Incapacità di intendere e di volere...temporanea o occasionale.
Realizzo che "la capacità di intendere e di volere" presupponga la consapevolezza delle proprie azioni e delle proprie scelte , considerando e accettando il rischio delle conseguenze.
Viceversa, l'incapacità sta ad intendere che l'azione avvenga in modo non preventivato o premeditato, in una condizione di disagio e alterazione mentale temporanea, di cui non si sia coscienti, provocati da circostanze particolari. In poche parole, quello che può essere definito anche "raptus", ma che alcuni psichiatri smentiscono.
Se non ricordo male, anche le regole cattoliche contemplano che il peccato per essere tale, fra alcune componenti, mi pare tre, presupponga anzitutto la consapevolezza del peccato. E già questo, specie in campo sessuale, si presterebbe ad escludere tutti coloro che ritengono di non peccare in certe circostanze. ( La lussuria è contemplata fra i sette peccati capitali, così come la gola, o l'accidia, consuetudini quasi quotidiane , di cattolici o no . Detto fra noi, considero l'invidia, fra i sette, di gran lunga il più grave) .
Torniamo alla perplessità che mi nasce dal concetto di esclusione di colpa (e di pena) per il reato consumato durante una temporanea incapacità di intendere e di volere .
Questa classificazione, riferita ad atti gravi come l'omicidio, mi sconvolge più che in altri casi. Però io mi domando, come si può escludere che qualunque tipo di reato, dal minore al più efferato, compiuto sotto l'impulso del momento, non rientri nella formula magica della non colpevolezza per incapacità di intendere e di volere?
Chi ruba spinto da un desiderio improvviso e irresistibile ci rientra? Chi, sorpassato malamente da un'auto ( o derubato di un posto di parcheggio ), aggredisce il conducente, segue un impulso momentaneo di improvvisa follia?
Sono sgomenta perché di questo passo viene da domandarsi se anche lo stupro non sia un'azione dettata da una momentanea assenza di capacità di intendere e volere, determinata da un eccesso di ormoni in quel momento. E si arriva ai delitti più gravi come l'omicidio, sia si tratti di figlio-a, fratello- sorella, padre- madre, moglie-marito, amico e così via, dove la provocazione può anche essere stata grave. ( Ma mai tale da giustificare un omicidio ) .
Non esiste più il delitto d'onore, ma una moglie trovata a letto con l'amico fa scattare la formula dell'incapacità di intendere e di volere temporanea ?
"E' stato un momento di follia, non so cosa mi sia preso, non ricordo più bene, è stato come se un altro avesse agito al mio posto..."
Di questo passo il delitto si depenalizza.
Però ci sono numerosi casi di condanne severe, con anni di carcere preventivo in attesa del processo per reati simili, commessi sotto l'effetto dell'ira o la disperazione o la gelosia o quanto altro. Cosa fa la differenza?
Certo molto dipende dal ruolo importante e determinante del difensore, così come è sempre stato, ma a volte la classificazione di non colpevolezza si stabilisce prima di un processo.
Rifletto sul caso ipotetico di un ladro che entri in casa di notte, forzando una serratura e il proprietario riesca a prendere un'arma e spari... Com'è che spesso passa i guai suoi? Non è stato svegliato nel sonno, senza ben capire, ancora frastornato e spaventato? Sarà stato in grado d'intendere e di volere nel momento in cui ha premuto il grilletto?
Ma qualcosa di più mi lascia turbata: come si fa a stabilire che quell'atto ignobile, efferato, non si ripeta in un altro momento di transitoria follia, provocata da altra potenziale vittima? Può essere vero anche il contrario, non lo nego ma... Mi si dirà che non si ripeteranno più circostanze analoghe. Forse è vero, ma come si fa a prevederlo? E per cause diverse eppure altrettanto scatenanti?
Non potrebbe capitare una successiva occasione in cui una frase, un gesto ritenuto offensivo, o qualunque altra causa, scateni di nuovo l'incapacità di intendere e di volere?
E la vittima? La si dimentica troppo spesso. Quale occasione le si potrebbe dare, quale possibilità di sentenza d'appello che le permetta di ritornare viva?
Ai morti non ci pensa più nessuno, solo i vivi hanno diritto alla comprensione e alla considerazione.
Ma forse come cittadino qualsiasi sono semplicemente disinformata e quindi abbastanza confusa.
E, proprio per questo motivo, pongo domande e cerco di capire e spero che qualcuno vorrà rispondermi.
Perché vedete, forse sbaglierò, ma ritengo che, salvo eccezioni e casi estremi, chi sa distinguere il bene dal male, quando commette un reato, ne sia consapevole. Anche se in condizioni di alterata coscienza. A meno che la sua incapacità d'intendere e di volere sia permanente. E davvero non so, come si possa garantire il comportamento futuro di un individuo, giustificando un delitto con la motivazione della follia temporanea. O li giustifichiamo tutti, o nessuno, salvo rare e ben precise eccezioni.
Marzia Plumeri
ottobre 2001
Saranno graditi interventi, pro e contro.