Quello che "alcuni" uomini pensano e a volte dicono
Queste mie riflessioni nascono dopo la telefonata di un'amica, alla vigilia dell'8 marzo, festa della donna. Avrei voluto scrivere e inserire il pezzo, ieri, ma, essendo donna, spesso ci sono altre priorità familiari, come a dire che la donna propone e il dovere dispone.
Dell'8 marzo ho già parlato e scritto altre volte, considerando la festa con spirito molto critico, perché l'attenzione e il rispetto dovrebbero esserci sempre, in ogni giorno dell'anno e non solo nei giorni stabiliti dal calendario. Ma questa è una mia opinione personale ( però condivisa da molti) che si riferisce ad ogni ricorrenza festiva, spesso alibi per strumentalizzazione commerciale. Devo anche dire, per inciso, che l'intelligente impostazione e riconoscimento alla festività, data dal Presidente Ciampi, mi hanno in parte riconciliato con l'evento.
Fatta questa premessa, veniamo alla telefonata dell'amica, piuttosto amareggiata e irritata per un episodio che l'ha vista protagonista.
Cena con amici, serata quindi cordiale e in confidenza. Commensali di ceto sociale che si potrebbe definire alto-borghese, livello culturale umanistico e scientifico, da considerare elevato, quindi s'intende, non soltanto per riconoscimento universitario, ma anche per gli interessi coltivati negli anni.
L'ospite considerato di maggior riguardo, oltre che stimatissimo professionista in campo medico, è anche scrittore apprezzato, fotografo di talento ospitato da riviste specializzate nel settore, uomo che si potrebbe definire affascinante e ottimo intrattenitore per disinvoltura e capacità dialettica.
Vigilia dell'8 marzo, si finisce per parlare della donna, della cosiddetta parità, raggiunta o no . Essendo, quasi tutti i commensali, letterati per diritto o per inclinazione, si fa un confronto fra uno scrittore e una scrittrice e delle ben diverse difficoltà di ordine pratico, ma anche psicologiche e morali, fra i due.
Il discorso scorre su binari semplici. La donna scrittrice madre di famiglia e l'uomo scrittore padre di famiglia.
Si fa notare come la donna, anche se ha ottenuto un suo spazio… ambientale e mentale, spesso, al minimo richiamo o necessità, ne esca e accorra all'esigenza dei figli, anche quando il marito è presente in casa e disponibile. Viceversa, se lo scrittore è uomo, nel caso parallelo, la moglie/madre si affretta ad accudire i figli al minimo richiamo ( se è presente, s'intende, in casa) perché il marito-padre non sia disturbato nel momento dell'ispirazione e creatività. Mai interrompere il filo dei pensieri, perché poi ( vale anche per la donna) non si ritrova più.
Queste più o meno, dal racconto dell'amica, le argomentazioni da lei addotte.
L'ospite molto titolato, appena chiuso il discorso di lei, interviene con la frase che segue, della quale mi scuseranno i lettori e, ancora più generosamente, le lettrici:
- Le donne sono tutte troie -.
Frase che, nel contesto del discorso, appare totalmente slegata senza alcuna ragione logica o consequenziale. Va precisato che, a quello stesso tavolo, è presente la compagna dell'uomo che ha parlato.
Proprio per tale motivo, l'interlocutrice tace, per non ingigantire l'episodio già grave e offensivo, nella speranza che possa passare inosservato. Va anche detto che nessun altro dei commensali interviene. Che posso dire all'amica che mi ha telefonato? Che la cultura, a volte, non coincide con intelligenza e sensibilità e quindi non esclude ignoranza e mancanza di rispetto?
Abbassandosi al livello del suo relatore, la mia amica, avrebbe dovuto, con molta naturalezza, considerare che il termine, così poco elegantemente scelto con lo scopo gratuito di offendere ( e, se ci fosse stato un intento pseudo umoristico, sarebbe stato anche più offensivo), come tutti coloro che conoscono la lingua italiana sanno, si riferisce alla femmina del maiale che si chiama appunto troia : sinonimo di scrofa, ovvero femmina destinata alla riproduzione del maiale ( dal Devoto-Oli ). Ne consegue che, se le donne fossero tutte..... i loro uomini sarebbero tutti ......
Ma non volendo, io che scrivo, abbassarmi a tale basso livello, posso semplicemente riflettere che si sia trattato del giudizio di un pessimo esemplare maschile in estinzione, infatti sono certa che la maggior parte degli uomini, a quell'uscita, si sarebbe sentita offesa, per la propria donna e per le altre e avrebbe replicato duramente. Ribadisco ancora però, anche se già scritto sopra, che nessuno, a quella tavola, ha replicato, magari ritenendo una spiritosaggine quell'infelice affermazione.
Se poi quel signore, considerato così erudito ed evoluto, sì è voluto riferire alla donna di oggi, nel contesto della cosiddetta emancipazione sessuale, trascesa in una libertà molto disinvolta di costume, si potrebbe riflettere che, se purtroppo ciò è accaduto (e mi dispiace), è stato perché molte donne hanno ritenuto, dopo millenni di soprusi e oppressione, che emancipazione sessuale volesse dire comportamento simile al peggiore della specie maschile. Specie alla quale, quel certo signore, commensale a quella tavola, appartiene.
Ma quando si scende a tale livello di insensibilità e mancanza di rispetto verso il prossimo, perché la donna è prossimo quanto l'uomo, vuol dire che in sé nasconde un, sia pure molto segreto, complesso di inadeguatezza e inferiorità, proprio nel confronto con l'altro sesso. Deficienze fisiche e morali che affiorano a volte incontrollate per un bicchiere di vino in più, durante una cena con gli amici.
Marzia Plumeri
9 marzo 2004