Cinema, popcorn e lattine di cocacola

(ovvero, cronaca di un sabato pomeriggio al cinema)

Un sabato invernale, giornata particolarmente fredda: si va al cinema. Evitiamo, per un volta, i film psicologicamente impegnati, scegliamo una commedia. Il nome dei protagonisti è una garanzia, Dustin Hoffmann e Robert De Niro. Attori della loro levatura proporranno una comicità intelligente, supponiamo. E qualche risata fa bene e ne abbiamo bisogno. Ma non bastano gli attori di talento riconosciuto: il film ha una trama piuttosto mediocre, direi anche banale.

Si tratta un cinema "multisale", è prevista la prenotazione per essere certi di trovare posto, ma da tempo è evidente ( purtroppo) che le nove sale sono sempre semivuote, salvo eccezioni di grande richiamo e in orario non pomeridiano. E il cinema non è più un'attrazione prepotente, come nel passato, come ancora lo è per me: constatarlo mi immalinconisce

Ebbene: alla biglietteria, sul momento, manca anche la responsabile che appare dopo un po' quasi sorpresa di vederci, forse non è l'ora di maggior affluenza, ci consegna i biglietti ed entriamo.

Due file, nei posti più arretrati, sono già occupate da ragazzini, di età intorno ai dodici anni, poco meno, poco più, abbastanza chiassosi e sgranocchianti pop-corn.

- Ma è un film per ragazzi ? - ci chiediamo fra noi, che siamo due coppie più che mature di coniugi. Non che i film per ragazzi siano meno pregevoli, anzi, a volte veri capolavori. Forse è l'ora pomeridiana… Sono quasi le diciotto e il film finisce circa alle venti o poco più.

Sediamo ai nostri posti numerati. Nel giro di dieci minuti, come in un gioco di prestigio da un cappello a cilindro, i ragazzini cominciano a entrare a frotte. Ma da dove sono apparsi, se alla biglietteria, pochi attimi prima, non c'era un'anima? Arrivati tutti insieme all'improvviso?

Poi il sospetto che, finito il film in una sala vicina dove si trovavano, programmato per le 15, siano sgattaiolati in questa sala, per altro film, lontano dallo sguardo del controllore che non avrà avuto da riverificare i biglietti, trovandosi in altra postazione. E va bene, chi non lo avrebbe fatto alla loro età?

Ma non sono solo ragazzini. Sono enormi bicchieroni di carta contenenti popcorn e lattine di cocacola che nascondono la parte superiore di chi li conduce. Il chiacchiericcio durante la pubblicità è elevatissimo, speriamo che durante il film, se non sono già annoiati del film visto in precedenza, se ne stiano in silenzio col solo scrocchio dei popcorn. Alla nostra destra, siede una signora forse "più matura" di noi, con accanto una nipotina che avrà, se li ha, una decina di anni. Altri adulti, forse quattro o cinque, più avanti, fra questi, due genitori con un bambina che avrà sette anni, non di più. Ma allora davvero di tratta di un film per l'infanzia…

Non è un film per l'infanzia, la comicità mediocre si basa su battute a sfondo sessuale, parole a volta anche molto esplicite, allusioni maliziose perfino pesanti, nessuna scena però off limits, solo qualche simulazione di coito, una fra un cane e un gatto, in effetti la scena più divertente (figurarsi le altre) che suscita molto fragore di risate. Mi annoio: diventa sempre più difficile ridere, col passare degli anni. Considero di aver sbagliato la scelta del film, deludenti gli attori, sacrificati in quella parte; Dustin, perduto il suo doppiatore, il grande Amendola, sembra quasi non saper recitare. Ma non è colpa sua, solo del doppiaggio.

Come Dio vuole, il film finisce, si accendono le luci. E qui termina anche il mio preambolo, indispensabile a portarmi al finale della sala illuminata e all'uscita nostra e dei ragazzini che si apprestano veloci.

Uno sguardo allo schermo che lasciamo e quindi alla sala. Non esagero a dirvi che, allo stupore, si uniscono il disgusto e l'amarezza.

La sala, Cineplex, nata pochi mesi fa con intento confortevole e moderno, in una struttura frutto di grandi capitali investiti e illusorie speranze di richiamo e di una maggior attenzione al cinema, è diventata un'enorme pattumiera. Popcorn sparpagliato fra e sopra i sedili, nelle varie corsie, gocciolature di bibite varie sul pavimento e forse anche sulle poltroncine, lattine vuote e bicchieri di carta di diverse dimensioni, sparsi in ogni dove, schiacciati o rotolanti, popcorn e gocce di cocacola anche lungo le scale.

In quattro, siamo rimasti immobili ad osservare per alcuni minuti quello sfacelo, fratello del vandalismo e dell'assenza di rispetto per la roba d'altri, la roba di tutti.

Questi sarebbero gli uomini ( e le donne) del domani, quelli che si aspettano grandi opportunità dalla vita, dalla società , quelli che dovrebbero migliorare il mondo? Non gli stessi che vanno a ripulire spiagge e parchi, con intenti ecologici, insieme a genitori o insegnanti, a raccogliere la spazzatura, ripresi dalle TV, perché siano di esempio e monito, al rispetto della natura? Un esempio che qui, oggi, mi sembra essere stato poco recepito. Ma già, qui non siamo in un parco o in una spiaggia. E' soltanto un ambiente chiuso ( pubblico), destinato a tutti coloro che amano gustarsi la visione di un buon ( o meno) film. E non riguarda gli ecologisti, o ambientalisti.

Non vorrei però scadere nei luoghi comuni, nell'eccesso di paternalismo e riflessioni sulle cause e i perché, riferiti all'educazione o diseducazione, ai genitori, famiglia, scuola, ribellione adolescenziale, affermazione, rifiuto, certezza di immunità, in un'epoca dove si minimizza e si sorvola, quindi lascio a chi mi legge, un commento, io mi limito a raccontare. Posso semmai sottolineare che, a giudicare dalla quantità di spazzatura disseminata, fra le poltroncine e oltre, non si è trattato della scorrettezza di un singolo, ma di un comportamento generalizzato, nessuno escluso.

- Forse - dice la mia amica - avremmo dovuto dir loro qualcosa, mentre ci passavano accanto, far notare… -

Noi? E sarebbe servito? Forse a suscitare qualche risata più convinta di quelle per le battute pseudo umoristiche del film. Scusate la mia ironia che non è da meno. L'aver taciuto ci rende complici di un malcostume? E, del resto, ci siamo forse scandalizzati per il cambio gratuito, chiamiamolo così, di sala di proiezione?

Incontriamo, uscendo, lo sguardo dell'uomo delle pulizie, col suo grosso bidone a fianco e la scopa in mano, sguardo rassegnato, meglio dire indifferente ( dopotutto la sporcizia gli porta lavoro).

Fuori della sala, al secondo piano dove si trova, come davanti agli altri otto ingressi, sta un contenitore di rifiuti, funzionale, piuttosto capace e intonato all'ambiente elegante. Al suo interno, tristemente vuoto, il sacco di plastica in tinta. Per le scale, i ragazzi ritardatari scendono, molto silenziosi e ordinati. Ragazzi come tanti. Esagero, lo so, ma ho una sensazione di fastidio e insofferenza. Io che sempre sto dalla parte dei giovani e li difendo (chi mi legge lo sa), per una volta, li sento lontani e mi allontano.

Propongo agli amici:

- Prendiamo l'ascensore -

Marzia Plumeri

febbraio 2005

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