I regali di Natale
Ogni anno, i soliti discorsi dei giorni che precedono la vigilia : quest'anno niente regali, non ne voglio e non ne faccio. Solo ai bambini di casa: figli e nipotini. Poi alla fine ti ritrovi il 24 dicembre con una visita improvvisa di qualcuno che ti porta un pacchetto e ti obbliga ad affannarti nell'inventare in fretta un rimedio alla tua mancanza.
Soliti regali, spesso molto inutili. Basta il pensiero, è vero, ma di tanti piccoli pensieri, ormai privi di fantasia, ne metti insieme un mucchio che tanto piccolo non è.
Tradizione consumistica. Apoteosi del commercio e dei lustrini.
Un dono simboleggia affetto, ma perché solo in certe ricorrenze dell'anno? E soprattutto durante le feste di Natale?
E' probabile che la tradizione faccia riferimento ai doni portati al Bambino dai Magi e dai pastori. Ma l'anniversario festeggia proprio quel Bambino e il dono che fa di sé all'umanità: altro Dono, di ben altra portata. Semmai il nostro agli altri dovrebbe essere di maggior comprensione e amore. Può bastare un giorno, forzato dalla festività, a compensare un anno di disattenzione?
Tanti mesi di noncuranza e poi la corsa, semel in anno, con quel surrogato di amore che è il regalo per neutralizzare i sensi di colpa.
Ma non si può generalizzare. Niente riscalda il cuore quanto il calore di una famiglia unita intorno al Presepe, o all'albero ( meglio se ecologico) a scartare i doni che danno gioia a chi li riceve ma anche a chi li offre.
Eppure c'è chi non ha abeti luccicanti, né doni, né tantomeno cibo o coperte, nemmeno sogni o speranze. Niente, se non abbandono e sofferenza. Questo pensiero ci sfiora, ci rattrista, ci commuove, a volte, ma raramente, ci rende generosi, poi passa e va: lo ritroveremo al prossimo Natale.
Marzia Plumeridicembre 2001