
Chi sceglie?
Era giovanissima, nemmeno vent’anni. Tenera, spaventata per la prova che avrebbe affrontato. Me la trovai accanto, nella camera a due letti, della Casa di cura dove ero andata a partorire il mio terzo figlio.Il mio era stato un parto difficile e molto doloroso, ma già dimenticato, dopo avere tenuto per la prima volta fra le braccia, il giorno prima, il mio terzo bambino. Sempre si dimentica la sofferenza fisica di un parto, nella gioia esaltante del primo contatto.
Io, trentenne, ero considerata, e mi sentivo, una veterana della maternità e, da come mi si rivolgevano, a volte quasi... antica. E infatti, l'infermiera mi aveva sussurrato, mentre preparava il letto per la nuova partoriente:
- Lei che è più esperta ce la tenga su di corda, la ragazzina che sta per ricoverarsi: è poco più che una bambina: diciannove anni, si figuri -.
La stessa mia età, all'epoca della prima maternità, quindi era facile immedesimarmi e riconoscere ansie e timori.
Intravidi anche il giovanissimo marito: capelli ritti sulla testa e rasati alla nuca, un’aria elettrizzata e anche entusiasta per il prossimo evento, per niente preoccupato.
Quando restai sola con la giovane gestante, esordii con i soliti commenti banali, cercai di distrarla dalle contrazioni che andavano infittendosi.
- Conosci già il sesso? -
Scosse la testa, concentrata sul proprio addome che andava tendendosi a intervalli regolari, dolorosamente.
Aspettai che la morsa si allentasse e chiesi:
- Hai già scelto il nome? -
Mi guardò smarrita e di nuovo negò. Poi mi spiegò che lei sì, ne avrebbe scelti due "Manuela e Francesco" ma "suo marito" ( suonò strana la parola "marito" quasi le uscisse insolita) era orientato verso altri due nomi e ancora non si erano accordati.
- Tuo marito quali nomi avrebbe scelto? -
- Agostino e, se femmina, Eulalia...-
Ebbe una smorfia di disappunto, non soltanto per la nuova contrazione che nel frattempo era sopravvenuta.
Mi spiegò i motivi affettivi dell'eventuale preferenza del marito, poi mi pregò di riprendere quel discorso, se possibile, dopo il parto, appena ci fosse stato anche il marito, così da darle una mano a distoglierlo da quei nomi che a lei proprio non piacevano.
***
Il ragazzo-marito stava chino sulla moglie, pallida ed affranta, ma finalmente appagata per la felicità di quella piccola creatura appena nata. Lui sprizzava orgoglio paterno da tutti i pori, gli occhi neri e maliziosi gli mandavano scintille.
Appena fu il momento, chiesi: - Come la chiamerete? -
Risposero all’unisono:
- Manuela -
- Eulalia -
- E’ più bello Manuela - azzardai
- A me piace Eulalia - insisté il ragazzo, lanciandomi un’occhiataccia.
Di cosa m'impicciavo, questa la domanda che gli lessi nello sguardo.
- E’ carino - risposi - ma Manuela è più bello, per lo meno susciterà meno commenti ironici quando sarà una ragazzina -
- Mia nonna si chiamava Eulalia, era una gran donna -
Erano presenti anche le rispettive mamma e suocera, ai lati opposti del letto della giovane puerpera, e si intromisero nella conversazione. Ciascuna disse la sua, spararono a salve altri nomi, cercarono alternative alle scelte dei neo genitori. Suggerii anch’io qualche nome: Loredana, Dafne, Valentina...
Valentina! Fermarono la loro attenzione: Valentina piaceva ad entrambi. Aggiudicato, dissero: Valentina.
Più tardi venne un’infermiera: - C’è il funzionario dell’anagrafe per compilare i moduli di registrazione, può venire il padre? -
Il ragazzo uscì.
Quando ritornò, aveva un’aria maliziosa e soddisfatta. Aveva giusto il tempo di salutare, perché l’ora del "passo" era finita.
- Vai a vedere come sta Valentina, prima di andartene - gli suggerì la moglie.
- Sono già stato a salutarla dietro la vetrata... la nostra... Eulalia - la informò con falsa aria contrita. Si chinò a baciarla.
- Perdonami amore mio, mi sono confuso, l’ho chiamata Eulalia. Ormai è fatta -
Distolsi lo sguardo per non essere inopportuna o sembrare invadente. Chissà quante battaglie avrebbero affrontato quei due e chi avrebbe avuto in futuro, la maggior parte delle volte, il sopravvento!
Risposi con un cenno della mano al neo papà che mi salutava, uscendo dalla stanza. Nel suo sguardo, la sfrontata malizia di chi sa farsi perdonare.
(Io presi il mio inseparabile blocco di appunti e fermai quel ricordo che sarebbe stata pubblicato sotto forma di racconto su un periodo di allora).
Marzia
