì lungo uno stelo, fino ad una foglia libera. Scelse una posizione comoda. Si nutrì della linfa e della stessa foglia. Nel giro di alcuni mesi, diventò "crisalide". Pian piano si stava trasformando. Da bruco che aveva strisciato goffamente alla ricerca del suo stelo, stava diventando farfalla.
Non fu così semplice. Appena uscita dal bozzolo, le sue ali erano ripiegate, bagnate e penzolanti, dovevano prendere forza. Bisognava irrorarle di linfa per irrobustire le nervature. Soltanto allora potevano aprirsi e distendersi per prendere il volo.
Il bruco Poldino, che non era più un bruco, era diventato farfalla. La farfalla si alzò in volo e si senti leggera e felice di non dover più strisciare per terra. Cercò la corolla di un fiore per succhiarne il nettare. Fu allora che rivide la coccinella. Adesso poteva guardarla dall’alto in basso e svolazzarle intorno, leggera e leggiadra. Era molto soddisfatta di poter dimostrare d’essere così tanto cambiata. Specialmente a quella coccinella che era stata così poco comprensiva quando lei era ancora bruco.
<< Mi riconosci? Sono, anzi ero, Poldino, il bruco. Oggi mi sono specchiata in una pozzanghera… mi son vista proprio bella. Le mie ali sembrano di seta e hanno magnifici colori. Non pensi che dovrei trovarmi un altro nome? Che cosa ne dici di Vanessa, ti piace? >>
<< Chiamati come ti pare. Io ho già un nome: Coccinella. Lo conoscono tutti e mi sta bene>>.
<< Sei carina anche tu, non c’è che dire, però sei piccola e non sai volare >>.
<< Ti sbagli, io so volare. Le mie ali sono protette, nascoste sotto le elitre>>.
<< E quali sono le elitre? >>
<< Quelle che vedi anche tu. Sono rosse, a puntolini scuri. È il colore che tutti possono vedere. Quando alzo le elitre, libero le ali e volo>>.
<< Se non vedo, non credo. Però so di sicuro che non sei bella quanto me >>.
<< Non vantarti troppo, cerca di essere meno vanitosa. Anzi, se vuoi un consiglio, stai attenta a chi vai incontro. Per te potrebbe essere pericoloso. E non fidarti dell’uomo >>.
La farfalla Vanessa, invece, pensò che qualunque essere vivente si sarebbe fermato estasiato ad ammirarla.
<< Pensa per te. Anche se credi di saper volare, sei lenta e nessuno ti considera. La tua è soltanto invidia>>.
<< Sappi, invece, che io sono molto serena. Mi basta quel che ho. Nessuno mi farebbe del male perché porto fortuna>> rispose Coccinella.
Proprio in quel preciso momento, su quello stesso sentiero di campagna, apparve Matteo. Era un ragazzino di dodici anni, amava la natura e anche le scienze naturali e, ahimè, aveva iniziato da poco una collezione di farfalle. Qualcuno lo aveva informato di averne viste in giro di veramente interessati. Perfino qualche Vanessa, una farfalla rara che ancora mancava nella sua collezione. Matteo, camminava e si guardava intorno. Aveva portato con sé un retino "acchiappafarfalle".
Era un tiepido pomeriggio di primavera e l’aria profumava di violette e ciclamini. Vanessa andò incontro a Matteo per dimostrare a Coccinella che quel cucciolo d’uomo l’avrebbe ammirata, incantato e, certamente, non le avrebbe fatto del male. Un attimo e zac. Il retino la colse al volo. Matteo lo rigirò in modo tale che la farfalla non potesse fuggire.
Vanessa, delusa e atterrita, cercò di volare via, ma era immobilizzata, del tutto prigioniera e, se tentava di muovere le ali, rischiava di rovinarle.
<<Coccinella, ti prego, aiutami. Non voglio morire appena nata >>.
<< Ti sei tanto vantata e adesso mi chiedi aiuto?>>.
Vanessa non poteva immaginare che, sotto le sembianze di Coccinella, si nascondesse una giovane fata. Alla fata piaceva trasformarsi nei modi più imprevedibili, un giorno in un fiore, un giorno in un filo d’erba, altre volte, appunto, in un insetto. Era una giocherellona e le piaceva anche, ogni tanto, fare qualche piccolo dispetto, ma, soprattutto, amava dare lezioni di vita alle creature del prato, le più presuntuose. Come nel caso di Vanessa. Però, nonostante il suo atteggiamento burbero, o burlone, era buona d’animo e s'impietosì.
Come "coccinella" non era bella e leggiadra quanto una farfalla e non aveva un volo armonioso, ma sapeva volare. Aprì le elitre, liberò le ali e, volando, andò a posarsi sul bordo circolare all’imboccatura del retino.
Matteo ebbe un’esclamazione di sorpresa: << Coccinella, bella coccinella, portami fortuna >>. E porse la mano libera, avvicinandola in modo che quella potesse salirvi sopra. Ma, Coccinella si scansò. Con piccoli voletti, dapprima sul dorso della mano che reggeva il manico di legno e poi, di nuovo, sul bordo del retino. Tanto fece che, per un movimento rotatorio non voluto, la rete si riaprì e… Vanessa ne approfittò per volare via.
Si posò sul ramo di un ciliegio, dove Matteo non poteva raggiungerla. Era libera e felice. Riconoscente gridò: <<Coccinella, Coccinella… grazie. Mi hai salvata. Non è vero che sei soltanto carina. Sei davvero bella, più bella di me>>.
Vanessa aveva capito che la bellezza del cuore vale molto di più di quella che appare al di fuori.
La fata, soddisfatta del successo ottenuto, pensò che, da troppo tempo, s’era nascosta sotto le sembianze di una coccinella. Aprì le elitre, scosse le ali e si trasformò in cavalletta. Sotto lo sguardo stupito di Vanessa, dapprima zampettò, poi, spiccò un salto e prese il volo, veloce come una saetta.
Marzia Plumeri