ANNO EUROPEO DELLA LOTTA ALLA POVERTA': UNA QUESTIONE DI SOLA CONOSCENZA

Nel 2010 si svolge l’"Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale", voluto dall’Ue, a dieci anni di distanza dal piano comunitario inteso a imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà in Europa entro il 2010, esattamente. Una svolta c’è stata, ma in negativo. Le statistiche dicono infatti che oggi 84 milioni di persone comunitarie sono a rischio di povertà, contro i 56 milioni di cittadini censiti nel 2003, anche se il computo non considera i cittadini di altri paesi che nel frattempo sono entrati in Ue.

Ma in concreto quali sono le strategie avanzate per circoscrivere il rischio povertà che, detto per inciso, significa avere un reddito al di sotto del 60% del reddito nazionale medio del proprio paese?

Affermato che vivere in povertà può comportare una serie di problemi che possono condurre all’esclusione sociale, la Commissione europea indica il nocciolo del problema: "Gli obiettivi chiave mirano ad aumentare la consapevolezza dei cittadini nei confronti di queste problematiche e di rinnovare l’impegno politico dell’Ue e dei suoi Stati membri rispetto" a tali disagi.

"L’Anno europeo -dice ancora la Commissione- mira inoltre a mettere in discussione gli stereotipi e la percezione collettiva della povertà. Abbracciando i principi europei di solidarietà e collaborazione, il 2010 rappresenta un appello ad affrontare in modo deciso le cause della povertà, per garantire a tutti i cittadini la possibilità di svolgere appieno la propria parte nella società".

Parole impegnative, ma siamo ancora nel campo della conoscenza, sia pure approfondita, del fenomeno.

In merito, il programma europeo per l’evento parla di sensibilizzare maggiormente il pubblico circa la situazione delle persone in povertà e di contribuire ad agevolare il loro efficace accesso ai diritti sociali, economici e culturali, a risorse sufficienti e a servizi di qualità. Inoltre, nel programma si caldeggia la promozione di una società più coesa rendendo consapevoli i cittadini sui vantaggi offerti a tutti da una società senza povertà, che consenta l’equità distributiva e nella quale nessuno è emarginato.

Anche la Caritas Italiana, col suo direttore don Vittorio Nozza sottolinea sostanzialmente l’importanza del ruolo della sensibilizzazione; dice fra l’altro Nozza che alla società civile si chiede "la presa di coscienza di un rischio povertà che riguarda tutti e che sollecita alla ridefinizione di alcuni stili di vita collettiva insieme alla consapevolezza del proprio ruolo di cittadini in questa strategia a più livelli".

In sintonia è la Caritas Europa con il lancio in gennaio preso il Parlamento europeo della campagna "Zero Poverty", che si inserisce nella strategia dell’avvenimento consistente essenzialmente in una campagna di sensibilizzazione a tutti i livelli, dalle istituzioni locali a quelle sovranazionali, ma soprattutto dell’opinione pubblica europea. Del resto, riferendosi alle cifre sull’aumento della povertà citate, si chiede don Livio Corazza (responsabile del Servizio Europa di Caritas italiana): "Come possono impegnarsi i governi se i cittadini non capiscono l'entità del fenomeno?".

Dal canto suo, il nostro paese passa dalla sensibilizzazione a criptiche ipotesi tattiche, come la seguente lanciata sul web: "Il Programma Nazionale dell’Italia, elaborato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali  prevede l’aggiornamento della strategia di lotta alla povertà nel contesto dell’attuale situazione economico-sociale del Paese e del nuovo indirizzo delle politiche sociali del Governo".

Il punto cruciale del problema, cioè come ridurre concretamente povertà ed esclusione sociale, viene però solo sfiorato. E si presume che tale rimarrà, anche dopo l’ infiorata di screening prevista, che fornirà verosimilmente uno scenario alquanto risaputo.

C’è da dire però che al punto cruciale si avvicina il portavoce del Forum del terzo settore Andrea Olivero, quando, per l’apertura dell’Anno europeo contro povertà ed esclusione sociale, richiede dalle Istituzioni "il compito d’investire di più e meglio nel contrasto all’estrema povertà, operando con maggiore determinazione per ridurre la forbice tra ricchi e poveri, contrastandone le cause: disoccupazione, lavoro nero e malpagato, sfruttamento dell’immigrazione, solitudine delle famiglie".

Ma temiamo che tali misure non bastino: per ridurre congruamente la forbice, occorrerebbe anche dell’altro, abbisognante peraltro, come quelle, di una copertura finanziaria. Ma come reperirla? Probabilmente nel rivedere l’assetto dell’intero establishment, perlomeno in Italia. Cominciando con il contenere drasticamente lo sperpero di risorse operato nella pubblica amministrazione, e col combattere senza tentennamenti l’evasione fiscale. Ci sarebbero poi alcuni gravami che tolgono risorse per alleviare la povertà. Esemplificando, parliamo delle "prebende" elargite a parlamentari, giornali, partiti, dei "regali" fatti a banche di per sé già esose, e a certa imprenditoria maramalda, pronta a dividersi il profitto quando naviga col vento in poppa, e a scaricare sulla collettività le perdite nei periodi neri.

Sensibilizzare o ricordare all’opinione pubblica le cause della povertà serve a poco, se non si mettono in pratica vigorose misure correttive per eliminarla. E’ questa, riteniamo, la vera, difficoltosa sfida che attende l’Ue e gli Stati membri. Sempreché abbiano la dovuta determinazione per attuarla.

Maurizio Testa

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