E' guerra

Dopo tante "parole per non dire", è stata detta e approvato quasi all'unanimità: guerra.

Ma, ancora una volta, infiorandola con parole, legittimandola in Parlamento.

Guerra lo era già un'ora dopo i fatti dell'11 settembre. Tutti, appena usciti dallo sbigottimento attonito, alle immagini di quel crollo: delle torri, della fiducia, dell'ottimismo, della credulità, del concetto di invulnerabilità così comodo… tutti, penso, ebbero quell'esplosione nel cuore, anche se pochi vollero subito identificarla: GUERRA.

Allora ecco le tante parole per non dire, per sentirsi in pace con se stessi, per non venire additati come portatori di altra morte.

Nessuno, a meno che non sia un folle, un fanatico, un criminale, un incosciente può esaltarsi e gioire, all'entrata in guerra. Guerre tante nel mondo, sempre e da sempre, ma così surreali quando non ci toccano da vicino…

Ma il dolore, l'assenza di domani nello sguardo dei bambini, in un paese martoriato da una guerra, è difficile da ignorare, se ti capita di incontrarlo: molti di noi finora attraverso uno schermo televisivo, altri prima di noi, madri e nonne, ancora se lo ricordano, negli occhi dei figli bambini, durante la seconda guerra mondiale.

Ora si sa che le armi sono diverse, più temibili e micidiali, ma la morte è sempre la stessa arriva e spesso è più pietosa che il sopravvivere con il niente dentro.

Eppure non c'è stata possibilità di scelta, dopo la dichiarazione di guerra dell'11 settembre: lì fu gettato il seme dell'inevitabile e quel terribile "niente" nello sguardo dei bambini.

Già ho avuto modo di dire che non credo nelle guerre di religione, guerre sante: religione e santità sono solo la divisa da cerimonia conservato sotto naftalina nell'armadio e indossata per l'occasione al posto dell'abito dai gomiti lisi. Le ragioni sono quasi sempre economiche. E poi ci sono i pazzi, dicono, ma in realtà così lucidi e determinati nelle loro strategie. Ogni mossa studiata e programmata e magari anche scritta e pubblicata e letta e studiata da chi di dovere…purtroppo ignorata, o sottovalutata da altri che avrebbero dovuto, allora, correre ai ripari.

Resta il fatto che il mio è parere di un semplice cittadino che riflette e magari esprime concetti troppo semplici, magari ingenui: ne sono consapevole. Ma se sono in grado di pensare, e tutti oggi lo sono, ho forse ancora il diritto di esprimere i pensieri: libertà, bene prezioso, vale anche una guerra per difenderla, anche se il dolore spezza il cuore di chi ha una coscienza e dei sentimenti e si sente in colpa per quello sguardo senza domani dei bambini.

Marzia Plumeri

novembre 2001

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