Gli occhi di Tommy

I suoi occhi teneri ci fissano dallo schermo da alcuni giorni. Parlo di Tommy, il piccolino sottratto alle dolci carezze materne, per essere proiettato in un brutto film dell’orrore. E’ difficile mettersi nel cuore pulsante di paura di un bimbetto che subisce il crudele strappo senza neppure capire quello che gli accade intorno.

Stava accucciato nella culla come un uccellino nel suo nido; le palpebre, lentamente calavano sul sonno febbricitante. Ed ecco le grida che scheggiano la quiete della sua casa, le mani estranee che violentano il corpicino e il pianto della sua mamma che non è capace di difenderlo dagl’Orchi.

Che cosa sarà passato nell’animo di Tommy, mentre tutto il suo piccolo mondo d’affetti gli era sottratto con una crudeltà che non trova aggettivi per definirsi? E’ l’innocenza, tenera e confidente, di quegl’occhi, sporcata e violentata, che angoscia.

Io spero che orrore non si aggiunga ad orrore. Spero che gli spifferi atroci sul comportamento equivoco del padre non abbiano fondamento. Perché dovremmo pensare che l’Orco si nascondeva dietro il sorriso affettuoso di un papà. Questo davvero ripugna. Più di tutto. Dove potrà trovare riparo la fragilità di un bimbo se anche la sua casa è abitata dai lupi?

Tutti speriamo che una mano pietosa abbia coperto gli occhioni di Tommy perché non vedesse l’abisso. Tutti speriamo che abbia trovato, tra i rapitori, un cuore capace di prendersi cura dell’animo ferito, oltre che del corpicino fragile.

Forse il clamore attorno a questo caso, l’indignazione che invade anche gli animi più incalliti nelle carceri, spingerà i rapitori a liberare la piccola preda. Ma chi risarcirà Tommy dello sguardo chiaro con cui guardava la vita?Chi libererà il fratellino dall’angoscia di sentirsi colpevole per non essere stato lui, più grande e sano, ad essere portato via?

Solo una cosa potrà ripulire questa storia dall’orrore: le lacrime di pentimento degli aguzzini.

Certo, la pena, le sbarre, le belve isolate.La giustizia.

Per me, e credo anche per Tommy, però, non sono sufficienti. Ma questo è un altro discorso. Troppo complesso e lungo da affrontare.

Lia

16 marzo 2006

Parliamone