C'è di peggio
Ho avuto cani, ne ho ancora uno. Ho avuto gatti, questi ultimi tutti trovatelli adottati. Li ho nutriti e curati. Mai abbandonati. Per alcuni ho pianto quando sono morti per una qualche malattia. Uno dei cani, Nilo, che ora non c’è più, ricevette una fucilata sul muso che lo accecò per essersi avvicinato al recinto dove stava una femmina in calore. L’ultimo cane è stato malatissimo e lo davano per spacciato, paralizzato alle zampe posteriori: è stato curato dal padrone che lo sorreggeva per nutrirlo e lo imboccava. Ora vive e sta bene ed è tornato a correre per boschi e per prati.
Un gatto molto amato, portato in viaggio con noi, a causa di un trasferimento di lavoro di mio padre, migliaia di chilometri, nella nuova residenza, un giorno sparì. Scoprimmo, anni dopo, che era stato infilato in un sacco e gettato nel fiume: per aver segnato una pianta nel giardino di un vicino. Il colpevole, una sera di fine anno, dopo aver bevuto un bicchiere di troppo, se ne era vantato.
Un altro nostro gatto, un volta, fu salvato rompendo il vetro di uno scantinato, nell’edificio confinante con la nostra casa, di un laboratorio universitario che faceva esperimenti sul cervello dei gatti. Era rimasto intrappolato per caso, o rapito? Esisteva tuttavia un precedente. Il gatto era sparito da alcuni giorni: alle mie figlie bambine, un paio di mesi prima, entrate a chiedere, piangenti, se qualcuno lo avesse visto sconfinare, se lo erano visto restituire da un guardiano impietosito, perché diceva… era finito in un capannone.
La terza volta… scomparve.
Non ci sono quindi solo gli abbandoni estivi, di cani e gatti e cattivi padroni che li considerano giocattoli invernali per i bambini. E, con il loro comportamento, ai figli insegnano, se già non hanno trasmesso il loro gene cattivo, che gli animali sono creature senza intelligenza, né sentimenti, né sensazioni di dolore fisico e che si possono "usare" fintanto che non intralciano i loro progetti.
E, nonostante tutto, gli animali amano i loro cattivi padroni, disposti a tornare con loro, se mai il caso concedesse loro di incontrarli di nuovo.
La vergogna estiva si ripropone ogni anno, alla partenza per le vacanze, per i troppi fortunati che possono andare in vacanza.
Sembra s’ignori che esistono luoghi, alberghi o pensioni o strutture agrituristiche dove i cani vengono accettati e, fatte le dovute vaccinazioni, anche all’estero. Oppure ci sono pensioni per animali, alcune confortevoli, basta saper scegliere. Ma si sa, sono costi che evidentemente non si considerano legittimi perché assottiglierebbero di un minimo il preventivo di spesa stabilito per le ferie.
Tuttavia… come possiamo così tanto scandalizzarci per il destino di molti poveri animali domestici, se l’essere umano è così tanto disumano capace di ben altre gravi nefandezze?
Un essere che riesce ad abbandonare i propri nati, che perfino li getta nel cassonetto delle immondizie (di alcuni si sa, ma di altri?), che li vende, che ne fa carne da macello per criminali della peggior specie, che li sfrutta, li sevizia, che non conosce pietà per l’orrore atterrito negli occhi innocenti… ebbene ci meravigliamo se questo individuo, così ipocrita, così opportunista, così insensibile e crudele, abbandona un cane?
Io provo disgusto, ne soffro, ma non mi meraviglio e, purtroppo nemmeno mi sconvolgo, considerando quanto di più sconvolgente esiste. Soltanto rifletto che, chi non sa amare un cane (o gatto che sia), creatura fedele e affezionato all’uomo, è potenzialmente incapace di amare i suoi stessi simili. E, come tale, va giudicato.
Marzia Plumeri
agosto 2006