Il confine
Esistono realtà diverse, ciascuno di noi vive la propria, a volte simile a quella di altri, mai uguale, altre volte nettamente separata da un confine invisibile ma tenace, trasparente ma opacizzato spesso dal nostro rifiuto o incapacità di guardare oltre, nel tentativo di capire. Qualcuno ha una maggior attenzione, forse una vista migliore, ma non al punto da sentirsi partecipe o quantomeno coinvolto. Esistono certo le eccezioni, ma ben rare, in alcuni casi poco genuine, con intenti forse inconsapevoli di strumentalizzazione e opportunismo. Non vorrei essere disfattista: c'è anche chi si sofferma sul ciglio di quel confine, forse sta attento a non oltrepassarlo, ma sa percepire la sofferenza delle diversità . La riconosce dolorosamente in se stesso, nella misura in cui ogni essere umano è fatto della stessa sostanza e capacità di sentimenti che nascono con lui e si modificano nel corso della vita per fattori che gli sono estranei, ma che lo coinvolgono e incanalano per strade diverse.
Esistono realtà dolorose e sconvolgenti, ci incollano al video e ci commuovono, proposte dai mass media, spesso falsate dall'esigenza di fare notizia e… quindi vendersi a curiosità in qualche caso morbose. Nella migliore delle ipotesi suscitano una partecipazione che non è vero coinvolgimento dei sentimenti, ma solo emozione del momento.
La nostra realtà è quella spicciola quotidiana e soggettiva, con le nostre miserie ( o comodità) e lacrime personali, a volte non ne restano da piangere per gli altri. Ma c'è anche disinteresse o indifferenza. O volontà di non guardare mai oltre il confine dove sta una diversa verità, forse per mancanza di coraggio, o timore di … sentirsi attratto.
Mi sono sempre proposta, nel rapporto con gli altri, di mettermi dalla loro parte e cercare di vedere con i loro occhi ( o non occhi, quando ho conosciuto e frequentato una persona non vedente) e tentare di vedere oltre la linea di confine, ponendomi dalla parte opposta alla mia, cercando di immedesimarmi e capire le ragione dell'altro. A volte presuntuosamente ho creduto di esserci riuscita. Ora so che non si può mai in modo totale. Come ciascuno ha una propria visione dei colori, così ha una propria capacità di sentimenti e una propria verità che non è detto sia più o meno vera di quella di altri.
Rifletto che molto determinanti nella formazione di un essere umano sono le figure di riferimento, formative per il suo divenire.
Al tempo della mia infanzia, avevo accanto un figura femminile molto importante ( non a tutti è dato di averla e quindi mi ritengo fortunata). Era una persona che sapeva dare incondizionatamente e lo faceva senza avvertirne alcun sacrificio. D'altra parte il suo modo di essere nasceva da una fede assoluta in Dio e da un'educazione molto cattolica che la proiettava totalmente verso un certo tipo di scelte: quindi netto confine fra il bene e il male, fra premio e castigo e così via. E quello era forse il suo limite, riscattato però da una semplicità e purezza di intenti. Era una donna semplice e con pochi studi, ma sapeva parlare per parabole e il messaggio arrivava preciso, scivolandoti dentro con dolcezza e senza forzature.
Ancora oggi che molti anni sono passati ( se ne andò ancora abbastanza giovane e forse negli ultimi tempi delusa e dubbiosa, proprio quando avrebbe avuto bisogno di maggiori certezze), mi accade di pensare a lei. E' incredibile come la sua immagine sofferente si sia così fissata nella mente della bambina che ero allora, tanto che perfino oggi mi succede di pensare a lei nei momenti di difficoltà.
Ma la vita ci cambia ugualmente. Pensieri,riflessioni, tentativo di capire, ricerca di sé ed esigenza di mettersi a confronto con gli altri. Quanto è totalizzante l'attitudine al pensare e quanto può privare della semplicità di essere e di gioire delle piccole cose così fondamentali? Il continuo pensare distrae? Impedisce di vivere la vita, nell'intento di analizzarla? Tempo sprecato? A quale verità ci porta? Sarà sempre una verità soggettiva, parziale, singola?
La verità assoluta è Dio e le altre singole verità saranno sempre imperfette. Il Dio che intendo è l' Assoluto senza interpretazioni o personificazioni. Preciso che mi ritengo cristiana, per quel Cristo che si fece crocifiggere e che riconosco in ogni innocente immolato o martirizzato, sia che si tratti di guerre, violenze o atroci malattie.
Quel Dio Assoluto non ha preferenze e non dà privilegi, non considera preghiere che valgano più, o meno, di altre. Non si pone mai da una o l'altra parte del confine: sono uguali il dolore o la rabbia, la violenza o la resa, l'amore o l'odio, uguali dalle due parti del confine.
Per me Dio è Origine. Così lo sento. Qualcuno può negare che ci sia stata un'origine? Origine del tutto. La notte e il giorno, la gioia e il dolore, l'amore e l'odio, il bene e il male. E non perché mi rifaccia alla filosofia del TAO di cui so anche abbastanza poco, ma per ciò che sento in me. E, per questo motivo, un amico, un monsignore, persona di elevata cultura, un giorno mi disse "Allora tu non sei cristiana… " Forse avrebbe dovuto dire "non sei cattolica", ma anche questo non è esatto perché per me le religioni tutte, come le verità, sono giuste e valide nella misura in cui c'è chi le professa e chi le crede. Quindi mi sta bene il cattolicesimo e mi sento, come ho già detto, cristiana.
Ma sto divagando. Torniamo al tema originale. A quel confine che divide realtà, verità, religioni, che poi è anche il confine fra bene e male, vero o presunto.
Molte volte ciò che è bene per l'uno diventa male per l' altro, dai piccoli fatti quotidiani alle grandi tragedie. Se due madri piangono la morte di un figlio al di qua o al di là di quel certo confine, valgono più le lacrime dell'una o quelle dell'altra? Soffre più la madre dell'omicida o quella della vittima?
Fra il bene e il male c'è un confine che tutti pensano di saper definire, ci sono regole scritte, religiose e morali e leggi degli uomini. E' giusto che ci siano. Ma il bene e il male hanno una stessa origine, se non esistesse l'uno non esisterebbe l'altro, nemmeno ne conosceremmo il significato e la differenza. E ciascuno di noi nasce con il seme di entrambi.
Penso che il più grande dono ricevuto dall'umanità sia stato quello della scelta . E' vero che spesso la scelta è condizionata dalle circostanze, o dal caso, o dall'ambiente, o dal contesto sociale e così all'infinito, ma è anche vero che nelle stesse circostanze, individui diversi si comporterebbero in modo diverso, per scelte diverse. C'è chi scappa e chi resta, chi rischia e chi è prudente, chi uccide e chi piuttosto che uccidere si farebbe uccidere. La scelta segna un confine?
Se così fosse, non dimentichiamo che il il confine è talmente sottile che basta appena una leggera oscillazione per trovarsi dall'altra parte.
Marzia Plumeri
aprile 2002