Tra ipocrisie e omaggi prosegue la "lotta" contro il fumo

4 febbraio 2004. L’ultima sul fumo la riportano i giornali odierni: dal prossimo primo marzo su 130 Eurostar e su 18 nuovi Intercity scompariranno le carrozze fumatori; alla data fatidica, una voce registrata, quella del ministro per la Salute Girolamo Sirchia, avvertirà i passeggeri dell’entrata in vigore del divieto di fumare sui treni.

L’iniziativa segue altri divieti e moniti, fra cui la vistosa scritta su pacchetti di sigarette "il fumo uccide".

Quest’ultima impresa non è da ascrivere però solo all’impegno italiano; buona parte del merito è dell’Unione europea. Che, da tempo, sta studiando gli accorgimenti che gli Stati membri devono adottare per contrastare il vizio del fumo. Il quale, tra ricoveri in ospedale con assenze dai luoghi del lavoro, morti per malattie gravi, danni a persone per fumo passivo, va caricandosi di grandi responsabilità in fatto di costi umani, sociali e sanitari.

Ma se il fumo provoca tutto questo sconquasso, perché non vietarne produzione e vendita? si è chiesto qualcuno. A questa domanda, espressa anche nella precedente legislatura, quando al posto di Sirchia c’era Veronesi, intollerante verso le bionde quanto il suo successore, non v’è mai una risposta chiara. A Veronesi, detto per inciso, il presidente emerito della Corte costituzionale, Vincenzo Caianiello, rispose indirettamente con è "altamente immorale che lo Stato lucri 14mila miliardi l’anno sulla pelle dei cittadini".

Ora però la situazione appare diversa, anche se l’Italia e gli Stati dell’Unione continuano a ricavare sostanziosi balzelli dallo smercio di sigarette. E il loro impegno nella "lotta" al fumo si concreta disinvoltamente nel vietare e nel dissuadere. Col dubbio forse che tale strada non sia la migliore per debellare il fumo.

Ma tant’è. Cercando di capire i motivi per cui si consente tuttora il commercio del tabacco, vien da supporre che ciò sia dovuto o a un atto liberale ("paradossalmente" perché non legalizzare allora anche le droghe con l’avvertenza che uccidono?), o alla salvaguardia del posto di chi vi lavora, o alla tutela degli interessi economici delle compagnie private e degli enti pubblici interessati.

Sono ipotesi. Un fatto però è certo: la "confraternita" del tabacco è talmente forte da dettar legge o richiamare "rispetto". Come dimostra il film "La giuria", grazioso omaggio al settore. Tratto dall’omonimo romanzo di John Grisham, il lavoro ne ha stravolto l’impianto togliendo dal banco degli accusati una grande compagnia del tabacco per sostituirla con un consorzio di fabbricanti di armi.

Maurizio Testa

marzo 2004

 

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