La zanzariera

Lo scrittore, il poeta, senza idee, sono come una calamaio senza inchiostro. Questo si sarebbe potuto affermare in un lontano passato, quando per scrivere si doveva intingere il pennino nell’inchiostro del calamaio. In seguito si sarebbe potuto modificare il termine di paragone con una macchina per scrivere senza nastro.

Oggi è più difficile trovare una similitudine adeguata. Ma sì, forse un computer senza corrente elettrica. Oppure una stampante senza computer. Molto meno poetico, ma più attuale.

Emanuele stava davanti al suo computer a spremersi le meningi, con le mani realmente strette alle tempie. Ma nessuna idea ne usciva. Gli pareva che tutto fosse già stato scritto. Invidiava il protagonista della favola, letta da poco, che raccontava di Giacinto, fisicamente sfinito da un lavoro quotidiano troppo pesante. Eppure di idee ne aveva talmente tante, così tante, che la mente quasi non riusciva a contenerle. Esse, di notte, si liberavano come ali di farfalle, svolazzando per la stanza. Infine si accordarono fra loro, per imprimersi e fissarsi sulla tastiera del computer, sostituendosi a Giacinto che stava dormendo. In tal modo, Giacinto, svegliandosi all’alba, trovò il testo completo, scritto e stampato, finale incluso. Immaginò di avere avuto crisi di sonnambulismo e aver scritto nel sonno.

Emanuele, quindi, invidiava Giacinto anche se era solo un personaggio di fantasia. E ammirava la scrittrice che aveva avuto quell’idea per una fiaba.

Una mosca fastidiosa gli ronzò intorno e lo distrasse. Lo scacciò, ma senza volerla uccidere, tanto era il suo rispetto per ogni essere vivente, insetti compresi. La mosca gliene fu grata ed essendo, fra i suoi simili, eccezionalmente dotata di una maggiore sensibilità, gli si rivolse.

<< Tu sei buono, cosa posso fare per te? >>.

Lo scrittore non se lo fece ripetere una seconda volta. Sì, qualcosa, quella, poteva fare.

<< Dovresti entrare nella casa di chi ha scritto la favola di Giacinto e procurami qualche idea. Ne ha così tante che nemmeno si accorgerà, se gliene manca qualcuna >>.

"Questo è rubare" rifletté la mosca, ma non fiatò e volò via.

La scrittrice sedeva anche lei davanti al suo computer. Rifletteva e cercava ispirazione. La mosca fu costretta a fermarsi sulla rete che proteggeva la finestra dall’entrata indesiderata degli insetti. In parole povere, una zanzariera.

"Facile a dirsi, qui non si entra — pensò la mosca — proverò con la telepatia". E si concentrò nel tentativo di trasmettere alla donna i suoi pensieri.

"Un mio amico scrittore non ha idee, tu che ne hai tante, potresti cedermene qualcuna?".

Straordinariamente, la scrittrice captò il suo messaggio. "Oh, guarda… non sono la sola a trovarmi momentaneamente a corto d’ispirazione".

Ma un’idea, sia pure piccola, le balenò nella mente, sì, la famosa lampadina che a un tratto si accende… E si affrettò a scrivere, prima di farsela sfuggire. Scrisse di uno scrittore senza idee che aveva incaricato una mosca di rubarle ad un altro scrittore che ne aveva tante…

Una storia può nascere anche così, per caso, da un insetto rimasto fuori, dietro una zanzariera. Basta saper cogliere l’ispirazione, al… volo.

Marzia Plumeri

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